Nonostante la ripresa “travolgente” (!), nei prossimi giorni, chiudono, a Roma, 60 profumerie della catena Beauty Point

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Il profumo, i profumi, la cosmesi sono cose serie e antiche quanto l’uomo. Non è certamente un settore “merceologico” figlio  della recente società dei consumi. Della cosmesi, della cura del corpo troviamo traccia dagli assiro-babilonesi a venire in  qua. A maggior ragione, mi colpisce la notizia che a Roma (nella Capitale!) chiude una intera catena di profumerie. Sessanta negozi sparsi in tutta la città. Il marchio è Beauty Point. Il 31 Luglio, tutti a casa. Per l’esattezza, quasi trecento persone. Persone dotate di professionalità e savoir faire come il personale delle profumerie deve avere. Chi entra infatti in quei negozi, è un tipo di cliente molto esigente e spesso ben informato. La risorsa umana che lavora in questo tipo di punto vendita è sottoposto non solo a una selezione notevole all’atto dell’assunzione ma durante l’attività deve partecipare a non pochi momenti formativi che vengono offerti/richiesti dai maggiori marchi del settore che, a loro volta, hanno degli standard di qualità elevatissimi. In poche parole, il settore merceologico “profumerie” è estremamente impegnativo per il personale e negli anni dell’abbondanza ha reso profitti altissimi. Il cliente ha sempre speso (a volte quasi “in segreto” rispetto, ad esempio, al coniuge) cifre importanti che mai, comunque, si sarebbero potute riscuotere, in quelle “gioiellerie”, senza la complicità di un personale all’altezza del giro di affari e la raffinatezza del prodotto. Arriva la crisi e sembra normale dimenticare come sono andate le cose. “Quello che mio è mio”, sembrano dire i padroni del marchio di cui parlo, dimenticando che senza quei fedeli e intelligenti alleati, la ricchezza non si sarebbe mai potuta accumulare nei loro conti correnti e non solo in quelli. In questa vertenza romana, altri brand del settore, in questo caso “Gardenia”, si sono fatti avanti con modalità che sotto intendono la freddezza di chi sa che può scegliere in una situazione di mercato dove i sindacati fanno ridere le pulci e il bisogno di lavorare è assoluto. Dei 60 negozi, Gardenia ne terrà aperti solo 27 e con una drastica riduzione del personale: delle 150 persone occupate in quei punti vendita, ne sopravviveranno solo 100 e con contratti a tempo determinato. I dipendenti degli altri 33 negozi tutti a casa. I riassunti saranno contrattualizzati a  tempo determinato (sei mesi?). La crisi, con o senza gli 80 euro voluti da Renzi, non si risolverà certamente prima dei 180 giorni previsti a partire dal 1° di settembre 2014. E’ evidentemente una manovra tecnico-giuridica da cui usciranno altre riduzioni di punti vendita e di personale.

Se capisco bene e sono adeguatamente informato, ormai la frittata è fatta e, chi di dovere (cioè la proprietà di Beauty Point) non si farà più vedere dai fedeli collaboratori che per anni gli hanno consentito di accumulare quei grandi mezzi economici dimostrabili da visibili proprietà e status symbol (le solite “barche”) di cui dispone la famiglia, mezzi e stile di vita che non lasciano adito a dubbi. La famiglia di “profumieri”, ha fatto, in passato, un mare di soldi ma, coprendosi opportunamente con la normativa che consente questa macelleria sociale, è in fuga lasciando, si dice, il personale senza gli ultimi stipendi e le liquidazioni di fine rapporto. Chissà all’INPS cosa altro troveranno le commesse e i magazzinieri quando andranno a verificare lo stato delle loro posizioni. Il tutto accade ovviamente ad agosto come nelle migliori storie d’amore quando “uno dei due” sceglie un finale triste e vigliacco.

A volte, però, il “diavolo” fa le pentole ma non i coperchi. Indirizzo questi pensieri affettuosi a quei trecento cittadini in difficoltà, sottolineando, a solo titolo di cronaca che, nella mia vita, non sono mai stato frequentatore abituale delle profumerie ma che non so immaginare una società civile senza “profumi” e “prodotti per la cura del corpo”. Per gli uomini e per le donne. Se chiudono le profumerie e come se chiudessero, le librerie. Che, purtroppo, stanno chiudendo ogni giorno di più..

Leo Rugens