Se Luigi Zanda (oggi PD) non la smette di gridare e di spacciarsi per un democratico, tutto potrebbe accadere!

“Nulla sarà mai più come prima”, dicono gli onesti deputati eletti nelle fila del M5S; in un paese normale questa sarebbe una frase foriera di gravissime implicazioni. Detta a nome di un Movimento politico che, solo un anno fa, contava  9 milioni di cittadini incazzati, la frase suona ultimo avvertimento all’anziano presidente della Repubblica perché eviti, con il suo agire, di acuire odi fratricidi e innescare moti di piazza. È un nuovo luglio del ’60? Grillo è di Genova e, forse, quando in queste ore scrive di golpe, sta pensando a Tambroni e alla Piazza De Ferraris, insanguinata, all’epoca, dalla reazione della gioventù democratica genovese, contro le minacce autoritarie. Quel criminale di Grillo quando ha dato il via all’innalzamento dei toni, secondo me, pensava e auspicava i carugi genovesi pieni di patrioti anti renziani.

genova 60

Fine degli scherzi e torniamo a quelle ore caldissime quando i missini avevano osato indire, a Genova, il loro Congresso blasfemo. Le cronache attente dell’epoca, ricordano Giorgio Napolitano, giovane esponente del PCI, favorevole ai violentissimi moti di piazza contro il democristiano Tambroni. Morti a Palermo, morti a Reggio Emilia. Non una passeggiata “pacifica” verso la piazza del Quirinale ma rivolte “armate” in decine di piazze solo perché i nostalgici della dittatura fascista (quella forma politica “originale”, tutta italiana, così ben conosciuta da Michael Ledeen tanto da essere in grado di ragionarne con Renzo De Felice) volevano riunirsi a congresso e, così facendo, dichiarare la loro nostalgia di un periodo in cui Mussolini aveva governato il Paese dopo aver abolito le elezioni e quindi il Parlamento. Come di fatto vuole fare il giovane Renzi coadiuvato da una saccente Boschi. Giustamente, all’epoca, Giorgio Napolitano stava in piazza! Ancor prima, con altrettanta buona memoria, si può ricordare il più autorevole dei sopravvissuti della classe dirigente comunista (parlo sempre di Napolitano), completamente schierato a favore dei carri armati sovietici che “asfaltavano”, a suon di cannonate, i difensori della legalità, nell’Ungheria del 1956. In queste ore difficili, proviamo a ricordarci che Giorgio Napolitano è stato dalla parte della dittatura sovietica, senza se e senza ma, quando era già adulto e vaccinato: aveva 31 anni ed era Segretario di una Federazione (quella di Napoli e Caserta) da alcuni anni quando si impiccavano a Budapest quelli che volevano (che orrore) libere elezioni. Possibilmente, con il voto di preferenza! Oggi, quando “ingenuamente” lo si invoca quale arbitro imparziale in questioni di democrazia, si deve tener conto che il signor Presidente della Repubblica non è proprio un esperto in materia; era uno che, nelle sezioni del PCI a Napoli, dava del “fascista” a Randolfo Pacciardi solo perché l’autorevole deputato repubblicano (lui si anti fascista da sempre), in Parlamento, tuonava contro i sovietici invasori della coraggiosa Ungheria.

