O Putin legge Leo Rugens o Leo Rugens legge i pensieri di Putin

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L’amica rete ci ha consegnato questo interessante brano:

Putin is using the same language he used to delegitimize Ukraine’s existence to threaten another former Soviet Republic – the massive Central Asian nation of Kazakhstan.

Putin was reportedly asked by a Russian student about what he considered a disturbing “growth of nationalist moods in Kazakhstan.” The questioner asked if Moscow had a plan to address this dangerous condition when the long-standing president of Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, dies.

Putin replied that “Kazakhs did not have a statehood” before the collapse of the Soviet Union, and their condition was a unique one in the former Soviet space. “It was never a state,” Putin said of that central Asian power. “There was never a state there before.” (leggi post originale)

Putin ha delegittimato l’esistenza del Kazakistan perché sa che dopo Nazarbayev si scatenerà una lotta micidiale per la successione; mette le mani avanti, forse ben consigliato dall’ottimo Prodi Romano (che sia capace del doppio gioco non ci stupirebbe visto che prende soldi dal presidente kazako e poi ride per le battute omofobe del presidente russo) o da Valentino Valentini (non credo, direbbe l’ottimo Crozza-Razzi), sapendo che lo sconfinato territorio cosacco è l’ultimo bastione rimasto a difesa della Russia, dal momento che l’Ucraina è palesemente indebolita.

L’avevamo scritto il 26 aprile, ma ne avevamo avuto certezza dal luglio 2013, quando uno sciagurato Alfano Angelino, mal consigliato dal servo del tramatore di turno, aveva coperto il “rapimento” e l’espulsione della “puttana russa” Alma Shalabayeva e della sua piccola bimba Alua, moglie e figlia del giocatore di scacchi Mukhtar Ablyazov.

Che la storia non fosse finita con la liberazione delle due donne, l’avevano capito anche gli ottimi cittadini del Movimento 5 Stelle: Alessandro Di Battista, Emanuele Del Grosso, Manlio Di Stefano, Emanuele Scagliusi e Carlo Sibilia, i quali, recatisi in Kazakistan, erano riusciti nella mirabile impresa di ottenere una diretta streaming del loro incontro con la signora Shalabayeva. A onor del vero, lamentiamo che, forse per gli eccessivi impegni, i cinque cittadini abbiano un po’ perso di vista la situazione, lasciando che a pagare il prezzo politico della vicenda sia stata la sola Emma Bonino, Ministro degli esteri all’epoca dei fatti, e chissà perché non riconfermata nel suo ruolo. Il perché, invece, lo sappiamo benissimo e lo vogliamo ricordare anche ai cinque, sottolinenando che l’unica figura politica di peso a protestare per l’espulsione delle due donne kazake, oltre a voi onesti cittadini, sia stata proprio la grande radicale e che questo non le sia stato perdonato proprio dai vertici dello Stato.

Oggi, il pupillo del presidente Nazarbayev langue (?) in una prigione francese dove, secondo autorevoli fonti, sarebbe detenuto in attesa che si decida a rivelare dove ha nascosto il bottino, dove, invece, secondo il nostro modesto parere, si sta preparando, di concerto con i determinati e organizzati servizi francesi a rientrare da trionfatore, a prezzo di un ovvio bagno di sangue, secondo il modello ucraino, se non peggio.

Ebbene, in mezzo al grande gioco, la redazione di Leo Rugens, segnala da tempo un e-book, un libretto elettronico (Shalabayeva – Il caso non è chiuso, edito da Adagio, casa editrice facente capo alla Casaleggio e Associati), cui fa da contrappunto un post di Alberto Massari (autore del libretto) che riporta una modesta proposta in merito al futuro del paese dei cosacchi:

l’Italia si faccia promotrice di un tavolo di mediazione invitando il Kazakistan e la Francia con la finalità di mettere fine allo scontro tra il Presidente Nursultan Nazarbayev e il suo ex ministro Mukhtar Ablyazov, detto altrimenti di mettere la parola “Pace” tra i due.
L’Italia avrà così l’occasione di promuovere un’azione a salvaguardia della sovranità del Kazakistan, interponendosi agli interessi di quanti sono interessati a violarla, alimentandone conflitti interni ed esterni (vedi originale).

Ci permettiamo di suggerire solo che, data la delicatezza degli equilibri in gioco, il garante ideale di un tavolo così composto andrebbe cercato nel Vaticano di Papa Francesco, autentico e adamantino stratega della Pace.

Facciamo inoltre notare che nel 2017 il Kazakistan ospiterà un Expo di formidabile importanza dedicato alle energie rinnovabili, nonché il paese ospita un tratto di fondamentale importanza per la costruzione della Nuova Via della seta.

