Vincenzo Calcara, “individuo sfrontatamente portato al falso”, vuole incontrare Papa Francesco e rivelargli tre segreti di cui uno riguarda Emanuela Orlandi!

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Mi scuso con i pochi e affezionati lettori ma, per motivi prettamente di natura tecnica, il post è stato pubblicato mancante di una prima parte e con una titolazione errata. Questa che potete leggere dovrebbe essere la versione definitiva.

 

Strana epistola quella che, in queste ore, si dice essere stata scritta da Vincenzo Calcara a Papa Francesco. Le sei pagine, infatti, teorizzano, se le vicende descritte fossero vere, un vero e proprio “doppio Stato”.

Scriveva a proposito di questo argomento “scabroso”, lo storico Franco De Felice:

“Il doppio Stato non è identificabile in un luogo determinato né tantomeno può configurarsi come una struttura dormiente e segreta da attivare a seconda delle necessità (…) è un farsi, può avere sedi privilegiate (i servizi) ma non esaustive e la sua estensione e articolazione è tanto maggiore quanto più è profonda la crisi della funzione dirigente. La forma concreta, le modalità di operare e l’incidenza del doppio Stato sono storicamente determinate e come tali vanno analizzate”.

Franco De Felice, “Studi Storici”, Anno 30, Luglio – Settembre 1989.

Così recupera il brano e lo evidenzia, Stefania Limiti, in “Doppio Livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia”. Chiarelettere editore.

Inoltre, attinente a questo ragionamento, sin dal 1997, gli autori Paolo Cucchiarelli e Aldo Giannuli, nel loro volume “Lo Stato Parallelo”, Gamberetti editore, scrivevano:

“Si dà Stato duale quando una parte delle élite istituzionali, a fini di conservazione, si costituisce in potere occulto, dotato di un proprio principio di legittimazione – estraneo e contrapposto a quello della Costituzione formale – per condizionare stabilmente il sistema politico attraverso metodi illegali, senza giungere al sovvertimento dell’ordine formale che conserva una parte della propria efficacia”.

Cose serie  che devono farci pensare e reagire.

Il mio sarebbe un accostamento “blasfemo” (da una parte studiosi che teorizzano un “doppio Stato” e dall’altra l’attività epistolare di uno “psicopatico” calunniatore, sempre pronto a ritrattare quanto pochi giorni prima ha affermato trascinando con le sue affermazioni, in vortici giudiziari, di tutto e il contrario di tutto) se, in questo Paese, non fossero successe cose che lo rendono unico anche sul terreno dei grovigli bituminosi ed eversivi. Quanto affermo con riferimento a Vincenzo Calcara (la sua ventennale inaffidabilità!), dovrebbe essere materia nota ai cronisti che, ad esempio, si guadagnano da vivere scrivendo sulla testata elettronica “Repubblica it – Palermo”.

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E qui mi viene lo scrupolo sull’ennesimo polverone che lo pseudo pentito di mafia Calcara si è messo ad imbastire e perché qualcuno gli stia dando (involontariamente?) corda. Mi chiedo  soprattutto perché mai, quando i giornalisti trasmettono lo scoop (!) non dicono ai lettori e alla rete di chi e di cosa stanno parlando. Anzi, è proprio questo aspetto “superficiale” e gravissimo al tempo stesso che segnalo agli addetti ai lavori richiamando l’attenzione su quanto (sicuramente per imperizia) i giornalisti spesso combinano. Gli addetti ai lavori sanno benissimo che l’autore di questa lettera a Papa Francesco, Vincenzo Calcara, negli ultimi decenni, ne ha scritte ben altre: ad esempio, sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II, su monsignor Paul Marcinkus, su 10 miliardi di vecchie lire che lui stesso avrebbe trasportato a Roma nei giorni precedenti l’attentato al Papa polacco. E poi lettere sul ruolo di Francesco Messina Denaro in queste operazioni finanziarie e poi altro ancora che ora non ricordo. Ricordo che con le sue chiamate di correità mise nei guai il Prof. Antonino Vaccarino a sua volta protagonista di un ventennio di complessi rapporti con i nostri servizi segreti. Il Calcata, in più sedi giudiziarie, è stato descritto, “individuo sfrontatamente portato al falso”. Non dico che questa volta non stia per svelare i massimi segreti, segretissimi, super segreti che sarebbe giusto svelare. Dico solo che fare dei lanci stampa senza alcun approfondimento sulla fonte (come dimostra il testo fotografico che allego) è veramente un bizzarro procedere che, come unico effetto serio, potrebbe far rivoltare nella tomba il giornalista investigativo, siciliano, Giuseppe d’Avanzo. Siccome il “doppio Stato” è sicuramente esistito e ha fatto guai (chiamiamoli così!) a non finire in questo nostro tormentato paese, ho recuperato le definizioni sopra postate, di quanto sia seria questa problematica, preoccupato come sono che venga trattata, viceversa, con tanta superficialità. L’attendibilità di una fonte, come scriviamo da sempre, è tutto. Soprattutto, se la notizia viene messa in rete.

Che rompicoglioni questo Leo Rugens: non gli va mai bene niente. Non è contento neanche quando finalmente qualcuno gli rivela la “vera” fine della povera Emanuela Orlandi.

Oreste Grani