In memoria del Giudice Bruno Caccia, servitore dello Stato, assassinato a Torino, il 26 giugno 1983

Bruno Caccia

Oggi mi prende così: voglio fare riferimento, con poche righe dedicate, in questo blog certamente marginale, alla storia di Bruno Caccia, servitore dello Stato, magistrato ucciso dalla criminalità calabrese. Il magistrato – riservato e capace – fu assassinato a Torino il 26 giugno 1983 (fra pochi giorni sarà quindi l’anniversario), perché aveva ficcato il naso negli affari di alcune famiglie della ‘ndrangheta che spadroneggiavano a Torino e in Piemonte. Quel tipo di criminalità che i vari Chiamparino sostenevano che non esistesse dalle loro parti e che, anzi, quando veniva descritta   nei rapporti delle Forze dell’ordine alla Commissione Parlamentare Antimafia, si incazzavano perché “sembrava brutto dire quelle cose”. Parlare male del Piemonte, infatti, era inopportuno per il business e soprattutto per gli affari da sviluppare intorno ai cantieri della TAV.

bruno caccia funeral

Dicevo di Bruno Caccia e dei suoi comportamenti irreprensibili: nel 1974 è lui il sostituto procuratore che istruisce il primo processo contro le Brigate Rosse, proprio a Torino; nel 1980 fece emergere uno dei tanti macroscopici scandali intorno al petrolio e ai suoi derivati; negli anni successivi,  la sua capacità investigativa, lo portò a pestare i piedi nel campo dei narcotraffici e a scoprire forme di riciclaggio delle cosche calabresi insediate proprio in Piemonte. Per questo fu “giustiziato”. Nei prossimi giorni, proverò a farvi tornare in mente il suo “nome” e il suo operato di giudice intelligente e irreprensibile. Un Giovanni Falcone o un Paolo Borsellino, insediato a Torino. Eroe della legalità anche Bruno Caccia, quindi e per questo suo sacrificio non va dimenticato, al pari di tutti gli altri.Così come viceversa non si deve dimenticare la “posizione” si quelli che,  a Torino, viceversa, sostenevano che “le cosche non c’erano”. Tipo l’allora Presidente della Provincia Antonio Saitta o, come accennato, l’allora sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, oggi Presidente neo eletto della Regione. Ultima ma non ultima, l’allora presidente della Regione Mercedes Bresso. Che fanno adesso questi personaggi “politici”? Che pensano dei legami “inesistenti” tra malavita e “cantieri”?  Che fa – viceversa – da quelle parti, la ‘ndrangheta, considerata inesistente?

Leo Rugens


LA “CACCIA” AGLI ASSASSINI DEL MAGISTRATO BRUNO CACCIA FINALMENTE ALLA SVOLTA CONCLUSIVA

Ilda_Boccassini

Dopo 32 anni sembra che – finalmente – si venga a sapere chi sparò il colpo di grazia al giudice Bruno Caccia. Di lui abbiamo scritto nel post… che oggi vi riproponiamo.  Se può servire, ci uniamo alla richiesta dei parenti di sapere “chi decise” l’omicidio e chi, ieri ed oggi, risulti essere complice della ‘ndrangheta trapiantatasi in Piemonte. Perché di questo si tratta al di là dei malumori di Sergio Chiamparino (ancora è in giro!) quando la Commissione parlamentare anti-mafia descrisse Torino e il Piemonte in mano alla criminalità calabrese. Chiamparino, sindaco dell’epoca, si incazzò ed oggi siamo ancora in attesa che si scusi con i parenti di Caccia e con gli italiani ben informati.   

Onnipotente in Calabria, forte in Europa e nel Mondo, fortissima, da sempre, nel Centro-Nord d’Italia (vedi i 140 alla sbarra Bologna) e, particolarmente, come ci siamo sempre permessi di dire, in Piemonte: questa è l’ndrangheta. Cogliamo l’occasione, mentre apprendiamo, da cittadini, la bellissima notizia di questa “caccia” vittoriosa, di ricordare che aspettiamo altrettanto di sapere chi rapì e uccise Paolo Adinolfi, altro onestissimo magistrato. Parliamo di uomini che non possono tornare in vita ma almeno che si sappia chi li ha voluti morti. Bravissimi gli intelligenti investigatori guidati da Ilda Boccassini, sinceramente commossa per l’abile soluzione (anche creativa) del caso.

Oreste Grani e la Redazione tutta.