A nostro avviso, la fortuna di cui si dice che Putin goda in patria, ricorda la fortuna di certi dittatori che pochi giorni prima di finire malissimo, salutavano folle osannanti dai balconi o in sinistre e buie adunate.

Poiché non vogliamo farci mancare niente, segnaliamo una proposta dell’intramontabile Henry Kissinger segnalammo a suo tempo la presenza del novantenne a Roma il 22 maggio, ricevuto dal Presidente Napolitano, perché?) il quale in To settle the Ukraine crisis, start at the end propone di trasformare l’Ucraina in uno stato neutrale, ponte tra Europa e Russia, esterno alla Nato, federato e garante dell’accesso al Mar Nero per la flotta russa. Amen.

La redazione

DOPO L’UCRAINA TOCCA AL KAZAKISTAN; ERA GIÀ TUTTO PREVISTO

Il presidente Nursultan Nazarbayev e Benedetto XVI

Caso Ablyazov, svelate le trame segrete tra Kazakistan e Ucraina

(lastampa.it  26.4.14)

La signora Alma Shalabayeva è una donna felice, protetta dall’asilo politico che l’Italia ha concesso a lei e alla figlioletta Alua. Madre e figlia, dopo la parentesi del ritorno coatto in Kazakistan […]

Adesso Alma Shalabayeva è raggiante. Anche se resta la preoccupazione per come andrà a finire la vicenda del marito Mukhtar Ablyazov […] sempre detenuto in Francia, in attesa di un nuovo processo estradizionale dopo che la prima sentenza – che l’avrebbe condannato a un trasferimento in Ucraina, a un passo dalle grinfie del suo arcinemico Nazarbaev – è stato recentemente annullato dalla Corte di Cassazione di Parigi.

E anche se l’Ucraina è precipitata in ben altri drammi, i legali di Mukhtar Ablyazov hanno avuto da Kiev incredibili novità. Le classiche scoperte che si fanno quando cade un regime. “Alla fuga dell’ex presidente dell’Ucraina – racconta l’avvocato Peter Sahlas – sono venute fuori le prove del pagamento di mazzette da parte del regime del Kazakistan al funzionario pubblico che in Ucraina aveva istruito il mandato di cattura internazionale contro il mio assistito. Ci sono alcune mail che svelano la trama di contatti tra i due regimi”. […]

Leggere le parole in grassetto deve fare riflettere chi ha sostenuto che la vicenda Ablyazov-Shalabayeva fosse finita lì e che non nascondesse un Grande gioco; roba da Circus, da DGSE o da Casaleggio (l’editore di: Massari, Shalabayeva – Il caso non è chiuso, Adagio), non da un Angelino qualsiasi, non da sbraitanti agenti incapaci di distinguere tra una “puttana russa” (con tutto il rispetto) e la moglie di uno scacchista, pardon “statista”.

Vero, falso o autentico che sia, immaginate la forza di chi, nel casino di una guerra civile in Ucraina, sia capace di trovare le prove della corruzione di un funzionario… complimenti avvocato Sahlas, bel colpo. Certo non bastano i soldi per queste imprese; ci vuole intuito, coraggio, spregiudicatezza, culo e, soprattutto, strategia e un piano. Lei, avvocato, è ben fornito da questo punto di vista, come dice bene il suo curriculum: dieci anni a Mosca, la Trudeau Foundation, larghi mezzi, la giovinezza. Certo di fronte si trova degli avversari non proprio formidabili, anzi divisi, anzi corrotti, anzi incompetenti, anzi proni e pronti ad “attaccare l’asino” dove desidera il padrone di turno in spregio della Repubblica.

Che i soldi non bastino, lo dimostra bene l’irrilevanza dell’agire di un prezzolatissimo aspirante Presidente della Repubblica qual è Romano Prodi, consulente del Presidente Nazarbayev, strapagato con i soldi dei contribuenti kazaki. O dobbiamo al suo lavoro il ritorno e la concessione dell’asilo politico alla signora Shalabayeva?

Di recente, abbiamo letto che Paolo Scaroni, fu presidente dell’Eni, sostiene la centralità del Kazakistan nel futuro energetico dell’Italia date le difficoltà di rifornirci di gas dall’Africa, peccato che Kashagan (41 miliardi di euro investiti in dieci anni) non dia un goccio di olio o di gas. Spetterà alla geniale fu presidente di Confindustria Emma Marcegaglia fare il miracolo? Colei la quale, quattro anni fa, sosteneva che la crisi fosse alle spalle.

“Se questo è un Paese”.

La redazione

PS Nel blog trovate numerose riflessioni in proposito, vai al link

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