La condanna di de Magistris tendeva a colpire soprattutto Gioacchino Genchi.

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Nel colpire il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris non solo si colpisce lui e quanto ha saputo, voluto, potuto fare in questi anni per rendere edotti gli italiani su “Why not” e inchieste similari ma, accomunandolo nella sentenza, si cerca, ancora una volta, di far fuori il vero avversario strategico dell’intreccio tra criminalità politica e malavita organizzata: Gioacchino Genchi. Nessuno, come Genchi, sa “far parlare” i tabulati (le così dette “prestazioni obbligatorie”), dovuti, per impegno contrattuale, alla magistratura, dai “gestori” (Telecom, Wind, Tim, Vodafone) e utilizzarli, a fini investigativi, per far emergere, dalla realtà, ciò che c’è ma non si vede.

Colpendo de Magistris si è voluto, nella confusione informativa in cui viviamo permanentemente, delegittimare, al tempo stesso, tutta l’attività professionale di Gioacchino Genchi e, così facendo, tentare di “aggiustare” le posizioni giudiziarie di molti politici collusi con la la grande criminalità. Centinaia di traditori del giuramento alla bandiera (purtroppo, presenti anche tra le forze dell’ordine), sono stati individuati grazie alle analisi “maniacali” di cui è capace Gioacchino Genchi. Tenete conto che, entrambi (il sindaco e il poliziotto), sono uomini del Sud e questo, per molti, è ancora peggio, perché, il Sud, non deve mai essere di qualità. Why not, è una storia giudiziaria tra le più complesse, tra le tante emerse negli ultimi anni, soprattutto perché svela le modalità con cui la ‘ndrangheta sia tutt’uno con la quasi totalità della politica calabrese e, in Calabria, non lo rimuovete, tra poco si vota per eleggere il Governatore.

Se in Calabria non ci fossero ancora interessi macroscopici legati, soprattutto, al Porto di Gioia Tauro, “chi” si metterà e con quale compagine partitica, a capo del Parlamento Regionale, non interesserebbe un bel “niente” a nessuno. Ma non è così perché il Porto di Gioia Tauro non solo esiste ma è, geopoliticamente ed economicamente (soprattutto per l’economia criminale), il porto più importante d’Italia. Forse, del Mediterraneo.

Da quando, più forze politiche, con in testa, certamente, la sinistra dell’epoca (erano giovani del PCI, sia Pino Soriero che Marco Minniti, all’epoca entrambi “dalemiani”) hanno voluto fortemente l’infrastruttura, quel porto, a tutti ha portato benessere, tranne che ai calabresi onesti. Infatti, come certamente sapete, la Calabria continua ad essere la regione più povera d’Italia e, solo con l’ingresso di alcuni Stati dell’Est dell’Europa, gli è stato  strappato il primato della zona più depressa, anche del Continente. Di una oscena situazione quale quella che ho solo accennato (povertà, violenza, disoccupazione, eterni cantieri aperti o, altri, spariti nel nulla,”i bronzi sono miei e me li gestisco io”), ovviamente, i colpevoli sono Luigi de Magistris, Giocchino Genchi e, cominciando ad andare indietro, il più colpevole di tutti, è stato quel allucinato di Agostino Cordova. Dimenticavo la solita coppia diabolica Casaleggio/Grillo e tutti i cittadini organizzati nel M5S, in Calabria, in Italia, nel Mondo.

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“Poco importa se Genchi non ha mai intercettato nessuno in vita sua: basta ripetere a reti unificate che intercetta tutti, che scheda milioni di persone, ovviamente a scopo ricattatorio, e il gioco è fatto. Tutti finiranno per crederci.”   Marco Travaglio

Perché il solito terrorista/destabilizzatore, fondatore di quel fogliaccio (Il fatto Quotidiano), scrive enigmatiche parole come quelle che ho riportato? Qualche tempo prima, Silvio Berlusconi, a proposito dell’attività (legittima e altamente professionale) di Gioacchino Genchi, senza neanche nominarlo, aveva dichiarato alla stampa e a tutte le tv: “Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo trecentocinquantamila persone.

Una cazzata talmente grande che, quasi quasi, ci si poteva credere. Eppure, Silvio Berlusconi, che si prestò a dire una tale baggianata disinformativa su come, in realtà, funzionino le intercettazioni e di come le attività telefoniche generino, in automatico, tabulati con milioni di tracce elettroniche (quale utenza chiama chi; a che ora, minuto, secondo; con quale serialità, coincidenze, intrecci con altre utenze che si ripetono), avrebbe dovuto sapere tutto del settore perché glielo aveva spiegato, dettagliatamente, uno che se ne intendeva di questa roba (Mario Traverso di Carro/Monitoring), in una lunga conversazione, a tu per tu, dedicata proprio a comprendere, da parte del Capo del Governo, il funzionamento di una materia tanto delicata. L’incontro tra Berlusconi e Traverso, in cui il Presidente del Consiglio (dell’epoca) era stato reso edotto, fin nei particolari, su come funzionavano le intercettazioni, era avvenuto prima di queste strumentali e falsissime dichiarazioni, per cui, sono certo, che, quando il turlupinatore n°1 del Paese disse quelle falsità, non poteva non sapere che le stesse dicendo: come al solito, mentiva, sapendo di mentire. E, se ben ricordo le date, non ci sono attenuanti, perché, a Berlusconi, le ragazze assatanate di Arcore, non dovevano aver ancora “bevuto” il cervello. Del tutto.

Rimane la sostanza: oggi, il mentitore N°1 è libero di determinare, a suo piacimento, gli assetti costituzionali della nuova repubblica; il mentitore consapevole n°1, è libero di condizionare, anche in politica estera, l’attuale Capo del Governo, “Attanasio cavallo vanesio Matteo Renzi”; il mentitore consapevole n°1, continua a turlupinare gli Italiani (in verità, sempre meno) per interposta persona (Matteo Renzi) su tutto ciò che gli aggrada. Gioacchino Genchi, viceversa, si becca una condanna penale (un anno e tre mesi) per aver fatto il suo dovere. Con merito e  professionalità. Non male, come auspicio per la nuova Repubblica.

Ma cosa vi devono fare di più?

Oreste Grani/Leo Rugens