Matteo Barzini degno erede di suo bisnonno Luigi Barzini Senior “monta”, per una mostra romana, una Siria tragicamente bella

Siria

Su Leo Rugens abbiamo pubblicato millecinquecento post. Molte ovvietà e qualche informazione che in rete mancava. Dedico la notizia “1500” a uno dei ragazzi che ho visto affacciarsi alla vita professionale e che il divenire delle cose ha voluto che lo facesse proprio con me. Molti anni fa, vennero negli uffici di Kami a San Lorenzo in Lucina, due giovanissimi (tra loro già amici), neo diplomati, per chiedere lavoro: Giulio Veronese e Matteo Barzini. Due fuori classe per intelligenza, coraggio intellettuale iconoclastico e stile di vita, già a quell’età, trasgressivo all’ennesima potenza. Passammo alcuni anni insieme, io felice di averli incontrati. Oggi, celebro Matteo Barzini, riservandomi di tornare sul ormai londinese Giulio Veronese. Matteo, tra le altre attività artistiche professionali che svolse in quel periodo, fu il primo in assoluto in Italia a filmare la giornata di un detenuto, agli arresti domiciliari e dotato di Braccialetto elettronico. Un giorno mostreremo, dopo che Matteo ci avrà autorizzato, il lavoro di quei giorni. Per ora, con vero orgoglio, pubblico un suo recente lavoro fatto da vero erede genetico di suo bisnonno Luigi Barzini Senior, il grande ineguagliato corrispondente di guerra dei primi del Novecento (la guerra Cino-Giapponese). Buon sangue non mente; la classe non è acqua e potrei continuare così.

Le immagini della Siria che ci presenta, obbligherebbero tutti noi ad agire per fermare l’orrore in corso e lo scempio delle preziose vite umane. Ma non solo di vite si ragiona in queste immagini in movimento magistralmente montate da Matteo: è l’arte, suprema espressione dell’uomo, che Barzini testimonia essere violata e con modalità come, raramente anche nelle guerre, è troppe volte accaduto. In quel minareto centrato da una cannonata c’è tutta la crudeltà e l’autolesionismo degli imbecilli organizzati a cui consentiamo, da troppi secoli, di disporre del bello.

Bravo Matteo, avanti così.

Oreste Grani

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