Lo stile di vita frugale, la scelta della non violenza, potrebbero fare la differenza in queste ore a casa Bergoglio

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L’ebreo Shimon Peres, il palestinese Abu Mazen, testimone il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I sono stati ospiti di Papa Francesco e della sua casa. In questo frangente storico, per le scelte culturali fatte da Bergoglio, lo Stato Vaticano si prepara a divenire il luogo di Pace più autorevole dell’intero Mondo.

Todo cambia e la sede da cui, nei secoli, si sono promosse “crociate” grondanti di sangue, oggi appare l’unico fazzoletto di terra che potrebbe accogliere e proteggere l’embrione di uno realtà geo politica capace di dare convivenza a due popoli ancora bellicosi ma che cominciano a mostrare di essere stanchi di tanta tormentata esistenza. Il Papa gesuita/francescano, nella recente visita in “Terra Santa”, ha dovuto rapportarsi con più muri: alcuni antichi altri, ingiustamente e dolorosamente, eretti da poco. Nel Muro antico, in una fessura, il Papa ha lasciato parole scritte riponendo una lettera, sotto gli occhi di tutto il mondo divenuto testimone del gesto. Altre parole lo attendevano scritte sul muro, altissimo, eretto da pochi anni, dalle autorità israeliane, da giovani palestinesi, pochi minuti prima che Lui, fermandosi inaspettatamente, le potesse leggere. Il tentativo di scrivere slogan, i patrioti palestinesi, lo avevano (ingenuamente) fatto la sera prima, consentendo così alla sicurezza israeliana vigile di intervenire intorno a mezzanotte e cancellare l’ultimo disperato tentativo di dialogo diretto con il “cristiano” in visita. Gli autori delle scritte, forse, sono quel tipo di giovane palestinese che stanco della tragedia che non finisce, non si fida più di nessuno, compreso le autorità che formalmente lo rappresentano. Compiuto il tentativo estremo di dire la loro sul bisogno assoluto di Diritti e di Pace, i giovani coraggiosi sono stati premiati dal più efficiente servizio segreto del mondo che non è il Mossad, come tutti ritengono, ma quello vaticano formatosi alla scuola di Padre Robert Graham. Infatti, il Papa, inaspettatamente (!), si è fermato proprio dove quei giovani  avevano, pochi minuti, prima “graffittato”, nuovamente, i loro pensieri.

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Veniamo all’invito che il saggio gesuita/francescano argentino ha saputo rivolgere al momento  opportuno ai due possibili protagonisti di un dialogo di pace. Ho già scritto, in questo blog, dell’ammirazione di Ben Gurion per Gandhi; ammirazione di un guerriero per un apostolo della non violenza. Ho già scritto dell’ammirazione di Shimon Peres per il grande “frugale” condottiero Ben Gurion. Scrivo oggi di quanto Ben Gurion fosse impressionato dalla capacità di Gandhi di guidare con l’esempio. Per Ben Gurion, il comando lecito e autorevole era basato sulla capacità di mostrare al proprio popolo, con azioni esemplari, cosa si dovesse fare. Il come era tassativamente implicito nella scelta di essere per la propria gente totalmente indifferente al potere per trarne profitti personali. Per Ben Gurion era estremamente importante che un leader prendesse le distanze dalla ricchezza e dalla vita facile. Questo, altrettanto, era evidente e sostanziale in Gandhi e nelle sue scelte strategiche. Questo è ciò che oggi è sotto gli occhi di tutto il Mondo per quanto riguarda Papa Francesco. A Shimon Peres, ormai anziano, la lezione dell’ammirazione del Padre della Patria israeliana, Ben Gurion, per la strategia non violenta, è ancora chiarissima; così la stima che dimostra avere per il “cristiano/gandiano/francescano” Papa Bergoglio. Manca all’appello il palestinese Abu Mazen che poteva risparmiarsi il recente patto politico culturale con i criminali di Hamas e l’ammirazione (per tutta la vita) manifestata per  miliardario (in petrodollari) ing. Yasser Arafat, alias  Mr. Palestine, alias Abu Ammar, fondatore di Al Fatah, Presidente dell’Olp, morto tanto ricco che, per alcuni giorni, non lo si poteva far morire  secondo tempi naturali tanto erano complesse le procedure finanziarie relative ai capitali che dovevano essere trasferiti e nuovamente allocati dopo la sua morte. Soldi accumulati negli stessi anni in cui il suo popolo viveva in condizioni miserevoli e mentre i potenti della Terra pagavano all’Olp una strana tassa/pizzo per essere lasciati in pace da terroristi, a pieno tempo organizzati, sotto varie sigle. Comunque, seguendo l’indicazione di Papa Francesco, proviamo a dimenticare che Abu Mazen fu il numero due di Arafat. Un primo miracolo è avvenuto: sono stati tutti è tre a Roma nella “casa” (frugale) di Papa Francesco. L’ebreo e il palestinese, si sono anche abbracciati sotto gli occhi del Mondo. Aspettiamo il secondo  miracolo.

Oreste Grani