Ripartiamo dai porti per liberare l’Italia dal malaffare politico e dalla criminalità organizzata. Il M5S vince nei comuni strategici di Civitavecchia e di Livorno

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Dopo decenni di “faccio come cazzo mi pare” dell’oligarca ex comunista bersaniano/dalemiano di ferro ormai straricco Pietro Tidei e della sua famiglia, una area strategica per la Sicurezza Nazionale quale il Comune di Civitavecchia e il suo porto (2.500.000 di passeggeri vi sbarcano ogni anno), verranno amministrati dal sindaco Antonio Cozzolino. Rivelo oggi agli amici lettori di Leo Rugens che se Pietro Tidei fosse stato riconfermato alla guida di Civitavecchia avevo deciso di lasciarmi morire di inedia. Che, per un goloso quale notoriamente sono,sarebbe stata una vera morte straziante. L’esponente del M5S ha vinto e sicuramente, non risultato asservito a interessi lontani da quelli che è legittimo vengano coltivati lungo le coste e gli approdi italiani, farà il bene della sua comunità e della malandata Italietta. Sinergico a quello di Civitavecchia c’è, limitrofo, il Comune di Pomezia, da mesi retto, anch’esso, da un sindaco a 5 Stelle, Fabio Pucci.

L’opportunità di avere territori liberati contestualmente dalla malversazione e dallo strapotere della criminalità internazionale che li minaccia costantemente, è la condizione, area per area, tessera del domino dopo tessera del domino, di far risorgere il Paese. Più a nord, lungo la costa tirrenica, la città di Livorno con il suo antichissimo porto, si prepara, grazie al risultato elettorale di ieri (Filippo Nogarin M5S è il nuovo sindaco), a voltare pagina e, in una visione finalmente sistemica, farsi ponte “intelligente” verso il cuore del problema dell’Italia centro settentrionale che è la condizione in cui si vuole lasciare La Spezia, il suo porto l’eccellenza civile/militare e ciò che rimane dell’Oto Melara. La Spezia inoltre è in corridoio logistico con Parma, città anch’essa governata da un sindaco “a 5 stelle”. Inceneritore o meno che dir si voglia, discussioni con Grillo o meno, il sindaco di Parma, è persona centomila volte migliore dell’ultimo degli esponenti di quella banda di termiti che si erano annidate a Parma, prima dell’elezione di Pizzarotti. Insetti voraci che, come è notorio grazie agli atti giudiziari resi pubblici, provenendo anche da Roma, come nel caso dell’ing. Cristiano Costanzo, già dirigente della tormentata giunta del Lazio guidata da Francesco Storace e fatto “salire” appositamente per l’esperienze maturate nella gestione della cosa pubblica laziale, si preparavano a papparsi la città famosa nel mondo non solo per la Certosa ma anche e soprattutto per “prosciutto”.

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Con questi presupposti logistici e strategici, i sindaci neo eletti e quelli di maggiore esperienza del M5S, si potrebbero dedicare, oltre ad amministrare con parsimonia e lungimiranza le città a loro affidate, anche a ragionare su tutto il sistema portuale tirrenico  fino ad Imperia, Savona, Ventimiglia. Ovviamente senza trascurare Genova e la sua funzione di snodo verso il nord Europa. Anche perché, ingabbiati i vari Scajola, Caltagirone Bellavista, Berneschi e depotenziati i Bertone, i Bagnasco e i Burlando, tutta la Liguria, grazie al fatto che le palanche sono finite, potrebbe partecipare a questo “brainstorming” di cittadini onesti in cerca di una soluzione per rendere sicuri i nostri porti e con essi l’andare e venire delle merci e delle persone. Cioè, sostanzialmente, la vita stessa dell’Italia e del nostro Mediterraneo.

Leo Rugens

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CIVITAVECCHIA: TIDEI SI È DIMESSO MA IL PORTO È ANCORA IN BALIA DEI DISONESTI E DEL DESTINO

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Cari e affezionati lettori, è ora di dirlo: sono un “cartomante” e non è vero che, per anni (oltre quaranta, cioè da quando mi assunse, per 60.000 lire al mese, in O.P. “Osservatorio Politico internazionale”, l’insuperato Carmine Pecorelli) mi sono addestrato a delineare scenari geo politici e a fare previsioni. Non è vero che ho dedicato tutta la mia vita a “raffinare” la Macchina del Tempo di cui spesso vi ho parlato. Mi andava di raccontarvi questo “segreto”, di cui mi vergogno, prima che qualcuno, scoprendomi, emulo del perfido Amalek, mi sputtanasse nel Web. Sono in realtà, quindi, un giocatore di carte che si diletta con “il libro illustrato del diavolo” e che ne ha appreso l’uso divinatorio. Sono un banale “cartomante” non un sapiente utilizzatore dei Tarocchi, realtà con alto valore simbolico ed ermetico che è lontana dalle mie abilità. Tanto meno so usare le carte con riferimenti esoterici. Le carte, quelle che tutti conoscono (fiori, quadri, cuori, picche), non hanno in realtà nessun significato se non arbitrario, e non si fondano su alcun elemento simbolico oggettivo. Le carte si collocano così nel dominio profano, mentre, i tarocchi, che dispensano un insegnamento spirituale, in quello sacro. Come sapete, per tornare alle carte che uso per “tirare la giornata”, si portano dietro espressioni popolari del tipo: “avere tutte le carte in mano”, “avere carta bianca”,”mettere le carte in tavola”. Deve essere successo così che, abilmente miscelando questi tre detti popolari, avevo previsto l’implosione del comitato d’affari che per decenni si era organizzato intorno al “succulento” e strategico Porto di Civitavecchia.

