Oriana Fallaci ed Edward Luttwak ovvero dell’intossicazione culturale

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Non esiste un Islam moderato!“, “Non c’è nessuna figura autorevole nel mondo arabo che condanni il terrorismo“. Sono pensieri riguardanti l’Islam (cos’è?) comunemente espressi da cittadini italiani e volentieri propagati dai mezzi di informazione.

Tali pensieri sono il frutto di una costante disinformazione della quale Oriana Fallaci ed Edward Luttwak sono campioni.

Un’operazione di intossicazione culturale si riconosce dall’utilizzo di una parola dal significato più ampio possibile con la quale si identifica un gruppo umano, dopodiché si attribuisce alla totalità la responsabilità di un sottoinsieme del gruppo o addirittura di un singolo. Gli esempi, ritengo, li conosciate tutti.

Un altro esempio di intossicazione è l’attribuzione alla vittima di una “colpa” o della responsabilità di qualcosa, laddove, il persecutore/carnefice si presenta come vittima del perseguitato.

Questi processi culturali sono noti e ben studiati e la pratica che li innesca è talmente consolidata da risultare banale, per tutti, eccetto per chi ignora che la generalizzazione e lo stereotipo sono l’anticamera dell’orrore.

Ingrediente fondamentale per le operazioni di intossicazione è la diffusione del termine generico (zingaro, omosessuale, comunista, amerikano, musulmano, ebreo…) a opera di “autorevoli” mezzi di informazione; nel caso Fallaci, del Corriere della Sera e del suo editore la RCS, nel caso Luttwak, a opera di chiunque abbia i soldi per pagarlo o debba un favore a qualcuno.

Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale (vedi articolo originale).

Così scriveva Fallaci l’indomani dell’11 settembre. A noi è sempre parsa una pazzerella di ingegno che ebbe la fortuna di sopravvivere a una pallottola vagante e su quella ebbe la abilità di costruire una fortuna. Riposi in pace… per le nostre orecchie.

Caso diverso, e un pelo più complesso, quello del Luttwak, il quale è accreditato quale pensatore e consigliere strategico nonostante scriva cose del genere: nel Medio Oriente “le industrie più attive sono i consumi sfrenati e le manifestazioni di risentimento” (E. Luttwak, The Middle of Nowhere, citato da P. Khanna, I tre imperi, pag. 239). Gli risponde Khanna: “In realtà dietro queste apparenze si cela una realtà assai più importante: e cioè il ruolo detenuto dal mondo arabo, dai tempi della Via della seta a quelli delle crociate fino alla seconda guerra mondiale, di passaggio geografico che collega l’Europa, l’Africa e l’Asia. Il grosso dei giacimenti di petrolio e di gas naturale si trova nei paesi arabi…“.

Delle due, l’una, o Luttwak è un cialtrone che non sa queste cose, oppure è un mistificatore che ci racconta di un luogo abitato solo da sceicchi “arabi” miliardari e da terroristi.

La realtà è ovviamente assai più complessa e così come nessuno si sogna che esista una unità delle nazioni cristiane (il pensiero va alla seconda guerra mondiale) così, nessun intellettuale onesto si sogna di pensare all’Islam come a un tutt’uno. Certo esistono sogni collettivi e sognatori folli, ma da qui ad attribuire a tutti i lettori del Corano lo stesso sogno e gli stessi intenti mi pare troppo stupido, se non criminale, se non pura intossicazione.

A meno che, la paura suscitata dalla ossessiva ripetizione di stronzate, non sia proprio uno degli obiettivi da raggiungere, o meglio non sia uno strumento per impedire un trasparente e sereno dialogo tra l’Italia e i paesi che si affacciano sulle sponde sud orientali del Mediterraneo, il tutto a beneficio di giocatori planetari.

La redazione