Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno li a guardare. Albert Einstein

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Maurizio Lupi, Roberto Colaninno e decine di mezze seghe similari, pseudo imprenditori del nulla organizzato, divoratori di aiuti di stato e di delibere compiacenti di istituti bancari occupati dalla partitocrazia se non addirittura dalla criminalità organizzata, non varranno mai, tutti insieme, un unghia di Roger Abravanel. Così, ora che ho detto la mia sui tentativi ridicoli di rimettere in volo gli aeromobili dell’Alitalia, apriti cielo sul mio essere filo israeliano. Perché, per chi non lo sapesse, Roger Abravanel non solo é un ebreo geniale ma ha risanato, a suo tempo, i bilanci della El Al, compagnia di bandiera dello Stato Israeliano. La El Al, quando la prese in cura Abravanel, era sull’orlo del fallimento perché nessuno si fidava di volare con i suoi aerei dopo l’ondata di terrorismo che per anni aveva insanguinato lo scenario delle linee aeree mondiali. Ebbene, agli albori della crisi che si trascina da dieci anni in Alitalia, Roger Abravanel propose al Governo italiano di metterci lui testa, cuore e capacità professionali nella soluzione del problema. Delle vere mezze cartucce gli dissero di no e scelsero “altri percorsi”. Da allora, quei sabotatori degli interessi italiani, quei catturatori della buona fede dei risparmiatori, non hanno fatto mezzo passo in avanti nella vicenda da un punto di vista economico, occupazionale e della sicurezza nazionale. Lupi, una vera mezza sega (in tutti i sensi), dopo dieci anni di sceneggiate, ci parla di baratri, di tutti a casa, di piani industriali strategici. Ma se Lupi, a mala pena, sa dove sta l’aeroporto di Rimini perché, in quella località turistica, si tiene il suo preziosissimo Meeting di Comunione e Liberazione? Che c’entra una saccente scimmietta con la complessità dell’andare e venire delle genti nei cieli?

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La verità è che, a suo tempo, non avete voluto affidare l’impresa a Roger Abravanel perché il consulente era un fastidioso teorico della meritocrazia come scelta strategica da mettere alla base di ogni risanamento. Ora, fottetevi! Si, mi sarebbe piaciuto quell’intervento risanatore “impuro” piuttosto che la sequenza di cazzate che gli amici del duo Berlusconi/D’Alema, ci hanno rifilato. Ma affidare il risanamento dell’Alitalia a uno che pensava che “…l’unico modo per ristabilire il merito nella nostra società è la nascita di una nuova destra e di una nuova sinistra moderne e lungimiranti e che questo non richiede solo un ripensamento della legge elettorale o la rinuncia alle tessere di partito, ma un profondo cambiamento culturale dell’attuale “casta” politica, che non ha solo il demerito di costare molto, ma soprattutto quello di non dare la necessaria “qualità”, era veramente troppo “intelligente” e lungimirante.

Meglio il fedele servo Colaninno e i “capitani coraggiosi”, di uno che pensa queste cose “destabilizzanti” l’assetto di potere partitocratico. Soprattutto se, ancora – Renzi o non Renzi – una classe dirigente politica considera Raffaele Bonanni un “sindacalista” e in quanto tale, rappresentante degli interessi dei lavoratori. La Cisl, notoriamente (vedi “La Gabbia” trasmissione de La7), non rispetta le leggi dello Stato nei rapporti di lavoro con i propri dipendenti. Perché uno scaltro nulla facente dovrebbe saper onestamente garantire i lavoratori Alitalia? Perché si usa ancora un vecchio arnese della manipolazione degli interessi dei lavoratori per togliere rappresentanza alle associazioni di categoria che, nel bene e nel male, sanno di cosa si parla quando si tratta una materia tanto delicata per la sicurezza nazionale come è l’assetto della Compagnia di Bandiera? Che c’entra Bonanni con gli interessi dell’Italia? Al massimo, come è notorio, prima dell’arrivo di Papa Francesco, il capo della CISL, era un cittadino dello Stato Vaticano.

Leo Rugens