Che fine ha fatto il Trattato di Amicizia, sottoscritto a Bengasi, il 30 agosto 2008, tra la Libia e l’Italia?

!6 febbraio 2015.

Ieri Silvio Berlusconi, che ancora non si decide a morire, dichiara di essere d’accordo a che qualche Italiano vada a farsi ammazzare in Libia. Nessuno che mi  sia  dato di conoscere, all’epoca dei fatti di cui ragiona il post a suo tempo pubblicato, prefigurava avvenimenti a poche settimane dopo. Chiedo oggi a voi  4 cortesi lettori  chi abbia chiaro cosa stia succedendo in Libia e contro chi andiamo a combattere? Cortesemente rileggete quanto scrivevo e non per narcisismo.berlusconi_gheddafi_grandi_amici

2 giugno 2014.

Scriveva Eraclito: “Chi è desto vive in un mondo unico e comune a tutti; chi dorme si ritira in un suo mondo particolare“. Ogni tanto, invecchiando, mi chiedo: “sogno o son desto?”

Mi è accaduto recentemente di dover consultare un fascicolo che avevo denominato,  prudentemente e con il solito pizzico di preveggenza (il dossier era stato istruito nel luglio 2008 poche settimane prima della firma dello storico trattato di Amicizia e Cooperazione tra la Libia e l’Italia), “La Libia dopo Gheddafi, dopo Berlusconi, dopo Guarguaglini”. Confrontate, cortesemente, le date con quanto poi è accaduto. Ovviamente, potete anche non credermi. Per me, fa lo stesso, perché in verità,  le cose sono  andate così come ve le racconto. Un, due e tre: fante, cavallo e re! Tutte e tre, fuori campo, entro pochi anni dalla previsione che mi era sembrato opportuno e facile fare. Questo, è ciò che conta. Il resto è una punta di vanità degli uomini a cui è capitato spesso di essere inascoltati.

Dentro al dossier, insieme alle solite notizie di fonte aperta, ho ritrovato l’informazione/indizio  che non riporto volutamente essendo lo spunto, da cui ero partito, un fatto di marginale significato per i più e, viceversa, elemento di previsione certa per me e i miei collaboratori del tempo. Glisso anche per il gusto che ancora provo a ricordarci, nella struttura allocata a San Lorenzo in Lucina,  persone capaci di esercitare “l’arte di estrarre dalla realtà quello che c’è ma non si vede” a differenza dei troppi che, “attaccando l’asino dove il padrone vuole“, difficilmente intra-vedevano al di là della punta delle scarpe. Il dettaglio/informazione/indizio che, di cui parlo, mi aveva consentito di prevedere, con assoluta certezza, la fine del gioco delle tre carte tra Silvio Berlusconi, Muammar al-Gheddafi e il gruppo di “costruttori/imprenditori” che ambivano mettere le mani sul bottino rappresentato dai cinque miliardi di dollari che gli accordi bilaterali prevedevano che l’Italia pagasse. Il trattato impegnava il nostro “colpevole” Paese, nei successivi 20 anni, a versare 250 milioni di dollari all’anno, di risarcimento alla Libia per i misfatti perpetuati durante il periodo coloniale. Per essere precisi, solo tre miliardi di dollari (2,35 miliardi di euro) era previsto che fossero girati a imprenditori italiani per la costruzione della autostrada costiera (1.700 chilometri) che doveva collegare Rass Ajdir – Imsaad. Che pappata!

