Gli Yezidi chiamano il pavone “senjaq” e lo considerano un angelo protettore “invisibile”

J_Smit_nach_Joseph_Wolf_Pavo_Cristatus

Possibile che i “maiali” dell’ISIS, fattisi credenti in qualcosa, in realtà stiano agendo, partendo dal Nord dell’IRAQ, in modo mirato  per sterminare (tra gli altri) gli Yezidi, in quanto custodi del culto dell’Angelo Pavone? In molti, ieri, avete letto la mia provocazione culturale che ipotizzava un rizoma tra Massoneria e il popolo degli Yezidi, gente scelta da Dio (secondo la loro credenza) per soffrire le pene e le tribolazioni dei secoli.

Oggi, aggiungo una scheda che fa riferimento alla figura mitica del pavone, in varie epoche e a diverse latitudini. Fatene l’uso che riterrete opportuno ricordando che gli Yezidi chiamano il pavone “senjaq” e che questa immagine per loro diviene sacra supponendo che l’Angelo Pavone, Signore della Terra, sia il loro protettore invisibile. Possiamo immaginare con quanta trepidazione qualcuno di loro, in questo momento, in fuga e sotto la minaccia di morte, trasporti segretamente l’effige (solitamente è una statua in bronzo raffigurante lo splendido uccello piumato, divisa in tre parti e di facile assemblaggio) del governatore del mondo, l’angelo più potente che, secondo il loro credo, ha ricevuto il controllo dell’universo dal Primo Architetto. Gli Yezidi, portando in salvo lo “senjaq”, stanno salvando il fulcro della loro devozione, il segno stesso della presenza divina in terra e della sua onniscienza.

pavo-real

Il Pavone quindi per gli Yezidi è il simbolo della continuità e delle necessarie benedizioni. Per altri, nei secoli e in varie parti del mondo, è stato ed è altro. Ma, sempre,essere vivente altamente considerato. Il cristianesimo, ad esempio, ha identificato, a suo tempo, il pavone con il cielo stellato e con l’immortalità poiché i seguaci di Cristo ritenevano che le sue carni non andassero in putrefazione. In India, Lakshmi, sposa di Vishnu, è rappresentata in groppa ad un pavone. L’uccello, ovviamente, magnifico come è, divenne il simbolo della straordinaria bellezza della dea. Per il buddismo, il pavone costituisce una delle manifestazioni del Bodhisattva, rappresentando il risveglio spirituale, la grandezza d’animo, la funzione sacra di assistenza agli altri, di insegnamento e di diffusione della via da percorrere per raggiungere l’illuminazione. In Cina la Regina Madre Wang (la Regina dell’Occidente) è rappresentata con al suo fianco un pavone. L’uccello in questo caso è il simbolo dell’eternità e del Paradiso. Nella mitologia greca diventa attributo peculiare di Era, dea sempre alle prese con le infedeltà di Zeus, suo sposo.

Era, per risolvere il primo caso di “video sorveglianza” per infedeltà coniugale della Storia, si assicura la collaborazione del gigante Argo, che ha la particolarità, oltre alla sua impressionante statura, di avere cento occhi. Egli è dunque un guardiano ideale perché non solo i suoi cento occhi vedono tutto, ma in più dorme tenendo chiusi soltanto cinquanta occhi. A sorvegliare Zeus ci sono quindi almeno cinquanta occhi, quando non cento. Il signore dell’Olimpo ne è molto infastidito perché, a dispetto della sua divina natura, non può sottrarsi ad una sorveglianza così attenta. Argo è invulnerabile nella misura in cui non lo si può attaccare di sorpresa. Inoltre è un gigante, dunque ha una forza straordinaria e nessuno neppure un dio, può batterlo. Zeus, non potendo risolversi ad essere fedele, in un eccesso di disperazione fa appello ad Ermes, sottoponendogli lo spinoso problema.

isola-bella-pavone-bianco

Ermes, non smentendo  la sua reputazione di genio, trova subito la soluzione: si presenta ad Argo e gli propone di suonare il flauto per lui. Grazie aal sua maestria nell’arte della lusinga, convince rapidamente il gigante dei benefici effetti della musica e comincia ad interpretare i brani più noiosi e soporiferi del suo repertorio. Argo non resiste a lungo e si addormenta profondamente, chiudendo, per la prima volta nella sua vita, ma anche per l’ultima, i suoi cento occhi. Ermes si getta allora sul gigante e lo uccide. Zeus, in visibilio, si congratula a lungo con l’atuto dio e gli promette grandi ricompense, mentre Era piange la tragica scomparsa del suo fedele e insostituibile servitore. Nello stesso momento, un pavone passa davanti alla dea. Ella prende allora i cento occhi di Argo e li getta sull’uccello. Fiero del suo splendido ornamento, il pavone fa la ruota e lascia apparire i cento occhi di Argo. Da quel momento, il pavone diventa l’attributo di Era, figurando fedelmente al suo fianco nelle rappresentazioni della dea.

pavone

Doppiamente costruita sulla vanità di Zeus maschio trionfatore e sulla presunzione di Era di avere la meglio nello scontro con il marito, la leggenda di Argo (che in questa forma riporto “saccheggiando” un lavoro di Corinne Morel) diventa un monito riguardo al pericolo dell’orgoglio. Assicurandosi i servizi del gigante dai cento occhi, Era manifesta il desiderio di un controllo perfetto e totale; ella rivela così le pulsioni “anali” che spingono a voler padroneggiare tutto in modo assoluto. Zeus, riuscendo a vincere Argo, a sua volta, dimostra la potenza e la forza della sessualità. Le due energie a confronto sono sintetizzate, in lotta eterna, nell’incarnazione del pavone. Ecco la “preziosità” e la “sacralità” del pavone per l’umano e per il divenire delle cose. Gli Yezidi, come vi ho ricordato, considerano sacro il pavone, detto “senjaq”. Per mille altri motivi, nessuno deve osare far loro violenza ma anche e, soprattutto, per questo loro amore spirituale per il pavone.

Oreste Grani