Se brogli ci sono stati, prima o poi, una gola profonda disponibile a servire la verità, si troverà

Schermata 2014-06-16 a 12.57.08

Le immagini del post sono tratte dall’archivio dell’Unità e si riferiscono ai disordini scoppiati alla Sapienza di Roma a seguito della morte “accidentale” di Paolo Rossi

Ho lasciato passare tempo debito per dire la mia sulla questione del risultato, clamorosamente sorprendente, verificatosi alle elezioni del 25 maggio 2014. Per poche ore, dopo lo scrutinio, Giuseppe Grillo da Genova, ha ipotizzato, rivolgendosi alla rete, che fosse avvenuto un abile imbroglio. Perché, se brogli ci sono stati, devono essere stati eseguiti con straordinaria abilità.

Brogli elettorali? I brogli sono tecnicamente impossibili da realizzare“. Così dicevano gli esperti della Giunta elezioni espressione delle organizzazioni studentesche (cioè dei partiti) quando, dopo una inspiegabile sconfitta elettorale, i giovani della lista universitaria che si ispirava alla Unione Democratica per la Nuova Repubblica, provarono a protestare e a ventilare l’ipotesi che ci fossero state delle alterazioni nei risultati. Correva l’anno 1965 e la sconfitta della lista anti-partitocratica “Primula Goliardica” sembrò a tutti avvenimento incredibile.

I mesi passarono e nella primavera del 1966 si tornò a votare all’Università La Sapienza di Roma per eleggere i rappresentanti dei partitini quali componenti dell’Orur, Organismo Rappresentativo Universitario Romano, ovvero, il “Parlamento” universitario. In gioco, per i “parlamentari” eletti, oltre gli inizi di brillanti carriere nelle federazioni dei partiti, c’erano anche 60 milioni per la gestione dell’organismo rappresentativo. La cassa milionaria si formava sommando mille lire per ogni universitario che si iscriveva ai corsi di laurea: gli iscritti di quegli anni erano poco più di 60.000. Durante la notte precedente l’ultimo giorno di votazioni, una telefonata anonima raggiunse uno dei membri della lista che non doveva vincere le elezioni e durante questa telefonata/soffiata fu spiegato come, da anni, i risultati fossero sistematicamente alterati con una tecnica raffinatissima. Nel racconto (in un primo momento, durante la notte sembrò una storia impossibile per essere vera), addirittura, la Giunta Elezioni, organo politico in cui erano rappresentati tutti i partiti che avevano vinto le elezioni la volta precedente, veniva accusata di aver fatto stampare un numero doppio di schede elettorali; di aver ordinato ai falegnami doppie urne, gemelle di quelle che venivano decentrate e sorvegliate nelle facoltà dove gli elettori “polli” andavano ad esprimersi; compilato, con le proprie mani (le perizie calligrafe del tribunale confermarono tanta buona volontà  e dedizione al dovere democratico) le migliaia di schede false in proporzione di un risultato elettorale che soddisfacesse la partitocrazia in erba e relegasse sempre all’opposizione i rappresentati della lista degli onesti. La fonte riservata pentita raccontò infine che (come da anni si faceva), la Giunta Elezioni (cioè il Ministero dell’Interno di quel frangente!), dopo aver riposto, precedentemente, in armadi gemelli nella stanza piantonata dai carabinieri, ovviamente all’oscuro di tutto, le urne false, cera laccate anch’esse, quando fosse arrivato il momento, avrebbero aperto, secondo le procedure previste dal regolamento universitario, le cassette di legno (quelle “false” lasciando negli armadi quelle “vere”) e, così facendo, in modo inoppugnabile, alla luce del sole, effettuando lo scrutinio, democraticamente vincere le elezioni. Sempre gli stessi.

Schermata 2014-06-16 a 12.56.26 Schermata 2014-06-16 a 12.56.54

Quella notte il pentito fornì la spiegazione di ciò che sembrava impossibile ad essere fatto. Fermo qui il racconto perché a questa gravissima e traumatica scoperta (cui partecipò anche l’attuale Giudice di Corte Costituzionale, Paolo Maria Napolitano, che escludo possa smentirmi), seguirono, con dinamiche che ancora oggi mi è doloroso ricordare, incidenti gravissimi in cui perse la vita lo studente Paolo Rossi.

Mi fermo qui perché non è questa la sede del racconto relativo alle conseguenze “storiche” dei brogli effettuati. Voglio solo ribadire che quello che sembrava impossibile a farsi non solo veniva sistematicamente fatto ma i custodi della procedura democratica erano proprio loro i truffatori –  come tali furono tutti scoperti e condannati.

Sono passati molti anni ma il ricordo per me è indelebile. La raccolta dei dati elettorali oggi è una operazione telematica molto complessa e ha dei riscontri cartacei che dovrebbero impedire brogli, se non piccole alterazioni, seggio per seggio. Ho voluto solo dire agli amici del M5S e ai professori Bechi e Giannuli che, anche a noi (c’ero anch’io), in quelle ore ci sembrava impossibile aver perso le elezioni dopo che tutti i sondaggi ci davano per vincenti. Analogie? A pensar male ci si indovina? Dico solo che l’informatica, con la sua complessità, potrebbe essere terreno sufficiente perché, dei veri geni del male, siano in grado di creare doppie urne. Ben sigillate. Ho voluto solo dire a Beppe Grillo che senza un pentito non avremmo mai saputo, nella primavera del 1966, come i ladri di Pisa avevano confezionato i brogli gli anni precedenti. Per la cronaca: i riscontri oggettivi furono trovati così come la gola profonda ci aveva spiegato. Con i riscontri oggettivi gli esponenti di tutti i partiti confessarono e furono condannati.

Se, nelle votazioni del 25 maggio 2014, brogli ci sono stati bisogna avere nervi saldi perché, prima o poi, sapremo come è andata.

Oreste Grani

P.S. Perché, in questo paese di gossippari, ad esempio, uno strapagato giornalista non intervista il signor Giudice di Corte Costituzionale, Paolo Maria Napolitano, a proposito di come possa essere fatto qualcosa che prima si riteneva impossibile a farsi e come si possa estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede. Ripeto: Paolo Maria Napolitano, all’epoca giovane studente di legge a La Sapienza, fu lo scopritore (con altri) e il denunciante, di quell’impossibile broglio elettorale. Che tanto impossibile si dimostrò, non essere.

Per approfondire:

Eugenio Scalfari in morte dello studente Paolo Rossi: “Fascisti, comunisti, cattolici, socialisti, divisi da mille cose, ma uniti nel tentativo di falsificare i risultati delle elezioni”

Scalfari, contro Rodotà, tradisce ancora una volta la verità

Schermata 2014-06-16 a 12.59.43

Schermata 2014-06-16 a 12.59.57

Schermata 2014-06-16 a 13.01.45

Schermata 2014-06-16 a 13.00.11

Schermata 2014-06-16 a 12.57.22