abbuffata

Tutti disponibili a subire qualunque cosa dal dittatore Gheddafi pur di mettere le mani, estero su estero, su un bel gruzzolo, fonte di possibile “nero”. Si trattava di costruire una superstrada a due corsie più una di emergenza (per le autoambulanze, dico io visto come si è messa ora la situazione) in ciascuna direzione, comprensiva di ponti, incroci e attraversamenti, completa delle dotazioni di sicurezza. Altra pappata quella della sicurezza! L’arteria sarebbe andata dalla Tunisia all’Egitto. Quali geni della scenaristica geo politica mediterranea si annidavano, solerti, in quegli anni, alle spalle del nostro duce di turno, il cav. Silvio Berlusconi e di suo fratello Paolo? Possiamo un giorno, quando andrà in pensione, vederlo in faccia, questo analista d’intelligence che tutto il mondo ci invidia? Possiamo provare a chiedergli per chi lavorava, in realtà, in quegli anni ? Quale nostro competitore storico, nel Mediterraneo, secondo voi, attenti e specializzati lettori di questo blog, “coltivava” l’estensore dei rapporti che tanto hanno ingannato la nostra comunità? Chi rassicurava i nostri politici/affaristi sulla stabilità del regime libico/gheddafiano che “non appariva in alcun modo in discussione”? Chi affermava che non c’erano segnali di rigetto della persona di Gheddafi nell’opinione pubblica libica? Chi ha agito con leggerezza tale da consentire al Servizio di incorrere in uno dei flop maggiori della sua storia (in politica estera), bucando totalmente le informazioni rispetto alle rivoluzioni del Nord Africa e nel Maghreb? Come è possibile che (come  afferma  Piero Messina nel suo  libro – mai smentito – “Il cuore nero dei servizi”) poche settimane prima della rivolta in Tunisia e della crisi ancor più drammatica libica, i nostri analisti presentassero al COPASIR, focus rassicuranti sulla stabilità dell’area? Chi, tra i politici, consentì all’ammiraglio Bruno Branciforte, alla vigilia della riforma del 2007, con i licenziamenti e i prepensionamenti scattati nel servizio segreto militare, di far perdere, quasi totalmente, alla futura AISE, la sua capacità di analisi e di sensibilità in loco? Chi consentì a Branciforte di accecarci alla vigilia (in questo campo, tre/quattro anni, sono “un batter di ciglia”) di così importanti avvenimenti?

ghe_berlu

Torniamo al business che intanto, della sovranità e degli interessi dell’Italia e di un suo ruolo nel Mediterraneo e in Africa, non gliene frega un cazzo a nessuno. Mentre si decideva di depredare gli italiani, solo all’annuncio, di questi business, il 16/8/2010 alle ore 9.45, Milano Finanza, nelle sue notizie caldissime, evidenziava che gli accordi con la Libia spingevano, in alto, Impregilo e Astaldi. Tutti su di giri in Piazza Affari. Che pappate! Che fine ha fatto tutto questo? Che fine hanno fatto questi ciucci presuntuosi dotati di tali capacità di analisi da addirittura “pesare” la rapidità di quegli incassi previsti, vista la stabilità del regime e l’autorevolezza, sulla “cassa”, di cui disponeva (da buon dittatore) Gheddafi? Avevano ragione quei giornalisti specializzati (in realtà era una giornalista, tale F.G . di cui riporto solo le iniziali per una forma estrema di pudore nello sfottimento che si merita) intendendo, però, quando alludevano ad una cassa sicura, a quella “da morto” per Gheddafi!

In quegli stessi giorni, agosto 2010, mentre era atteso a Roma “il re dei re”, tende e corani annessi, le polemiche giornalistiche si spostarono su altro per motivi che ancora mi sfuggono: l’Unità in testa, richiama l’attenzione sui rapporti d’affari “televisivi”, tra il solito Silvio Berlusconi e il solito Tarak Ben Ammar. I giornali sono tutti interessati a gossip su scambi d’affari “multimediali” con Gheddafi che dovevano passare per NessmaTV e PrimaTV. In quei giorni, troviamo il solito avvocato Ghedini impegnato a smentire. “Becchime per i polli”, direbbe l’americano Michael Ledeen. Avendo, anche questa volta, lui che se ne intende, ragione.

Che fine ha fatto tutto questo?

Leo Rugens