Le sante intercettazioni confermano: Juncker è quasi superficiale come Renzi e la Gran Bretagna è vicina a passi “internazionali” da non sottovalutare

Mille-Juncker

Sento riparlare, in sede governativa “renziana”, di riforma della giustizia e ovviamente, dell’irrisolto problema delle” intercettazioni”, telefoniche ed ambientali. Prima di calarci, nei prossimi giorni, doverosamente e dolorosamente nella spinosa materia, oggi ci togliamo lo sfizio di guardare a casa “Juncker”. Proprio quello appena nominato qualcosa.

I servizi segreti del Lussenburgo (SREL) saranno pure minuscoli (non arrivano a cento uomini in organico) ma non li sottovaluterei ne come sono organizzati oggi, ne per quanto hanno saputo fare in passato. Soprattutto, durante la guerra fredda. Questo riferimento ai tempi andati, in puro stile (maligno) “leorugens”, potrebbe essere il vero motivo di tanta aggressività che si manifesta oggi nelle dichiarazioni di Cameron e su quasi tutta la stampa inglese. Anche in questo caso, non sottovaluterei l’atteggiamento anglosassone (Cameron: ve ne pentirete!) e le accuse che vengono rivolte a chi si presta, appecoronato, alle scelte della Cancelliera tedesca. Dicevamo del Granducato del Lussenburgo e dei suoi servizi segreti. È noto il testo dell’intercettazione ambientale che il Capo del SREL di allora, Marco Mille, fece il 31 gennaio 2007, durante un incontro con il Premier Jean-Cloude Juncker. La registrazione fu effettuata, in pieno stile “agente segreto”, con un orologio da polso appositamente modificato. Juncker ne esce come una persona superficiale e totalmente disinteressata agli avvenimenti del Granducato. Oggi, immaginarlo in un incarico di responsabilità di portata e complessità quale è la Presidenza della Commissione europea, conferma che “qualcuno/a” vuol continuare a fare, in Europa, come cazzo vuole. Nella già tanto “sgarrupata” Comunità Europea, ci mancava solo uno che, durante quella conversazione (benedette intercettazioni anche in Lussenburgo) dire che si rivela un coglione è “andarci piano”.

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Juncker fu messo sotto critica dalla politica lussenburghese dell’epoca, per un atteggiamento che fece presumere una assoluta mancanza della comprensione delle situazioni: fu accusato, ad esempio, di non avere il minimo senso della gravità di un eventuale coinvolgimento, in episodi di pedofilia, del procuratore di Stato Robert Biever. Durante quel periodo di feroci critiche se ne uscì sostanzialmente dicendo che il mondo dei servizi di intelligence non erano la sua priorità assoluta. La frase di giustificazione pubblica che usò in quei giorni mi allarma ancora di più e dovrebbe dire qualcosa di preoccupante anche a voi che avete votato Matteo Renzi: “Ci sono molti temi più importanti che sono vicini e cari al mio cuore”. Cioè sostanzialmente la sorte dell’euro e dei profitti dei padroni delle banche e della “moneta” europea. Temo che proprio il cuore (più che il cervello) sia l’organo che potrebbe unire indissolubilmente il vanesio Matteo Renzi e il tabagista, indifferente alle attività intelligenti, Jean-Claude Juncker. Come insegna Maurizio Crozza da Genova.

 

Leo Rugens