Cosa sapeva di tanto importante sull’IRAQ (o di geopolitica) Claudio Velardi, da meritarsi, da parte dell’ENI, pingui parcelle di consulenza?

velardiNell’ormai remoto 19 gennaio 2013, sotto il titolo “PERCHÉ TRE DONNE CURDE SONO STATE AMMAZZATE, UNA NOTTE DI GENNAIO, A PARIGI” a firma della sempre ben informata redattrice di Leo Rugens, Dionisia, venne pubblicato il post che oggi riproduciamo integralmente evidenziandone due elementi: il primo che le belle immagini che illustravano l’articolo erano state scelte tra le tante realizzate fotograficamente ai primi del ‘900 da Geltrude Bell, figura di spicco dell’Intelligence britannico (la donna che di fatto inventò geopoliticamente l’Iraq) e in particolare che gli scatti artistici erano ambientati a Mosul località ancora oggi al centro della contesa; il secondo elemento era che sin da quella data, questo blog evidenziava il nesso esistente tra l’episodio della feroce esecuzione (colpo alla nuca delle tre donne dirigenti  curde residenti a Parigi) con quanto un lettore (tale Fausto), il 19 gennaio 2013 stesso, alle ore 18:24 diceva a commento del post:

Schermata 2014-08-20 a 09.18.24

Infine (per questo ri-evidenziamo il nostro articolo dell’epoca e non per auto-lodarci), non come cosa minore, cogliamo l’occasione per chiedere agli attuali vertici dell’ENI che fine abbiano fatto i soldi (italiani) investiti da quelle parti, con evidente tanta leggerezza. Ci chiediamo, curiosi di sapere, se qualcuno sa come stiano oggi le cose (italiane) dal punto di vista estrattivo e logistico in Iraq. Con gli stipendi e le tredicesime che comunque “corrono” in Eni e con i TFR che si impinguano in automatico, forse è opportuno che qualcuno vada a rivedere “chi diceva cosa” di quanto accade (era tutto prevedibile!) in quelle terre, oggi. In particolare modo, siamo curiosi di sapere se Claudio Velardi (o la sua struttura RETI), il saccente consulente (in realtà, cosa faccia questa “testa d’uovo”, nella vita nessuno lo sa bene) per le cifre (strabilianti?) che la gestione Paolo Scaroni/Stefano Lucchini gli facevano elargire (possibile, come si mormora, centinaia di migliaia di euro l’anno?) aveva illuminato la nostra intelligence (in ENI) su quanto l’lSIS di preparava a fare nel nord dell’Iraq o su chi fossero gli Yezidi e perché qualcuno li voleva cancellare dalla faccia della terra. Tranquilli, si fa per dire, perché, come sempre succede quando questo blog apre un ragionamento, in realtà, in redazione, sappiamo benissimo come stanno le cose e abbiamo certezza che Claudio Velardi, a mala pena ricorda chi siano Achille Bonito Oliva, Antonio Bassolino, Alfredo Romeo in quanto frequentatori della realtà partenopea, figurarsi se poteva fornire analisi geopolitiche sofisticate su quanto poteva servire alla dirigenza Eni per perseguire le finalità istituzionali per cui la collettività italiana la strapagava. Anche perché, abbiamo il ricordo personale che quando Velardi si spacciava per compagno e si aggirava intorno a palazzo Chigi (D’Alema premier), le questioni curde (Ocalan e terrorismo curdo) se le succhiava, nel partito, Roberto Cuillo, che certamente non si avvaleva dei consigli di Claudio Velardi con cui anzi correva, per motivi di natura etico-morale, la massima disistima. Per riassumere: perché una realtà complessa come l’ENI pagava consulenze a un “nulla sapere” come Claudio Velardi? Se invece stiamo seguendo un falso indizio investigativo rappresentato da un “venticello calunnioso”, ce ne scusiamo  con l’ENI e aspettiamo, a pie’ fermo, la solita querela questa volta da  Claudio Velardi. Chiamata che, riteniamo, non arriverà mai.

Oreste Grani/Leo Rugens

PERCHÉ TRE DONNE CURDE SONO STATE AMMAZZATE, UNA NOTTE DI GENNAIO, A PARIGI

Mawsil, Al (Mosul) (April/May 1909)Mazar of Kasim ibn Imam Yahni ibn Hassan ibn Hassan ibn Ali AH 714 [Tomb of the Imfm Yahyf - exterior showing pyramidal dome]. Foto di Gertrude Bell

Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio 2013, Leyla Soylemez, Sakine Cansiz (una delle fondatrici del Pkk di Abdullah Ocalan) e Fidan Dogan, rappresentante in Francia del Congresso nazionale del Kurdistan (Knk) sono state trovate morte in un appartamentoa Parigi. Uccise con un colpo di pistola alla testa.

Il 22 dicembre 2012, il quotidiano “The Economist” pubblica un lungo articolo incentrato sul “tortuoso triangolo” tra Iraq, Kurdistan iracheno e Turchia per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti petroliferi della regione. In poche parole, i turchi stanno cercando di convincere i kurdi iracheni a costruire un oleodotto che porti fino al Mediterraneo il petrolio dei giacimenti nei loro territori. Per fare ciò, la Turchia chiede al presidente curdo Masoud Barzani di convincere la guerriglia curda a non intralciare questo processo. Al contempo la Turchia ha avviato un negoziato con il Pkk per porre fine alle ostilità.

Il governo di Baghdad, spalleggiato dagli americani si oppone fermamente al progetto e schiera l’esercito alla frontiera con il Kurdistan iracheno.

Tutto ciò avviene nel nord dell’Iraq; a sud, nel frattempo, il presidente dell’Eni, Paolo Scaroni, annuncia un investimento di 18 miliardi di dollari per sfruttare il giacimento di Zubair (pochi soldi in rapporto alle necessità).

Diversi analisti hanno collegato l’assassinio delle tre donne con le trattative avviate dal governo [di Ankara] per una soluzione politica del conflitto nel Kurdistan turco.

Quindi?

«Oggi una goccia di petrolio vale quanto una goccia di sangue», disse, non senza ragione, Georges Clemenceau nell’estate 1918.

Dionisia

'Anah (March 1909)Minaret on island - 'Ana [Octagonal minaret with eight tiers of blind niches and windows, at NE corner of mosque. People nearby]. Foto di Gertrude Bell

Kirkuk (March 1911)Churches in Mosul Waliyat [Interior of church in Mosul vilayet - showing nave with niches]. Foto di Gertrude Bell