Massimiliano Miletti, ovvero come si possa con parole improvvide, millanterie, complicità inconfessabili con signore (forse) appartenenti ai servizi segreti, rovinare la propria stessa vita

MILETTI 4

Fine agosto e fine della corsa!  Sono le ore 23:18 del 31 agosto e sono bastate poche ore di paziente attesa perché  gli uccellini cominciassero a cinguettare nel loro linguaggio incomprensibile solo a chi non disponga di algoritmi necessari e sufficienti ad interpretarlo.  Gli uccelli canterini cominciano a raccontare di onlus truffaldine dove merci, bambini, finalità umanitarie e fatture non pagate, diventano un solo groviglio bituminoso. La specializzazione quindi non era solo quella del calunniare il benefattore mettendosi al servizio delle millantatrici dei “Servizi al servizio” di noti criminali quale, ad esempio,  Giulio Andreotti ma potremmo scoprire che, irretendo – con arte sopraffina – legulei credibili, le attività illecite fossero ben altre che quanto a me già noto. Grazie a chi si sta attivando per cercare la verità e, nella verità, insieme trovare la nostra unica soddisfazione.

Orestino Granetto alias Leo Rugens che, siccome non è morto, sarà difficile, questa volta,  dissuaderlo dal fare i conti con il ragazzotto di Rimini e con le sue eventuali complici. Qui termina il primo aggiornamento. Sono le ore 23:47 del 31 agosto 2014.

 

 

 

Qui riprende il post originale del 29 agosto 2014, pubblicato, in rete, alle ore 10:43  

E così facendo, buttare via doti naturali e affetti fraterni che altri, disinteressatamente, gli avevano offerto. Un vero cretino, autolesionista questo ragazzotto di Rimini. Veniamo all’antefatto e alla gentile richiesta di un lettore che con il suo bisogno di sapere se è stato il solo ad aver subito l’offesa del Miletti, ci ha spinto ad uscire dalla riservatezza che forse avremmo mantenuto sull’argomento tanto proviamo tristezza e imbarazzo a parlarne.  Perché il Miletti non ci ha fatto solo quello che oggi cominciamo a narrare ma ben altro, innescando un effetto domino, di difficile comprensione se non per chi ne è rimasto vittima. Un passo alla volta. Oggi ci accontentiamo di ricordare le cazzate che seppe dire sul sottoscritto, dicendo che le riferiva, perché gliele suggeriva una signora, dirigente dei nostri servizi di intelligence, fedelissima, da anni, di Giulio Andreotti.

1Andreotti

Veniamo a Max.

L’attendibile fonte Totò Riina conferma di aver incontrato, a suo tempo, Andreotti Giulio ma che non ci fu bacio tra loro (che verginelle puritane!) perché presente la “scorta” del compare/politico. Episodio vero, falso o autentico? Orestino Granetto, ritiene assolutamente attendibile la fonte, Riina. Tardiva ma credibile. Così direbbero, meglio di me, se fossero ancora vivi, Borsellino e Falcone. A tal proposito, sono curioso di sapere cosa ne pensa di una affermazione tanto infamante – anche da morto – per il “romanista” (quella dei romanisti è una associazione culturale), tifoso della Roma, scommettitore incallito di corse di cavalli, certamente mandante morale dell’omicidio di Mino Pecorelli, tale Maria Grazia Brambilla (nome non di comodo o di mia invenzione anche se può sembrarlo e quindi mi scuso sin da ora con tutte le omonime), signora d’ambiente che seppe far pervenire, al dottore in scienze commerciali, Massimiliano (Max) Miletti (come vede, gentile lettore Roberto che ci richiedeva informazioni su tale personaggio, ci prepariamo a soddisfare la sua legittima curiosità di “raggirato”), pseudo massone “affiliato” alla loggia Malatesta di Rimini, l’informazione riservata che il credibilissimo, potentissimo, temutissimo Andreotti Giulio sconsigliava vivamente di frequentarmi (Orestino Granetto!?!), in quanto persona sospettata (dai nostri servizi segreti?) di frequentare il mondo del lavoro (in particolare quello relativo alle tecnologie necessarie alle intercettazioni telefoniche e al monitoraggio dei detenuti) con la finalità di carpire segreti tecnologici e, così, poterli far pervenire a paesi “canaglia” legati (udite, udite) al terrorismo islamico! Minchia, finalmente qualcuno mi aveva scoperto e non potendo/volendo attribuirmi la solita frequentazione con la società israeliana Elmotec, con Amnon Barzel, Rivka Rinn, Rav. Shalom Babout, Dan Segre, i professori della Touro College, la Famiglia Ottolenghi e quindi, di fatto, con il Mossad, Sin Bet o Aman che fosse, avvertiva il mondo professionale che “ingenuamente” mi frequentava, che ero un pericoloso agente al servizio degli amici di Osama Bin Laden. La circostanza veniva descritta dal Miletti, in presenza di testimoni, in una conversazione svoltasi, tra le 13,30 e le 14,30 di un giorno che preciseremo, percorrendo il tratto della strada “romana”, che va dal numero civico di Viale Liegi 44 (da cui “prudentemente” eravamo usciti, su paranoica indicazione del Miletti, per non farci sentire non si sa da chi), alla Piazza Ungheria, fermandoci sul marciapiede antistante il Bar Hungaria.

