Un suggerimento di intelligence culturale a chi fosse impegnato nella meritoria trattativa per liberare in nostri ostaggi ancora nelle mani dei “decapitatori”.

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Di quanto accade intorno all’ISIS e alla diga di Mosul, la cosa che più mi colpisce è che sembra di sentir parlare e agire (e non mi riferisco ai fanatici musulmani dalle bandiere nere), dei “veri alieni”. Ma dove erano questi signori governanti l’occidente mentre tutto questo covava? David Cameron, premier di Sua Maestà Elisabetta II, ad esempio, a proposito della ferocia dei suoi avversari politici e culturali (i seguaci del Califfo) che hanno, da poche ore, tagliato la testa ad un suddito britannico, si dichiara inorridito di tanta violenza. Ipocrisia, ignoranza storica, autoassolvimento sono una miscela pericolosissima che, da un momento all’altro, può far degenerare il mondo intero in una guerra senza confini.

L’ultimo prigioniero decapitato era, ad esempio, di origini scozzesi.

Attirandomi tutte le antipatie del caso proverò a ricordare che gli inglesi lasciarono in vita solo poche decine di maschi adulti quando decisero di stroncare la fierezza e il desiderio di indipendenza dei clan scozzesi. Eravamo intorno al 1750 e per saperne di più basterebbe digitare (santa rete!) www.clan-cameron.org/battles/1746_b.html. Si verrebbe a sapere che per ordine del Duca di Cumberland, furono mozzate un numero notevole di teste, sul campo e nei mesi successivi la Battaglia di Culloden, tenutasi il 16 aprile del 1746.

Mi sembra che gli avi degli inglesi che si sorprendono, che oggi inorridiscono, furono talmente spietati con gli scozzesi, da farsi soprannominare “macellai”. Non a caso, tanta ferocia, nei testi di storia, viene “giustificata” in quanto il Duca di Camberland, invece di aver fatto – come noi – il militare a Cuneo, era di “scuola militare tedesca”, addestramento che gli impedì di ricordare di trovarsi nella patria dell’habeas corpus quando diede ordine di “decapitare”/”sgozzare” tutti i prigionieri non riuscendo a distinguere tra una rivolta da reprimere e un “macelleria”. Tutti i lord avversari del Duca di Cumberland furono portati a Londra e “decapitati”. Così come quei pochi  feriti sopravvissuti.

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Peggiorerò la situazione, per quanto riguarda la questione delle antipatie che mi posso attirare, ricordando che, in un solo giorno, (il 13 aprile 1919), in India, i soldati dell’Impero britannico, trucidarono centinaia (formalmente si parla di 339 morti e 1000 feriti!) di uomini, donne, bambini inermi che seguendo le indicazioni di Gandhi, massimo teorico della non violenza, protestavano contro il Rowlatt Act, legge che estendeva in tempo di pace le restrizioni di libertà decise per i tempi di guerra! Ritengo che, quel giorno, Gandhi abbia deciso che in qualche modo si dovevano regolare i conti con gli inglesi e che non avrebbe cessato la lotta (non violenta) se non quando quei massacratori della sua gente inerme se ne fossero andati sconfitti, dalla sua India.

Tenete conto che, se ne avete piacere, essendo le cose odierne (geopolitiche) difficilissime da valutare, potreste, per peggiorare la situazione, approfondendo la voce “Califfato 1920”, scoprire che Gandhi (il non violento), in quell’anno, prende le difese del Califfato musulmano, pur di battere gli inglesi. Di califfati quindi c’è ne sono stati, in tutti i tempi e ad ogni latitudine, a bizzeffe, dopo la morte di Maometto.

Vogliamo parlare degli inglesi in Afghanistan, prima dei russi e prima degli americani?

Vogliamo parlare dei regolamenti di disciplina (fustigazioni ed impiccagioni a go-go) a bordo delle navi di sua Maestà?

Vogliamo parlare della castrazione chimica di Alan Mathison Turing, in quanto omosessuale, nei primi anni ’50?

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Nello stesso periodo (3/6 novembre del 1953), altri inglesi, al comando del generale Thomas Willoghby Winterton, a Trieste, reprimono le proteste dei giovani italiani che temevano (stavano andando così le cose!) che gli inglesi ci lasciassero invadere da Tito e dalle sue spietate truppe, per “cuccarsi”, Trieste e il Friuli-Venezia Giulia. Chi ha memoria, ricorda che gli inglesi fecero fuoco sui manifestanti uccidendo sei italiani e ferendone oltre 400.

