Pieczenik, un americano a Roma (per tacer di Leeden e Kissinger)

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Steve Pieczenik non è un uomo qualunque, come del resto non lo sono Michael Leeden o Henry Kissinger (di recente, come anticipato, in visita a Roma).

Innanzitutto sono cittadini americani di ambiente conservatore che hanno per l’Italia una passione smodata, a giudicare da quanto tempo hanno trascorso nel Paese, facendosi troppo spesso i cazzi nostri, a volte invitati dalle istituzioni, a volte da privati cittadini (da Giovanni Agnelli a Matteo Renzi) e per i più svariati motivi.

Steve Pieczenik è una delle figure che la studiosa Stefania Limiti ha messo da tempo al centro della trama che ha cambiato più di tutte la storia del Paese, l’omicidio Moro:

Quando venne in Italia, qualche giorno dopo il rapimento di Aldo Moro, come esperto di terrorismo del Dipartimento di Stato americano, incaricato da Kissinger di costruire la prima cellula antiterrorista degli Usa (si veda su di lui quanto scrivono Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato in “Doveva morire”, Chiarelettere 2008) aveva il compito di gestire la trattativa (mai aperta) con le Brigate Rosse per la liberazione del presidente della Dc.
Lavorò nelle stanze del ministero degli Interni per giorni – lui disse di esser ripartito all’incirca quattro settimane dopo l’arrivo, quindi fino alla scoperta della prigione-covo di via Gradoli e alla messa in scena del finto comunicato sul lago della Duchessa che lui contribuisce ad ideare come prova generale della morte di Moro.
Ammise poi, con Emmanuel Amara, giornalista francese, autore di “Abbiamo ucciso Aldo Moro”, prima ancora aveva fatto pesanti confessioni allo scrittore Robert Katz, di aver “messo in atto la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Aldo Moro al fine di stabilizzare la situazione in Italia”.
Pieczenik, dunque, può essere considerato a tutti gli effetti tra i protagonisti del Golpe di via Fani, inviato dai capi dell’operazione che ha segnato per sempre la storia italiana. Evidentemente, quelle stesse forze non hanno mai smesso di muoversi e di usare le armi sottili della persuasione psicologica, proprio come accadde durante i 55 giorni, quando Pieczenik, come lui racconta, cercò di fare in modo che le Br decidessero la fine di Moro: “la mia strategia era: ‘sono io a decidere che dovete ucciderlo e a vostre spese” (vedi post originale).

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Steve Pieczenik, come ci racconta ancora Stefania Limiti, è l’uomo che ha cercato di fare diventare qualcuno (contro Obama) il generale Petraeus, il quale, purtroppo per lui, da capo della CIA, pensava più alla figa che alla sicurezza del Paese, e per questo l’ha pagata duramente.

Oggi, 5 giugno 2014, su segnalazione di SC, leggiamo con soddisfazione che Steve Pieczenik è stato chiamato da un tribunale della Florida a rispondere del comportamento tenuto durante il sequestro Moro. Ragione di ciò un Obama determinato a fare i conti con questo abile tramatore, la cui stella forse smetterà di brillare una buona volta. Grazie Mr. President dell’iniziativa e grazie ancora SC di avercelo segnalato, sapendo quanto a cuore ci stia l’affaire Moro.

Per completezza segnalo che in contemporanea alla segnalazione di SC, compariva la traduzione della notizia originale (vedi qui) nel sito osservatorioglobale.it, corredata da un lungo commento di Pino Cabras.

Oreste Grani