Cerchiamo di capire quali siano gli ambienti che “sussurrano” indicazioni di comportamento al Capo del Governo, Matteo Renzi

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È comparso sul Il Fatto Quotidiano del 29 maggio 2014 un omaggio, sentito, di Gianni Barbacetto all’amico giornalista, grande cronista, morto 15 anni fa, Marco Nozza, autore tra l’altro del libro “Il Pistarolo”, Il Saggiatore, Milano 2006. Il pistarolo (lui per primo) e il libro da lui scritto, sono pietre miliari della contro-informazione italiana. Quella contro-informazione mai inquinata da secondi fini se non la ricerca della verità, utile a salvaguardare la Repubblica e la convivenza civile  da “misure attive”, funzionali a doppi giochi e ai depistaggi criminali. Attraverso le considerazioni di Barbacetto è possibile accedere, per cerchi concentrici (impegnativi ma che consentono un sicuro procedere) a delle verità legate a quel metaforico shanghai che è la geo politica mondiale e statunitense in particolare. Questa ipotesi formativa (procedere, con prudenza, cerchio dopo cerchio, con il coraggio di chi vuole passare dal noto all’ignoto), è l’unica possibilità per arrivare a prevedere gli avvenimenti che potrebbero accadere e coinvolgere  la nostra fragile Italia. Anche e soprattutto da quando l’anziano professor Michael Ledeen si è messo a fare l’amico/consigliere di Matteo Renzi. Potrebbe interessare poco l’esistenza di questa relazione pericolosa se non fosse che gli Italiani (perennemente disinformati) hanno deciso di scegliere proprio Matteo Renzi come capo del Governo. Per l’esattezza, a Palazzo Chigi, ce lo ha messo Giorgio Napolitano (l’americano) e poi, a cose fatte, il 24% degli aventi diritto al voto hanno fatto la “bellezza” di investire Attanasio Cavallo Vanesio di una qualche legittimità.

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Legittimità di una minoranza ma, sempre qualcosa che ammanta di legale quanto sta accadendo. Come diceva un tempo Roberto Napoletano, direttore del Il Sole 24 Ore, è veramente imbarazzante da accettare e difficile da  digerire che l’Italia sia guidata da un tale personaggio stereotipato e macchiettistico. Ora che il guaio è fatto e che il disegno, abilmente prefigurato, fuori dai confini, a vantaggio di tutti, tranne che della nostra comunità, si comincia a delineare, uscire da questo periodo di ulteriore subalternità, sarà estremamente difficile. Ogni atto di messa in discussione delle modalità con cui, gli eredi – la butto, lì – ad esempio, del “Le Cercle”, (organizzazione transnazionale ideata e fondata, nel 1950, da Antoine Pinay e dall’animatore dell’Intelligence francese del dopo guerra, Jean Violet, think-tank d’origine francese ma che si riuniva, più volte l’anno, a Washington, DC,  a spese della CIA, anch’essa da poco nata), hanno deciso di “possederci”, trattandoci da cittadini sudditi dei loro disegni planetari e relegandoci, come Paese (da non far tornare mai più sovrano), in funzione subalterna, sarà una vera e propria, temo “sanguinosa”, conquista. Amici lettori, siatene certi, sarà un’ impresa epica rialzare la testa, divincolarsi, togliersi il “palo” che ci penetra fino nelle viscere. Fallo invasivo e dominante che alcuni (il 24% degli aventi diritto al voto) hanno scelto di farsi mettere, donne e uomini, giovani e anziani, compresi alcuni arzilli vecchietti entusiasti del giovanilistico Matteo Renzi, in tutti i luoghi di accoglienza atti, per conformazione anatomica, a riceverlo. La cosa peggiore in questo frangente è che non credo (se non per una piccola percentuale di quel 24%) che l’accoppiamento sia avvenuto per libera scelta, dettata da gusti sessuali. La scaltrezza e l’esperienza di alcuni, unite all’ingenuità e al dilettantismo innocente di altri, ci hanno precipitato nel burrone profondo e scosceso in cui ci troviamo mentre i più sono rimasti convinti che siamo in piena luce e che abbiamo finalmente un “occhio nuovo” (Prust) per “imboccare la via che non c’è … la via che nessuno mai imboccherebbe” (Parmenide). Temo che la delusione, quando quel 24% degli aventi diritto al voto, responsabili di questo perpetuarsi della dittatura dei partiti e delle lobbies, scoprirà che Renzi, non solo non sa chi siano Prust e Parmenide, ma che, da buon gattopardo, è lui lo strenuo difensore di interessi tutti delineati fuori dall’Italia, sarà ingestibile. Quando quel 24% scoprirà che Matteo Renzi, senza neanche sapere di esserlo, è una vera marionetta “conservatrice” dei privilegi delle caste, da sempre al potere in Italia, sarà spaventoso il contraccolpo e l’amarezza. Un po’ come quella provata da quei sei milioni di italiani, divenuti in una notte, nel 1994 “berlusconiani di ferro” ma che, passo dopo passo, hanno scoperto che, culo dopo culo, mafioso dopo mafioso, alla fine il grande statista era nelle mani scaltre di una signora napoletana con, al seguito, un cagnolino (innocente!) chiamato, Dudù.

