Anche noi, nella nostra marginalità, ci uniamo alla lettera aperta che Antonio Padellaro ha scritto al Papa sul “Il Fatto Quotidiano”

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Tra mille altre considerazioni, anche questi ragionamenti sul libro, sui libri e sul “popolo del libro”, nelle  vicende storiche successive alla nascita dello Stato di Israele, mi hanno  spinto a stare dalla parte degli “ebrei”.

Da ieri, sul “Il Fatto Quotidiano”, grazie ad un intervento coraggioso del direttore Antonio Padellaro, viene avanzata una tesi “politica” su quanto (inaspettatamente?) sta accadendo in Medio Oriente. La Redazione di Leo Rugens ed io personalmente, condividiamo la forte e “intelligente” ipotesi avanzata. Tenendo conto di quanto potrebbe essere in atto (il sodalizio criminale tra ambienti dietro ad Hamas e altri dietro a chi vuole “sterminare” i palestinesi), tutto deve essere tentato, perché scoppi la pace in Terra Santa. Pace tanto temuta dagli “affaristi” che, viceversa, gongolano immaginando Israele sempre più bisognosa di indebitarsi per sopravvivere ai “razzi” di Hamas (avete idea di quanto costi fare quello che ancora riesce a fare militarmente Israele?) e la carneficina dei piccolini, sicuramente innocenti, alimentare gli odii del mondo contro gli ebrei. Certi che sarebbe stata portata offesa alla persona di Papa Francesco e alla sua azione diplomatica per la Pace immediata, il 6 maggio 2014 postammo un ragionamento proponendo (inascoltati come è ovvio che sia essendo Lui “papa” e noi semplicemente i custodi del buon nome di Ipazia alessandrina) a “PAPA FRANCESCO, NEL NOME “GENTILE” DI IPAZIA D’ALESSANDRIA, SAREBBE OPPORTUNO CHE LEI CONVOCASSE UNA CONFERENZA MONDIALE PER LA PACE NEL MEDITERRANEO“.

Oggi, drammaticamente rafforzati nel nostro convincimento dagli avvenimenti in essere, sperando che Antonio Padellaro ci legga e raccolga l’appello implicito, ribadiamo il nostro suggerimento/proposta di una “Conferenza di Pace” perché il Mediterraneo si plachi. Conferenza che va indetta unilateralmente, “da Roma” e “a Roma”, con sforzo di fantasia nell’immaginare forme e modalità attuative. Conferenza che deve avere, tra l’altro, come tesi sotto intesa, quella plausibile ventilata proprio da Antonio Padellaro. Proponiamo un incontro fuori dai canoni tradizionali dove tutti i paesi rivieraschi mediterranei potrebbero dire la loro dando spazio anche a quei professionisti dell’intelligence che, forse, potrebbero confermarci (se non provarci) che a ipotizzare una oscena complicità come quella delineata da Padellaro, ci si avvicina alla verità, lei sì, amica della Pace.

Leo Rugens

 

 

PAPA FRANCESCO, NEL NOME “GENTILE” DI IPAZIA D’ALESSANDRIA, SAREBBE OPPORTUNO CHE LEI CONVOCASSE UNA CONFERENZA MONDIALE PER LA PACE NEL MEDITERRANEO

 

 

Santo Cirillo

 

Persone crocifisse per non aver abiurato: nulla di nuovo sotto il sole. In queste ore arrivano, infatti, notizie di crocifissioni.

 

Umani che vengono uccisi da altri umani per divergenze su ciò in cui si “crede”; la battaglia di Otranto (14 agosto 1480) è uno dei tanti esempi.