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Mi spingo oltre. Forse, il nostro “imparziale” Presidente, ancora nel ’68 (a 43 anni!), durante l’invasione della Cecoslovacchia da parte dei soliti carri armati guidati dai soliti sovietici, in cuor suo, era contro quel “giovinastro irrispettoso” di Jan Palach che si diede fuoco a Praga proprio perché, guarda caso, voleva che il suo popolo potesse andare, liberamente, a votare, “con le preferenze”. Napolitano è uno di quelli che non ha avuto ben chiaro, fino a tarda età, chi avesse torto e chi ragione tra golpisti, dittatori, popoli sovrani (che chiedevano libere elezioni con le preferenze), arresti di massa, campi di concentramento sovietici (gulag). Fino a quando non ha visto la “madonna” (o altro) durante una visita negli Stati Uniti, Giorgio Napolitano, l’ondivago, una volta era schierato con gli agitatori di piazza con le tasche piene di chiodi a tre punte (se agivano in Italia) e una volta stava con le truppe corazzate, se le piazze si trovavano oltre la “cortina di ferro”. Con chi starà il Presidente qualora dovesse scapparci il morto, anche dalle nostre parti? Fino adesso, ogni volta che un imprenditore, disperato, si è ucciso, Giorgio Napolitano non ha fatto nulla per dare discontinuità alla dittatura del privilegio e alle condizioni di vessazione fiscale in cui la maggioranza degli italiani ormai vive. Giorgio Napolitano fino a oltre i cinquantanni, è stato sempre ideologicamente illiberale e dalla parte degli oligarchi/dittatori feroci avversari dei popoli e della democrazia.

praga

Per Giorgio Napolitano, il 23% degli aventi diritto al voto (questo è quanto ha raccolto il dittatorello Matteo Renzi alle Elezioni europee del 25 maggio e non il 41%) “sono la maggioranza degli Italiani” e Renzi, quindi, ha diritto di fare quello che vuole. Per Giorgio Napolitano, Renzi è nella legittimità così come (un po’ di più, un po’ di meno) lo erano i comunisti a Budapest che guidavano la maggioranza (orientativamente, i filosovietici, traditori della patria, erano più del 23%) magiara che appoggiava Kadar, il massacratore dei suoi compatrioti. Napolitano stava con Kadar quando io, a soli 9 anni, banalmente informandomi leggendo, da scolaretto della scuola dell’obbligo, il Secolo XIX di Genova, stavo con quelli che volevano andare a votare liberamente (con le preferenze) e non con i “listini bloccati” del Partito Comunista Magiaro. Napolitano (a 89 anni!) continua a garantire e proteggere una classe dirigente (Berlusconi/Monti/Letta/Renzi), di inetti o di ladri, che ha  concorso a creare le condizioni ottimali perché si verificassero i suicidi di cui sopra. Qualcuno doveva assumersi il rischio di ricordare queste cose. Lo faccio io e ci metto, faccia e firma. La fragilità del Paese si vedrà tutta in presenza di ulteriori gravissime crisi geopolitiche come quelle già esplose in Ucraina e nel “vicino oriente”. La miccia non va accesa, anche in Italia. Comunque, ad accenderla, non sarà certamente quel (in fin dei conti) borghese “per bene”, conservatore/conformista di Beppe Grillo. Io, vecchio e stanco (ma esperto), guarderei “da un’altra parte”. Se fossi chi di dovere, guarderei oltre frontiera per contrastare le azioni di chi volesse attentare, ancora una volta, alla nostra convivenza civile. Come sempre è accaduto. Prima, durante e dopo la guerra fredda. Con l’aria che tira, i tempi potrebbero farsi drammatici anche nelle forme oltre che nella sostanza.

Il segnale del riacuirsi della “guerra civile” che, da Salò a Berlusconi (come saggiamente suggeriscono in un loro bel libro Giovanni Fasanella e Giovanni Pellegrino) non si è ancora conclusa, lo potrebbe dare, gridando ancora una volta a perdifiato, quel vecchio arnese dell’autoritarismo antidemocratico camuffato mille volte da politico avveduto e pacato (un volta democristiano cossighiano, una volta rutelliano, una volta renziano) che risponde al nome di Zanda. Sarebbe il colmo se, come popolo, alla fine, ci facessimo comandare e vessare da uno come “il postino” che portava messaggi (per conto di Cossiga), nei lontani anni settanta, al materassaio, capo della P2, acquartierato a via Veneto. Se Luigi Zanda non la smette di gridare, di spacciarsi per un democratico e di voler impartire lezioncine di morale ai deputati/senatori del M5S, tutto sarà legittimo.

Compresa la ripresa di quella “guerra civile strisciante”, figlia della guerra fredda che, in Italia, mai si è realmente conclusa.

Oreste Grani