Sin dai tempi di Mosè, la buona amministrazione si avvale di giudici e di un corpo di polizia

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Come sapete il MOSE, che tanti guai sta per procurare ai pubblici amministratori infedeli italiani, prende il nome da Mosè che con le acque, si dice, avesse dimestichezza. Non so se questo fosse vero ma, sicuramente, da capo del popolo ebraico, Mosè, era un mediocre amministratore e ne era consapevole. Mancava di intuizione per quando riguardava l’organizzazione di una comunità. Per questo fece chiamare un esperto straniero che si chiamava Ietro (è nelle Sacre scritture) perché gli insegnasse le regole dell’amministrazione.

Ietro gli disse: “Nomina qualcuno e incaricalo di inquadrare mille persone. Costui nominerà un responsabile ogni cento persone, che, a sua volta, sceglierà un responsabile ogni dieci persone. In questo modo inizierà il tuo governo delle cose.Poi nominerai dei giudici e un’unità di polizia”.

Giudici e polizia, da migliaia d’anni! E Mosè, ancora nel deserto, cominciò a guidare il suo popolo efficacemente. “Questo è – diceva Shimon Peres, nel 1987, in un colloquio con Jean-Jacques Servan Schreiber – per quanto ne so io, il primo riferimento all’arte dell’amministrazione che si trovi nei grandi testi”. Polizia e giudici. Riflettete, cari ed attenti lettori.

Leo Rugens