 

Se cercate nella rete, Wikipedia avverte che ci si trova di fronte ad una voce “non neutrale” per il tono agiografico ed enfatico in cui l’anonimo ha redatto il brano dedicato alla ricostruzione di quella battaglia/strage. Vorrei pure vedere che la storia di un massacro, non fosse scritta con una visione di parte. La sostanza è che 800 persone, per non aver voluto abiurare la propria fede, furono decapitate il 14 agosto 1480. Da quelle parti, oggigiorno, intorno a quella data, si è in piena stagione turistica: è la vigilia di Ferragosto, ed è, ovviamente, difficile far mente locale a quella strage. Che, però, amici lettori, è avvenuta. Come altre carneficine, ancora oggi  avvengono, per gli stessi identici motivi, mentre uno si beve un Campari ghiacciato o, se è astemio, un Crodino.

 

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Gli ottocento (800) cristiani decapitati, in un giorno, dai musulmani ad Otranto sembrano non essere mai esistiti per i tanti attoniti “spettatori” di quanto accade, in queste ore,ad esempio, in Siria. Le “guerre sante” (mostruosa contraddizione in termini), sono in essere da millenni e poco stiamo facendo perché realmente cessino. Uno che (lo dico da repubblicano “mangiapreti”) ci prova (mi appare addolorato realmente) è il gesuita Papa Francesco, consapevole che tutto questo orrore, se non fermato in tempo, sfocerà in un vero “mare di sangue”. Al tempo stesso, il Papa, è troppo colto per non sapere quale sia il peccato originale che i cristiani stanno scontando: il Mediterraneo è senza pace (soprattutto, è senza speranza) da quando il Vescovo Cirillo (ora Santo e dottore della Chiesa di Roma), nel Marzo del 415, ad Alessandria d’Egitto, fece scarnificare viva la filosofa, matematica, politica, Ipazia colpevole, lei pagana, di niente altro se non di voler dialogare, in nome della cultura e della scienza, con gli ebrei, i cristiani, i nestoriani, i catari. Oggi mi chiedo quanto diverso sarebbe il nostro mondo se non fossero stati messi a tacere tanti spiriti liberi, come Ipazia? Questo “dubbio” intelligente, elaborato da Margherita HacK, prima di morire, mi spinge a scrivere altro. Quel sangue, quel martirio (furono tolti gli occhi, ancora viva, all’astronoma alessandrina perché aveva osato guardare le stelle) quella figura “materna”, consapevolmente fatta a pezzi perché non ci fosse mai più pace nelle terre dove cresce l’ulivo, vanno posti alla base di un grande estremo tentativo di pacificare il Mediterraneo e le sue genti. Che in nome di Ipazia, (così facendo chiedendo implicitamente perdono all’Umanità per quanto avvenne nel 415 davanti alla Biblioteca Alessandrina) si convochi, subito, una Conferenza di Pace “Mediterranea”, in Vaticano. Che si sappia, Santo Padre, che nella Chiesa di Roma, oggi, si ritiene che “a sbagliare” furono i Vescovi (santi entrambi) Ambrogio e Cirillo, e non la “martire” alessandrina, fautrice della tolleranza reciproca e del dialogo culturale. La “crocifissa” fu Ipazia e i carnefici furono i cristiani. Gli Ebrei, sanno bene, ancora oggi, chi sia stata Ipazia e cosa la custode della Biblioteca Alessandrina, fosse pronta a fare per loro. Nel tempo, anche i mussulmani (basti citare il prof. Youssef Ziedan, autorevole custode della sezione manoscritti della Bibliotheca Alexandrina) hanno imparato, studiandola, ad apprezzarne la figura di scienziata eccellente che, in quel momento storico, non riuscì ad essere taumaturgica solo per la violenza dei suoi assassini, ma che, oggi, riproposta culturalmente, potrebbe interpretare il ruolo “femminile”, “materno” (lei che non fu madre) divenendo portatrice di Pace. Papa Francesco, se il Suo dolore è sincero per quanto accade in Siria, Turchia,  Egitto,  Palestina,  Libia,  Nigeria, e, dispiace dirlo, in quasi tutta l’Africa, stupisca il mondo colto  e dia “l’ordine”.