Oreste Grani

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Civitavecchia, “guerra” sul fronte del porto: il sindaco si dimette dopo 18 mesi Pietro Tidei

Loredana Di Cesare

Giù le mani dal porto.

A Civitavecchia esplode la lotta politica, tutta interna al centrosinistra, che si conclude con le dimissioni del sindaco, Pietro Tidei . La faida, che a un primo sguardo sembra essere una storia di ordinaria amministrazione comunale, nasconde un ben più complesso schema di equilibri che ha come nodo centrale lo scalo della città, tra i più importanti d’Italia: sono gli interessi del porto e non il programma politico il vero motivo di conflitto che porterà la città al voto a soli 18 mesi dalle ultime elezioni amministrative.

Larghe intese

I protagonisti dello scontro: da una parte c’è Enrico Luciani, vicesindaco di Sel, dall’altra Tidei, al suo terzo mandato da primo cittadino. A manovrare, in mezzo, un altro noto protagonista della vita politica della città, Gianni Moscherini, leader del Pdl, ex sindaco ed ex presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia. Siamo di fronte alle larghe intese in senso contrario: Sel e Pdl – 16 consiglieri incluso il capogruppo del Pd – si alleano per far cadere la giunta. Come se non bastasse, è proprio Sel ad accusare Tidei di aver tentato di fare un accordo con il Pdl.

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La vendetta di Moscherini

Moscherini alle ultime amministrative del maggio 2012, viene sconfitto dal suo nemico storico, Pietro Tidei e aspetta un anno per sferrargli il colpo mortale. Tidei nel frattempo si dimette da parlamentare – dopo una dura polemica con Mario Adinolfi, suo subentrante – per concentrarsi sull’amministrazione della città. Ma i mal di pancia di Luciani forniscono a Moscherini l’occasione che aspettava da tempo. Il capogruppo del centrodestra chiama a raccolta 16 consiglieri comunali: i “suoi” del centrodestra più quelli di Sel, quelli di “Ritorno al futuro” (lista che sosteneva il sindaco) e il capogruppo del Pd. Insieme firmano un documento per sfiduciare il primo cittadino. È un vero caos che si manifesta con scambi d’accuse e veleni: secondo il Partito democratico, Sel avrebbe fatto asse con il centrodestra per farlo cadere. Sel, per tutta risposta, muove la stessa accusa a Tidei, cioè di aver tentato la strada delle larghe intese con il Pdl. Luciani rilancia: “Il sindaco voleva farci fuori e la dimostrazione è l’accordo non riuscito con Moscherini tentato il giorno prima dell’ultimo consiglio comunale”.

La partita sull’acqua pubblica

Il sindaco non ha più i numeri per andare avanti e sarebbe stata una sua telefonata con Moscherini, in cui Tidei chiede sostegno al Pdl per proseguire il mandato, a montare l’ira di Luciani. Ha bisogno di 4 voti per non cadere e li chiede al suo nemico di sempre. Sel è contraria al programma della maggioranza e diserta da giorni tutte le riunioni. “Stiamo protestando – fanno sapere da Sel – contro la politica personale del governatore di Civitavecchia. Questa città deve essere de-tideizzata”. I malumori nei confronti di Tidei sono molteplici. Per Sel l’ormai ex sindaco non rispetta il programma e, per la precisione, l’accusa di Luciani riguarda il progetto sull’acqua pubblica: il partito guidato da Nichi Vendola voleva una gestione pubblica ma, in forza di una sentenza del Consiglio di Stato, il servizio è stato affidato ad Acea. Il sindaco del Pd è all’angolo: “Dove sono i suoi impegni in favore dell’acqua pubblica? – chiede Luciani – Non ha rispettato gli accordi e noi l’abbiamo mandato a casa”.

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Fronte del porto

Oltre che per l’acqua pubblica, però, il cuore di Luciani batte soprattutto per il porto: oltre ad essere il capogruppo di Sel, infatti, è anche il presidente della Compagnia portuale di Civitavecchia. Ed ecco che la battaglia politica si sposta su un altro terreno: quello economico. Il punto su cui saltano gli equilibri nel centrosinistra è proprio la gestione del porto: secondo Luciani, il sindaco se ne vuole impossessare. Un tentativo in atto da mesi che ha il suo apice nel momento in cui un giovane consigliere comunale del Pd Stefano Giannini, lancia una serie di accuse contro Pasquale Monti, presidente dell’Authority di Civitavecchia. Giannini rileva una decrescita dei traffici del 25 per cento. I comunicati del consigliere scatenano la furia di Luciani perché sferrano un attacco alla sua creatura. E qui il leader di Sel rivela la sua doppia natura: politica e portuale. “Non permetto – dice l’ex vice sindaco – che un ragazzino sciorini cifre senza sapere di cosa si sta parlando: è chiaro che dietro l’operazione di Giannini c’è il sindaco. Abbiamo bloccato l’azione di Tidei volta a gettare discredito sull’operato dei portuali”.

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Si torna al voto

Un sistema di vasi comunicanti che dal porto si versano sull’amministrazione del Comune laziale e viceversa. Tanti, troppi gli interessi economici che ruotano intorno all’indotto, che sgretolano la maggioranza e sfociano nella decisione di Tidei di dimettersi dopo soli 18 mesi di mandato: “Mi dimetto, impossibile andare avanti con questo clima”.
 Dopo appena un anno e mezzo dalle ultime elezioni, Civitavecchia, presto commissariata, tornerà al voto.

Il Fatto Quotidiano, 27.11.13

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