È la prima volta che accade nell’informatica: Computer si finge persona e passa il test di Alan Mathison Turing

Alan-Turing

Questo è un messaggio ai naviganti, consapevoli o meno di quanto siano costate le ricerche e le scoperte scientifiche che, passo dopo passo, vi hanno portato a poter dire (lo fate quasi tutti) imprecando, “come è lento oggi il computer” o peggio, “oggi la rete non funziona”, solo perché, povera amica nostra, incespica per pochi millesimi di secondo. Oggi, ingrati senza amore e pazienza alcuna, compare nella rete una notizia che deve, deve, deve, deve farvi riflettere e spingervi a dedicare, almeno qualche minuto di riflessione, ad un uomo a cui dobbiamo moltissimo. La nostra gratitudine ad Alan Mathison Turing non si deve limitare a farci ricordare la sua capacità di elaborare balzi in avanti nella fisica, nella matematica, nell’informatica; la gratitudine che vi chiedo di provare è per il contributo determinante che il suo agire e il suo pensiero diedero alla decifrazione dei messaggi segreti trasmessi con la macchina “Enigma” in dotazione all’armata nazista, durante la Seconda Guerra mondiale. Prima e dopo questa attività di “controspionaggio” elettronico (il primo in assoluto), Turing mise a punto una teoria e un test che fino a ieri aveva “retto” a tutti gli assalti. La notizia che riporto sembra riferire della fine di un’era.

Grazie senza limiti amico Turing, vittima dell’ingratitudine, dell’omofobia, dell’intolleranza verso il diverso. Grazie perché, senza la tua intelligenza e senza la tua azione contro il male assoluto che dall’Europa si preparava a dominare il Mondo, non solo oggi non potrei scrivere quanto posso scrivere ma, il perfido Amalek, viceversa avrebbe fatto di me ciò che riteneva opportuno fare. Senza testimoni e senza possibilità da parte mia di replicare. Grazie ancora ad Alan Mathison Turing, il progettista dell’invisibile.

 

Oreste Grani

 

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