 

Alexandria Agora

 

Nessuno oggi, sulla Terra, è autorevole come Lei. Non si faccia mal consigliare e indica, quanto prima, una “Conferenza di Pace”, nel nome di Ipazia. Nel nome della scienziata “gentile”, potrebbe avvenire il “miracolo”. Come ho detto, a Gerusalemme, si sa chi sia stata Ipazia; ad Atene è ovvio che chi di dovere ancora faccia tesoro di quanto Damascio, ultimo direttore dell’Accademia platonica di Atene, scrisse di Lei cinquanta anni dopo il suo massacro; ancora oggi, nell’Egitto insanguinato, “c’è chi tiene desti i semi di sapienza ricevuti da Ipazia”; in Spagna e in Italia, milioni di contemporanei hanno recentemente appreso la storia esemplare della filosofa alessandrina, grazie al film “Agorà” e ai tanti libri che su di lei sono stati scritti. Per insediare un tavolo equilibrato, saldo  e forte a sufficienza per ricevere e discutere, forse risolvere, le mille e mille questioni che sono alibi per insanguinare l’Umanità, basterebbe mettere mano, in modo critico, a quanto fece Pio XII, nel 1944, mentre era in corso il massacro di milioni di innocenti, nelle ore dello “sforzo massimo” delle SS naziste per sterminare gli ebrei, promulgando l’enciclica Orientalis Ecclesiae. Di quel documento, pensato e scritto per “festeggiare” i 1500 anni della morte di San Cirillo d’Alessandria (la cui opera teologica è alla base del dogma della Vergine Madre di Dio), sarebbe sufficiente ammettere gli errori che contiene per aver esaltato, con somme lodi e tributando “venerazione”, colui (Cirillo) che aveva cacciato e fatto massacrare ebrei, nestoriani, novaziani (cioè catari puri) e soprattutto pagani come la Maestra Ipazia. Pio XII, viene ricordato, in modo anche fortemente critico, per “comportamenti” che forse non tenne ma, scientemente, nella Chiesa, in troppi tacciono su questo suo (accertato) gravissimo errore: Cirillo il “massacratore” di innocenti, non può essere considerato “santo” da venerare, alla pari, ad esempio, di un “Francesco d’Assisi” di cui Lei, porta il nome. Francesco, lui si “santo”, predicava la non violenza estesa a tutto il Creato, acque e uccelli compresi. Cirillo ordinò a Pietro il Lettore di togliere gli occhi (da viva) a Ipazia colpevole di osservare, con ragione, quel Creato. Quale “santità” ci può essere in tale comando? Mi spingo oltre: il 17 febbraio dell’Anno Santo 1600 la Chiesa di Roma fece bruciare vivo Giordano Bruno sostanzialmente perché il filosofo e scienziato aveva studiato gli atomisti greci e perché, attraverso le opere di Democrito, aveva capito l’essenza di quegli universi infiniti che Ipazia,1200 anni prima, ad Alessandria aveva intuito e cominciato ad esplorare.

 

Agora

 

Galileo viene dopo Bruno e dopo Ipazia. Ogni volta che si è, nella Chiesa, perseguitato quel filone di pensiero filosofico e scientifico, in realtà, nei secoli, si è continuato a voler colpire Ipazia, donna e scienziata ragionante. La comunità scientifica ha preso atto delle “scuse” sul grave errore commesso, dal Papato,nel vessare il grande astrofisico Galileo Galilei ma è ora di parlare onestamente e, come si ammette che torturare sessualmente un bimbo innocente, è “peccato mortale” così, bisognerebbe arrivare a dire che, “Cirillo” non è santo di niente e che il sangue nel Mediterraneo, fu proprio lui a cominciare a farlo scorrere nel 415 ad Alessandria. La Chiesa di Roma ritenne, in quei frangenti, in quei secoli e per secoli, “grazie” ai Cirillo  ed altri pari alla sua arroganza e crudeltà, di essere lei stessa “Dio”. Decidendo così, in peccato mortale, di togliere occhi, carne, vita, ai “figli di  Dio”. Nella Verità, la Pace. Senza Verità è ipocrisia colpevole, porsi il problema di chi crocifigga, chi.

 

Leo Rugens