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Questa volta, in totale sincerità, spero, per l’Italia, di sbagliarmi. La tragedia renziana e di tutto il coro delle giovinette e dei giovinetti che circondandolo, dicevo, ha origini lontane: cerchio dopo cerchio, dove quasi nessuno si aspetterebbe che abbia avuto inizio la resistibile ascesa di Attanasio Cavallo Vanesio Matteo Renzi, troveremo la mente di questa grande “misura attiva” fatta “su misura”, per quei cretini degli Italiani. Ve lo avrebbe potuto confermare una mente investigativa tipo quella di Marco Nozza che, però, con intelligenza superiore, ha deciso di eclissarsi per non assistere al devastante stupro di gruppo della nostra bella ragazza che ci intestardiamo a chiamare Italia. Ve la faranno vedere “loro”, l’Italia che svolta! Ve la faranno vedere proprio quelli che (chiamiamoli reaganiani e bushani di ferro), queste perversioni politico/sessuali le hanno già messe in atto in mezzo mondo. Il cerchio sufficientemente ampio che vi propongo di prendere in considerazione, comprende alcuni ricordi (un po di storia e un po di cronaca) relativi al periodo in cui, nella nazione più potente del Mondo, le danze le guidavano gli uomini del Presidente Ronald Reagan. Quelli stessi che lo avevano inventato, che lo avevano consigliato e che, infine, lo avevano consumato fino a quando non era stato più in grado di servire a niente. Lui sì, “rottamato” come è consuetudine fare in quell’America consumistica ed edonistica descritta da Upton Sinclair nel suo “Giungla”, sin dagli anni ’30.

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“… estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede”

Il primo cerchio narrativo/addestrativo è dedicato all’ascesa alla Casa Bianca di Ronald Reagan.

I brani che seguono e che descrivono quel periodo sono, per comodità, recuperati “saccheggiando” il lavoro di George B. Tindall e David E. Shi “La grande Storia dell’America” editato nel 1989.

Durante gli avvenimenti di questo primo periodo preso in considerazione, Michael Ledeen,l’uomo che sussurra consigli all’attuale Capo del Governo italiano, era già adulto e svolgeva attività professionali, per il Governo degli Stati Uniti d’America, tutte indirizzate, giustamente, a proteggere gli interessi di quel Paese. Nell’ambito del complesso e variegato mondo politico americano, Ledeen, all’approssimarsi delle elezioni del 1980 (quelle che sanciscono la vittoria di Reagan e danno inizio alla così detta “restaurazione reaganiana) era già un conservatore repubblicano quarantenne. Questo, per la pace della coscienza di tutti quelli che si sentono entusiasticamente di sinistra avendo votato PD; questo, perché nessuno possa dire, “non lo sapevo”o, peggio, “votando per Matteo Renzi pensavo di scegliere il partito dei progressisti, a favore delle donne, dei diritti civili, della giustizia sociale, della Pace, della tolleranza religiosa, delle diverse forme di gusti sessuali”. Matteo Renzi, lo ribadisco e me ne assumo la responsabilità e co essa i rischi, è, ormai, una creatura politica non libera. Anzi, ritengo, opportunamente consigliata, da un tipo molto, molto, molto, molto reazionario/reaganiano/bushano quale è stato ed, ancora è, Michael Ledeen.

