“Berlinguer è nostro”, gridano i neo comunisti organizzati intorno al democristiano Matteo Renzi nel trentennale della morte

Pio La Torre-Berlinguer

“Berlinguer è nostro”, gridano i neo comunisti organizzati intorno al democristiano Matteo Renzi nel trentennale della morte. “La battaglia contro la mafia l’abbiamo fatta sempre noi in Sicilia e nel resto del Paese”, affermano, convinti, i neo comunisti organizzati intorno al democristiano Matteo Renzi, ignorando (spero in buona fede) che il partito della mafia – ufficialmente –  è stato, per decenni, proprio la Democrazia  Cristiana.

Incuriosito, rimango in attesa che rivendichino, fra i loro eroi caduti, Pio La Torre, rimuovendo che l’esponente di grande spessore morale del PCI fu il maggior protagonista della battaglia contro l’istallazione dei missili americani a Comiso, in Sicilia. Sarebbe opportuno, prima di dover ascoltare qualche gracchiante disinformato esponente del PD/Partito Democristiano sostenere che Pio La Torre era uno dei loro, ricordare che il dirigente del PCI fu trucidato insieme al suo autista, Rosario Di Salvo, il 30 aprile del1982 all’interno di dinamiche internazionali relative ad una complessa “sezione” del Grande Gioco di cui le amministrazioni Usa dell’epoca erano certamente protagoniste. Basterà guardare le date delle morti intorno a queste vicende e si capirà che prima di fare bruttissime figure è opportuno informarsi e approfondire chi fece cosa e chi lasciò fare cosa. In particolare se venisse in mente a Matteo Renzi di ricordare (tardivamente perché il 30 aprile è già, per fortuna loro, passato) il compagno La Torre, sarebbe opportuno che prima chiedesse al suo solito amico e consigliere strategico, Michael Ledeen, onnipresente e super informato, da 40 anni, delle vicende di politica estera USA. In una bignamesca lezione che l’Amerikano potrebbe fargli, Matteo Renzi e il suo entourage, apprenderebbero che soprattutto Comiso e i suoi missili strategici (come ben ricostruisce Stefania Limiti nel già citato “Doppio Livello” Chiarelettere), erano il vero motivo del perdurare dell’intreccio stato italiano/usa/mafia in Italia e in particolare in Sicilia.  A quella data (primi ’80), il PCI aveva già deciso di fare “pippa” sulla questione della NATO e della divisione permanente del Mondo in sfere di influenza (USA – URSS) nate a Yalta.

Comiso-no-ai-missili

Ritengo che sia almeno imbarazzante per il Capo del Governo italiano e per i più stretti collaboratori fare riferimento ad avvenimenti che vedono coinvolti gli album di famiglia (DC/PCI) senza averne chiare le dinamiche. Potrebbe succedere di tutto, compreso che il Presidente Barack Obama, negli oltre due anni che gli rimangono di pieni poteri, si tolga lo sfizio di far sapere al mondo chi comandava in Italia, residenti che fossero in Via Veneto o al Consolato USA di Palermo. Così come pochi giorni fa, per vero e disinteressato affetto verso la nostra bellissima e traumatizzata Patria, il Presidente degli Stati Uniti d’America, si è fatto rodere il chiccherone è ha messo in moto il meccanismo per svelare le responsabilità del ex agente d’influenza Steve Pieczenic nell’affare Moro, potrebbe succedere che il Capo supremo delle Forza Armate americane  decida che il mondo debba sapere quali siano state le responsabilità della sua amministrazione (in realtà, all’epoca, i furbacchioni, erano tutti repubblicani) in quelle losche vicende italiane. E allora sarebbe inopportuno farsi vedere in giro con certa gente. Difficile poi venirci a dire “non ne sapevo niente”.

Pio La Torre

Noi, infatti, per puro spirito di servizio, doveroso verso l’Istituzione della Presidenza del Consiglio (non quindi, sia chiaro, per simpatia personale verso Matteo Renzi che non proviamo), come avremmo avvisato Silvio Berlusconi di non frequentare Lele Mora o Lavitola il socialista, lo avvertiamo che sarebbe opportuno dividere la propria sorte da quella di vecchi arnesi legati agli ambienti politici più reazionari che si siano mai avuti nella storia degli Stati Uniti d’America. In più, è giusto dirlo ai lettori di Leo Rugens, Ledeen è un uomo intellettualmente molto sofisticato tanto da aver ragionato, ai suoi tempi, da pari a pari, con lo storico Renzo De Felice. Renzo non Renzi, con cui il colto ed esperto Michael Ledeen ci gioca a palla. E dove Renzi è la palla.

Noi, visto quanto ci prende, nelle previsioni “giudiziarie”, Leo Rugens o, più semplicemente, quanto porta sfiga, a frequentare certi ambienti, ci penseremmo due volte.

Leo Rugens