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Alcuni anni dopo, Io stesso, mentre a Roma Ali Agcà e Oral Celik (due “lupi grigi”, entrambi musulmani e turchi) cercavano di uccidere il Papa, ero a Belfast, quando la Lady di Ferro, dava l’ordine di lasciar morire i cattolici irlandesi (Bobby Sand e altri) che protestavano, digiunando, nelle carceri speciali, rivendicando l’indipendenza dell’Irlanda del Nord, contro gli occupanti inglesi. Che dire delle Faulkland e degli ingenui argentini fatti a pezzi con i bombardamenti aereo-navali. Tornando indietro di qualche anno, i boeri in Sud Africa e, prima ancora, i coloni americani sperimentarono di quale pasta fossero fatti gli eserciti inglesi. Che dire, inoltre, di quanto accadde nel Quebec con i nativi pellerossa. Per non parlare dei calcoli opportunistici che precedettero l’intervento militare in Sudan, in soccorso di Gordon Pascià. Soccorso che, cronometricamente, arrivò a sacrificio avvenuto di migliaia di cristiani sgozzati (come vedete, alcuni musulmani, hanno il vizio di tagliare la gola!), proprio a Khartum, dai fanatici guidati dal Mahdi/Califfo di turno. Agli inglesi, non conveniva salvare Gordon e gli abitanti cristiani della capitale del Sudan, in quel momento ma, “un’ora dopo” la decapitazione di migliaia di innocenti. Gordon compreso. Punto. Di cosa inorridisce, David Cameron?

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In molti, in Iraq, durante le varie guerre, hanno conosciuto, per motivi vari, gli inglesi dei reparti SAS: soldati silenziosi, nel tagliare le gole, quando agivano dietro le linee. Se avete letto altre volte i post di questo blog, vi sarete accorti che continuo, da tempo, a lasciare tracce, su quanto fu deciso, proprio dagli inglesi, con la consulenza strategica di Geltrude Bell, rispetto alla nascita dell’Iraq. Realtà giuridica e politica che, appunto, non solo non esisteva ma, esistita artificiosamente, da un certo giorno in poi, proprio per volontà inglese, ha continuato ad essere, in quanto entità imposta e senza senso, il problema dei problemi, con tutte le conseguenze del caso, ancora in essere. L’artificio culturale e storico, determinato cento anni addietro, è la matrice di quanto ancora accade. Punto. Il desiderio spasmodico di petrolio, misto alla insita violenza degli anglosassoni, non è estraneo al guaio in corso con l’ISIS. Di cosa si meraviglia David Cameron? Di cosa si meraviglia Tony Blair?

Di cosa si meraviglia l’opinione pubblica inglese? Torno a ricordare ai miei concittadini che, ad Otranto, gli jihadisti dell’epoca (…), in un giorno solo (a sera erano affaticati, povere creature), tagliarono la testa a 800 cristiani: o ti convertivi, seduta stante o, zac, ti decapitavano. Sarà opportuno che la memoria storica, ci soccorra, prima di meravigliarci ancora.

A margine di quanto dico, suggerisco una strada atipica per riportare a casa gli ostaggi (ovviamente, non solo i nostri connazionali) ancora nelle mani dei “tagliatori di teste”: mi risulta che, nelle nostre Biblioteche di Stato e nella Biblioteca vaticana, si trovino più di tremila e cinquecento preziosissimi “corano”, bottino di guerra cristiani dei secoli passati. Se qualcuno verificasse l’esistenza di questa ricchezza (vista la età e la mia notoria inaffidabilità, potrei essermi inventato, di sana pianta, l’esistenza di questo patrimonio), potremmo tentare lo scambio. Tentare non nuoce e, soprattutto, intavolando la trattativa, si potrebbe verificare l’attendibilità di qualche contatto residuo in quei territori martoriati. Utili per il futuro proseguo delle guerre e mettendoci, eventualmente, preventivamente, al sicuro da attacchi terroristici sul nostro territorio.

Meglio restituire “sacri corani” che pagare riscatti, alimentando, con denaro e armi, gli aggressori, pronti ad essere, un giorno, nostri (cristiani e non) ancor più spietati nemici. Questa della restituzione dei “corani”, spero che, a chi di dovere, appaia una strada meno ingenua di come potrebbe sembrare in un primo momento. Se, ancora esistono, questi corani.

Oreste Grani/Leo Rugens