La saggezza e la spiritualità degli Yezidi è venduta in mercati desolati dove nessuno compra

Sigillo di Salomone

Alcuni giorni addietro, ho provato ad immettere nella rete (in altro blog), alcune riflessioni dedicate alla spiritualità del popolo yezida e mi sono beccato subito sarcastici commenti ad opera di “uomini concreti” che, a solo sentir parlare di cose gnostiche, hanno reagito come quando uno è attaccato dall’orticaria.

Ho lasciato perdere, stanco e vecchio come sono, e ho cassato quel luogo telematico come indirizzo web dove provare a dire la mia. Continuerò a leggerlo, perché sembra un sito ben informato su quanto accade in giro per il mondo ma parlare di elevazione spirituale, da quelle parti, mi è apparso inutile. Certamente hanno ragione “i geopolitici” e le miei accenni ai rizomi tra alcuni mondi ed altri sono cazzate.

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Mi immagino cosa mi avrebbero detto, questi super esperti di guerre e di combattimenti feroci, se avessi accennato che quando ci si trova di fronte a “terroristi” che si fanno esplodere, certi della morte, è doveroso chiedersi come sono fatti, se vogliamo, non dico prevenire ma, almeno, intuire i tassi di pericolosità di queste persone. Provare a studiare quali siano le motivazioni profonde oltre a quanto sentiamo da sempre raccontare delle delizie che alcuni godranno se muoiono secondo una certa ritualità, che spingono, donne e uomini, anche molto giovani, ad immolarsi, è il minimo se si pretende di dispensare interpretazioni sulla “guerra tra la gente” in atto. La verità che gli ambienti militari o di chi ritiene di interessarsi di cose complesse quali sono la Pace e la Guerra, sono spesso, come direbbe il sommo Sgarbi,frequentati da  delle “capre ignoranti”. Osservare, studiare, cercare di capire se ci troviamo di fronte a un personaggio che ritiene, dopo lungo indottrinamento, di sapere come si arriva a possedere una conoscenza del modo per liberarsi dei beni materiali e considerarsi  quindi pronto alla “vera vita” in quanto già “morto” in questo di mondo, è fare strategia di sicurezza se, come non potrà non essere, vivremo sempre di più in una realtà multireligiosa e multietnica. Non dico che il terrorismo suicida sia figlio dello gnosticismo sufi ma, sicuramente, è una “degenerazione”, una “perversione”, di tutto un intendere, da parte dei musulmani, l’aldilà, dopo aver giudicato il nostro (cristiano/ebreo/ pagano/agnostico/ateo) di aldiquà.

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Torno agli Yezidi e ai luoghi dove, in questi ultimi mesi, si combatte. Nel nord dell’IRAQ, a fine del ‘900, i turchi sono già passati a depredare gli Yezidi, a uccidere e violentare le loro vergini, a rubare gli oggetti sacri. I turchi quando avevano bisogno di denaro per pagare i soldati li mandavano da quelle parti a rubare ciò che volevano. Oltre, come già detto, a sollazzarsi con le ragazzine e ragazzini yezidi. Altri prima dei mostri dell’ISIS, hanno bruciato Lalish. I musulmani turchi sono già passati a cancellare, dentro e fuori dei santuari yezidi, gli esagrammi (due triangoli incrociati), le rappresentazioni dei sigilli di Salomone, le asce, i bastoni da pastore, i cerchi di fiori a sei petali e altri cerchi con il sole, la luna, le stelle. Molto di ciò che consentirebbe di studiare in modo  approfondito i legami (rizomi è la parola che ha fatto scandalo nel sito di cui ho fatto cenno), è stato, nei secoli, azzerato, dall’ISIS di turno.  Anche per questo, il popolo degli Yezidi e il suo Baba Sheykh, vanno difesi e preservati.

La saggezza e la spiritualità degli Yezidi è venduta in mercati desolati dove nessuno compra.

Questo penso, al contrario “degli uomini con i piedi per terra” di cui, temo, sia affollato anche il web.

Oreste Grani/Leo Rugens