La ministra Pinotti invita i cittadini ad esprimersi su di un tema “strategico” quale è il Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa

ITALIAN CARABINIERI HEADQUARTERS DESTROYED IN IRAQ

L’autore de l’Almanacco delle Forze Armate Europee, Luca Donadei (cioè uno che dovrebbe intendersene), solo tre anni addietro affermava che l’Europa era un “gigante economico ma un attore trascurabile sulla scena internazionale”. Vero, direte voi e, quindi, niente da aggiungere se non che, dopo i risultati elettorali del 25 maggio u.s., si delinea, a nostro modesto avviso, un netto peggioramento della situazione geo politica che potrebbe portare alla fine dell’Europa come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. L’Europa del futuro prossimo, non sarà neanche più una gigantessa economica; non darà più niente. Brutta, storta, amebica lo è già; formalmente, forse, sopravviverà. Nella redazione di Leo Rugens prevale l’opinione che si sia aperto un periodo (diciamo un decennio), durante il quale, passo dopo passo, l’Europa si autoscioglierà. Questo è ciò che pensiamo da queste parti. Vedremo se ci sbagliamo. In Siria, in Iraq, in Libia, in Egitto, in Ukraina, nel golfo Persico, in Nigeria non ci sarà, per anni, una sola posizione omogenea e ragionata all’interno degli organismi formali che sopravviveranno a Bruxelles. Manco a dirlo nella Nato; ancora peggio all’ONU. Questo perché, tra l’altro, non si è mai messo a punto un vero percorso atto ad unificare le forze armate e il tessuto ragionante di un vero esercito che è l’intelligence (culturale). A rafforzarci nella nostra visione pessimistica spunta, avulso da ogni dibattito trasparente attuato nelle sedi consone dove almeno formalmente vige ancora la democrazia, un “modello di difesa” deliberato nelle solite sedi che negli ultimi trent’anni non ne hanno azzeccata una.

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Sono pronto a rimangiarmi questo giudizio senza appello, se gli stessi che hanno approntato le linee guida del “Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” che in queste ore, dopo aver avuto il benestare del Consiglio supremo della difesa, convocato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ci dimostrano, con carte inoppugnabili, con libri da loro scritti, con interventi in convegni degni di tale nome, con interviste radiofoniche o televisive, con mezza parola detta in rete, che hanno saputo pre-vedere uno solo dei grandi avvenimenti geo politici che hanno comportato da parte dell’Italia, impieghi di mezzi militari. Secondo gli estensori del Rapporto che la ministra Roberta Pinotti ha fatto suo il documentone è destinato a tracciare la strategia evolutiva delle Forze Armate nei prossimi quindici (15) anni seguento la via delineata nel 1991, subito dopo che il nostro Paese aveva combattuto nella Guerra del Golfo sotto il comando Usa. Elaboriamo quindi, nelle sedi preposte, pensieri sul futuro, non solo prossimo, basandoci su un cumulo di corbellerie, all’epoca messe a punto da figure professionali tutte dimostratesi senza alcuna capacità previsionale. Solo gli automatismi perversi di alcune corporazioni consentono certi orrori. Gente senza merito se non quello di aver saputo ubbidire alle pantomime della politica partitica ci ha guidato in questi anni di guerre. I nostri giovani, da decenni partecipano a combattimenti, subendo contraccolpi spesso drammatici (e non parlo solo della morte o delle invalidità)  ma nessuno paga il prezzo degli errori. Inoltre (e questo sconcerta) la “cronaca” testimonia che nessuno sa di cosa stiamo parlando, ne alla Farnesina ne, tantomeno, alla Difesa. Taccio, perché lo già detto troppe volte, sulla confusione che è regnata per anni nell’Intelligence.

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Perché ripeto, gente che non ne ha azzeccata una dovrebbe per scienza infusa, di colpo, saperci guidare nelle complessità che si delineano? Perché personale (strapagato!) che decide per noi tutti senza aver dato mai prova di essere capace di conoscere o interpretare i presupposti culturali e i movente dell’agire dei nemici che di volta in volta, altri da noi, decidono, che dobbiamo affrontare, dovrebbe ora saper capire, sia pur approssimativamente, cosa accadrà nei prossimi 15 anni? Una volta sono bru – bru di tipo A; un’altra volta sono spietati terroristi di tipo B; un’altra volta ancora sono curdi vendicativi; un altra volta sono i nemici di Gheddafi, per poi scoprire subito dopo che dobbiamo essere amici dei nemici di Gheddafi; per non parlare del comportamento “a rotazione”, a “vento” che dobbiamo saper tenere in Libano e in Siria. Taccio sul prezzo che abbiamo pagato a Nassiriya e su quanto nulla abbiamo ancora capito di quanto accade nel lontano Iraq in queste ore. Non c’è uno in pensione o in servizio che possa attestare di aver anticipato di un giorno gli eventi. Ciechi, muti e sordi per decenni, pretendono di indicarci la via dei prossimi 15 anni? Tre lustri, per dio. Ma se a mala pena sapete dove sia l’Afghanistan e quindi, implicitamente, il Pakistan! Il Pakistan dove, alla fine, è stato eliminato il pericolo n° 1, lo scheicco Bin Laden. Ma sapete cosa sia uno sceicco e perché si chiami così ?

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Con la fantasia e con le cartine, sapete trovare il Pakistan ma non capite bene perché in India sono incazzati con i pakistani. E viceversa. Figurarsi come potevate sapere che in India si sarebbe messa male per i Marò se li lasciavate in mano a Ignazio La Russa. Un paese che ha consentito a Previti e a La Russa di essere nominati  “Ministro della Difesa” non è un paese degno di essere difeso. E non per viltà. Mi dite, calmi calmi, senza gridare come dite che fanno quei destabilizzatori del M5S,  perché della gente che non ha saputo dire di no alle cazzate di Ignazio La Russa dovrebbe saperci condurre, nei terreni di guerra (in guerra si uccide o si viene uccisi) nei prossimi anni? La stampa, non di regime, comincia a dire timidamente la sua su questo argomento difficile ma, sottolineo, “vitale”.

Riporto qualche brano che ho letto in queste ore, ad esempio, sul Manifesto. Vediamo cosa sa fare la rete e come risponde all’invito della Ministra, Roberta Pinotti.

Leo Rugens

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