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“… estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede”

Scrivo tutto questo perché, ora che ho certezza che il blog, con i suoi articoli, è dignitosamente indicizzato in Google, Yahoo, Bing  (anche Yandex, portale nato in Russia, come diremo in un post dedicato, ci ha scoperti e valorizzati), sono sicuro di non disperdere, inutilmente e velleitariamente, i miei sforzi rivolti, affettuosamente, all’amica Verità e al bene del nostro sgarrupato Paese. La rete è, per sempre. E questo mi è sufficiente per “rischiarmela”.

Leo Rugens

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“… estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede”

1°  puntata

“Con l’approssimarsi delle elezioni del 1980, i repubblicani aspettavano impazienti di sfidare il vacillante Carter. All’inizio pareva che Ronald Reagan il loro candidato,avesse ancora meno possibilità di carter quattro anni prima.Nato nel 1911, Reagan era cresciuto a Dixon, nell’Illinois. Un autentico ragazzo modello del Midwest, si era distinto alla scuola di catechismo, aveva corteggiato la figlia del predicatore e, quale membro della squadra di soccorso della città, aveva salvato ventisette persone. Nel piccolo Eureka College dell’Illinois era stato il capo della tifoseria locale.

Uscito dal college, Reagan, dopo aver lavorato alla radio come annunciatore e cronista sportivo, rivelando un carattere cordiale, si era trasferito all’Ovest in cerca di fama e di fortuna. Le aveva trovate entrambe a Hollywood. Sebbene non fosse mai diventato un divo di prima grandezza, aveva sposato una diva (Jane Wyman) da cui poi aveva divorziato ed era diventato il presidente della Screen Actors Guild, la corporazione degli attori dello schermo. Discepolo della politica del New Deal, Reagan aveva adottato nei suoi discorsi il tono fiducioso di Franklin Roosevelt e il suo accattivante sorriso, collaudati entrambi durante la seconda guerra mondiale quando aveva recitato in edificanti film patriottici. Ma, dopo la guerra, la sua carriera cinematografica era agli sgoccioli. Fortunatamente, però, la nuova industria televisiva gli aveva offerto una via d’uscita. Negli anni Cinquanta la General Electric lo aveva assunto per presentare il suo programma televisivo settimanale e per fare da portavoce della compagnia nelle varie località del paese.

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“… estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede”

In questo ruolo pubblicitario aveva avuto successo e, passando da una cittadina all’altra con la seconda moglie, la stellina Nancy Davis, propinando agli americani medi il medesimo rincuorante discorso da parte della General Electric, i valori sociali e politici di Reagan si erano trasformati. Abbandonato il progressismo alla New Deal, si era innamorato della classe dirigente imprenditoriale e della teoria del partito repubblicano secondo la quale l’eccessiva intrusione del governo soffocava la libera iniziativa. Nel 1964 Reagan era emerso alla ribalta della politica pronunciando un travolgente discorso a nome di Barry Goldwater alla convenzione  repubblicana.

Durante il periodo in cui era stato Governatore della California (1967-1975), aveva dimostrato un fervido attaccamento ai principi conservatori nonché un realismo politico che non escludeva il compromesso. Eppur, a metà degli anni Settanta, il marchio reaganiano di conservatorismo liberalista appariva ancora troppo estremista per un pubblico su scala nazionale, e i suoi incitamenti a “tornare alle cose essenziali” aveva provocato battute pungenti da parte dei giornalisti: “Ronald Reagan vuole farci tornare agli anni Cinquanta” scrisse un cronista. “Al 1950 in politica estera e al 1850 in politica economica e interna”.

Fine della prima puntata.

Le composizioni artistiche realizzate con solo alimenti, sono di Carl Warner – fotografo. Bravissimo!