Non abbiamo niente contro la Francia e la sua politica estera. Siamo solo imbarazzati per gli “sganassoni” che l’Italia continua prendere dai “gallocugini”

Asterix

Da quanto scrivo in questo blog si potrebbe dedurre che sia particolarmente ostile al comportamento delle autorità francesi nei confronti del nostro sgangherato paese. Motivi ci sarebbero per avercela con la Francia. Certamente per la questione dell’Hyperion e del terrorismo brigatista fino alla protezione di Cesare Battisti che senza la complicità delle autorità francesi non sarebbe mai potuto fuggire in Brasile; altrettanto per Ustica e l’esecuzione del Generale Licio Giorgieri eseguita dopo che la terrorista Claudia Gioia lo scelse cinicamente e con sorprendente abilità tra i tanti possibili, come obiettivo da colpire;  finendo alla eliminazione della classe dirigente libica favorevole a fare “impicci” con l’Italia. Dicevo che potrei sembrare quasi rancoroso. Non è così. Non ho nessun sentimento genericamente ostile contro i francesi, né come popolo (sarebbe un’idiozia), né come classe dirigente. I francesi sanno fare gli interessi della Francia. Punto e basta. Sono gli Italiani (politici e “altro”) che non sanno fare altrettanto per la loro Patria. Anzi, spesso, gli italiani sembrano essere senza “bandiera”, vittime di tutte le seduzioni che le intelligenze francesi sanno attuare. Con spietatezza e avendo sempre ben chiara la (loro) salute pubblica e la (loro) conseguente ragion di stato. In gioventù, in molti, mi hanno considerato, in quanto pacciardiano, anche un gollista. Semplificazioni! Certamente sono stato “invidioso” della Repubblica confinante per come, grazie a Charles De Gaulle e alla sua visione, si proponeva, sempre e per prima, la finalità, di avere una politica estera. Senza la quale per uno Stato tutto diventa difficile e incomprensibile.

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A volte, comunque, può accadere che le cose si complichino eccessivamente proprio perché si ha, come nazione, una visione, diciamo, esuberante, in politica estera. Ma, almeno, si è vivi. Sono i tipi di guai che, ad esempio, la Francia si era andata a cercare, anni fa, in Canada, nel Québec francofono. Un gran lavoro a forte connotazione terroristica e con fiumi di soldi illegali che lo SDECE (oggi DGSE) mise in campo per cercare di destabilizzare il Canada di Pierre Trudeau. Comunque, acqua passata con il premier canadese che non mollò. Alla illegalità messa in campo dallo SDECE (attentati, rapimenti), i canadesi, coperti da Trudeau, risposero con altrettanta durezza e “illegalità”. Partirono “sacrosante messe in mezzo” (finti attentati e ritrovamenti di esplosivi da attribuire ai separatisti francofoni) fino a quando la Royal Canadian Mounted Police non riuscì ad arrestare il regista di tutta la destabilizzazione francese in Québec, Philippe Rossillon. Parigi lo sconfessa ma quando dopo la detenzione, Rossillon rientra in Francia, torna al servizio diretto di De Gaulle e viene messo a capo della Commissione responsabile della diffusione della lingua francese nel mondo. La storia dell’operazione “ASCOT” (così si chiamava la pretesa di innescare il separatismo in Canada) è molto più lunga e ci teniamo il racconto per un’altra volta. Oggi, per motivi contingenti, mi tolgo lo sfizio di ricordare, ai pochi e attenti lettori di Leo Rugens, che spesso, sono i fratelli o le sorelle, i mariti o le mogli (parenti stretti, in somma) di personaggi famosi ad essere al servizio dei “servizi”. Come il caso di Gérard Royal, fratello della più nota Ségolène, che guidò la spedizione tragica contro la nave Rainbow di Greenpeace impegnata in un’azione di protesta contro i test nucleari francesi limitrofi all’isola di Mururoa. La signora era allora la consigliera di fiducia del Presidente François Mitterrand che, per ammissione del Direttore dello SDECE del tempo, ammiraglio Pierre Lacoste, diede lui personalmente l’ordine d’attacco. Se i servizi segreti neozelandesi non avessero, con grande abilità, trovato le impronte digitali, del fratello della celebre signora, sul gommone utilizzato per l’operazione, forse la carriera politica della Royal avrebbe avuto, anche recentemente, un’atro sbocco. A volte cercare il “fratello” invece della solita “femme” fa risolvere un caso. A meno che non si operi in Italia dove se uno è anche un tipo certamente coinvolto in traffici illeciti, ma è il fratello di “qualcuna”, nessuno ha niente da ridire.

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Finché dura.

Oreste Grani/Leo Rugens

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