Il Miletti Massimiliano di cui lei, gentile e turlupinato lettore, vuole giustamente sapere di più, nel mio caso, fu certamente figuro al soldo di qualcuno. Con le sue contorte “misure attive”, Max voleva screditarmi (per sembrare lui più bello e funzionale agli interessi degli imprenditori miei interlocutori?) in un momento professionale particolarmente delicato perché mi interessavo realmente di tecnologie inerenti alle intercettazioni telefoniche ma con la finalità di capire (tra l’altro), cosa legasse gli ambienti imprenditoriali che attenzionavo, con la Wind che, da poco, aveva “appioppato” ben 260.000 telefonini alla Pubblica Amministrazione italiana; deputati e senatori compresi. Questa macroscopica operazione commerciale era, a mio modestissimo giudizio, anche di altra natura. È tanto vero questo che dopo poco, qualcuno provvide a far vendere la Wind al finanziere Sawiris che, vi ricordo, all’epoca era finanziatore dell’OLP e, potenzialmente, lui sì, in rapporto con frange estremiste del fanatismo islamico. Queste “mosse” avvennero dopo l’arrivo a capo della sicurezza di quel gruppo telefonico, di un ex ufficiale dei CC, tale Salvatore Cirafici, che, per prima cosa, aveva provveduto a far fuori, dal settore delicatissimo delle prestazioni obbligatorie (sono i famosi tabulati che le macchine autoapprendenti di Giocchino Genghi, ad esempio, sanno leggere e capire come niente e nessuno), i vecchi fornitori di fiducia delle procure in modo da provvedere a curare, personalmente, il settore complessivo delle intercettazioni, in Wind. Ma questa, come si dice, è un’altra storia. Rimane il fatto che, quel farneticatore/doppiogiochista/mercenario/millantatore, ex ragazzotto da discoteca (per chiarezza e assunzione di responsabilità, ribadisco che mi riferisco a Massimiliano Miletti), attribuì all’agente d’ambiente (così da lui definita) Grazia Brambilla, l’allerta che mi riguardava, sostenendo che l’informazione riservata veniva direttamente da Giulio Andreotti.

2Andreotti

Come a volte ho scritto, seguendo gli insegnamenti dell’Ecclesiaste, fino a quando non lo ritengo opportuno non faccio trasparire le mie intenzioni. Gentile Roberto, penso di essere stato sufficientemente chiaro relativamente a cosa si addensi, ora che è tempo, su Massimiliano Miletti e i suoi eventuali complici in quel disgustoso episodio. Il primo di tanti altri che se riterrà opportuno sono pronto a raccontare. In particolare modo, sarò lieto di sapere, dalla viva voce di questa signora “intelligente” (Grazia Brambilla) che, tra l’altro, non ho mai avuto il piacere di conoscere, se ci troviamo di fronte a un povero squinternato tabagista (o altro?) o se invece, anche a “babbo morto”, cortesemente, lei stessa, grande amica del defunto,  mi conferma che quel criminale, complice acclarato fino al 1980 dei peggiori mafiosi, responsabile in concorso morale della morte violenta del mio primo datore di lavoro, Carmine Mino Pecorelli, cioè l’onorevole (si fa per dire!) Giulio Andreotti, le aveva veramente detto di me che ero “uomo pericolosissimo” e da non frequentare. Se così fosse, intanto, detta la cosa da uno soggetto (er sor Giulio) abituato a relazionarsi con mafiosi e criminali, potrebbe anche inorgoglirmi e confermare che, nel servire la Repubblica, stavo dalla parte giusta. Ritengo, viceversa, che lei, gentile Brambilla, (le verrà, infatti, recapitata  per conoscenza questa corrispondenza all’indirizzo email che ho rintracciato nella speranza di non averne trovato uno sbagliato) non abbia mai proferito queste espressioni calunniose e pericolosissime (visto la materia sotto intesa) riferendosi al sottoscritto. Qualora così fosse, mi scuso anticipatamente con lei, con tutte le Brambilla d’Italia, e mi preparo a chiedere conto, di quelle calunnie, al solo Massimiliano Miletti. Per farlo, mi avvarrò della prestazione professionale dell’avvocatessa Rosanna Rinella che, conoscendo entrambi (il sottoscritto e il Miletti), saprà dirimere la questione, nelle sedi opportune. Gentile Roberto, come vede, senza volere, ha messo in moto un meccanismo che ci porta lontano, fino in Lombardia dove sembra(va) risiedere la misteriosa signora Brambilla. Il suo stimolo potrebbe spingerci lontanissimo, fino in Africa, per la precisione, in Ghana e in Togo. Come, eventualmente, vedremo nella prossima puntata.

Grazie per avermi ricordato dell’esistenza di quel verme.

Oreste Grani, alias Orestino Granetto, alias Leo Rugens.