Il 21 agosto u.s., scrivevamo il post intitolato “IL TERRORISMO (CHE CONTINUERÀ AD AVERE UN RUOLO) STA PER LASCIARE IL POSTO ALL’INSORGENZA, ALLA GUERRA CIVILE, ALLA RIVOLUZIONE”

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Quanto accaduto ieri, ad Ottawa, capitale del Canada, è la conferma di quanto andiamo dicendo da tempo e va letto come una delle tante prove generali di “guerra tra la gente” a cui assisteremo, nei prossimi giorni/mesi, ad opera dei seguaci del Califfo di turno (ISIS). Consigliamo, fine a prova contraria, di considerare quanto accaduto generatosi nel clima di guerra che gli jiadisti hanno dichiarato agli “infedeli”. Queste attività politico/criminali fanno parte di un disegno riassunto nella sequenza: terrorismo (già largamente e precedentemente usato, per anni, in giro per il mondo); insorgenza (è in atto nei territori, irakeni, siriani, libanesi); guerra civile tra la gente e non solo più terrorismo del “tipo” caratteristico della prima fase; rivoluzione e presa del potere con instaurazione di veri e propri nuovi stati confessionali.

Riblogghiamo il post, del 21 agosto, ritenendo che due dei quattro gatti (ma fedeli e intelligenti) che ci leggono, fossero, beati loro, chi al mare e chi ai monti. Per fare, appunto, cosa gradita ai due gatti che non lo avessero potuto leggere, cogliamo la drammatica occasione data dall’attacco al Parlamento canadese, per sottolineare che gli avvenimenti sono destinati sempre di più a prendere questa piega tragica e internazionale. Consigliamo inoltre di non distrarsi rispetto alla sequenza prevista di escalation della violenza e di “guerra tra la gente”: terrorismo-insorgenza-guerra civile-rivoluzione con nascita di veri e propri nuovi stati. Quando, e se doveste rimanere sorpresi dagli avvenimenti, non potreste accampare scuse: nella rete, rimarrà l’onesta testimonianza che Leo Rugens, con il suo branco di leonesse e giovani leoni, ve lo aveva detto.

Oreste Grani/Leo Rugens


IL TERRORISMO (CHE CONTINUERÀ AD AVERE UN RUOLO) STA PER LASCIARE IL POSTO ALL’INSORGENZA, ALLA GUERRA CIVILE, ALLA RIVOLUZIONE

Per le immagini abbiamo fatto una scelta estetica stanchi dell'orrore delle teste mozzate.

Un secolo addietro (forse di più!), Leo Rugens deve aver pubblicato un elenco di organizzazioni terroristiche che si dicevano ispirate a principi politico-religiosi islamici ma che, oggi, si distaccano palesemente e profondamente dai principi religiosi in nome dei quali sostengono di agire. Riletto l’elenco pubblicato il 12 novembre 2012 nel post “Tre sono spie, sei sono imbecilli e uno è pericoloso” (mi scuso per le numerose imprecisioni che lo connotano ma il mondo descritto è in continua evoluzione e, volutamente, si trasforma per mimetizzarsi), riuscite ad immaginare quanti “tagliatori di teste” si aggirino in un arcipelago così variegato? Avete idea di quanti milioni di persone rappresentano “l’acqua in cui vivono questi pesci”? Dopo l’esecuzione del cittadino americano James Foley, rapito il 22 novembre 2012, e forse eseguita da un cittadino inglese detto John dei “Beatles”, sentiremo riparlare di terrorismo in tutte le salse.

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Noi, più che di terrorismo, continueremo a parlarvi di “guerra tra la gente” e di “conflittualità non convenzionale” perché, per noi che abbiamo fatto il militare a Cuneo, il terrorismo è, appunto, classificabile come una delle manifestazioni della conflittualità non convenzionale ed è caratterizzato da quattro elementi essenziali dove, in assenza anche di uno solo degli elementi che seguono, ci troveremmo di fronte a fenomeni diversi dal terrorismo, che possono “anche” rientrare nell’ambito della conflittualità non convenzionale:

  • la violenza criminale;
  • il movente politico, politico-religioso o politico-sociale;
  • la clandestinità strutturale ed operativa;
  • l’azione posta in essere da aggregazioni non statali con o senza l’appoggio di uno o più Stati sostenitori.

Questi quattro parametri definiscono il terrorismo e la sua pericolosità.

Il terrorismo si presenta, solitamente, sotto forma di stadio o di strumento nelle fasi di gravità progressiva caratterizzante la conflittualità non convenzionale detta pure, “guerra”.

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Da questo momento in poi ci avvaliamo delle riflessioni elaborate, sul finire del 2010 (poco tempo addietro per una materia così complessa) da un militare docente di studi sulla conflittualità non convenzionale, già ufficiale della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, Vittorfranco Pisano. Pisano è uno dei massimi esperti del tema su cui vi invitiamo a riflettere prima che vi bombardino di luoghi comuni e stereotipi fuorvianti.

L’agitazione sovversiva mira al raggiungimento di fini ideologici, politici, politico economici, potitico-confessionali o legati a singole cause specifiche. È praticata da elementi appartenenti a partiti, movimenti o altre aggregazioni, sia parlamentari sia extra-parlamentari, sia di piccola sia di considerevole consistenza numerica.

Accomuna sia militanti protesi verso la resistenza passiva e la disubbidienza civile sia veri e propri facinorosi (zoccolo duro), entrambi affiancati da compagni di strada spesso animati da ideali velleitari ed utopistici. Si avvale per lo più, ma non esclusivamente, di mezzi non cruenti, ancorché illeciti o scorretti, fra cui: la propaganda tendenziosa e la disinformazione, l’incitamento all’inottemperanza delle leggi o a talune di esse, sit-in e cortei che perturbano l’ordinato svolgimento della vita sociale ed economica, l’occupazione d’immobili e violenze di piazza. Nella maggior parte dei casi, il ricorso alla violenza si esaurisce in atti vandalici e nel danneggiamento o distruzione di beni pubblici e privati. Con minore frequenza, però, comporta anche lesioni alle persone.

Abituali sono, invece, le minacce. Fra le tattiche più utilizzate rientra l’inserimento di gruppuscoli di facinorosi in manifestazioni di varia natura e consistenza, inclusi comizi, cortei e manifestazioni di protesta con l’intento di provocarne la degenerazione. Secondo strategie prescelte o in concomitanza di circostanze particolari, solo elementi o la totalità di determinate aggregazioni praticano agitazione sovversiva.

Alcune organizzazioni, sedicenti o anche apparentemente rispettose della legalità costituzionale, si dotano, a latere, di strutture impostate su ordinamenti cellulari o di altra natura per porre in essere attività sediziose, operando così su scala binaria.

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Rientrano nelle metodiche dell’agitazione sovversiva, l’indottrinamento martellante e subdolo e l’infiltrazione nelle istituzioni di qualunque natura e livello, nazionali e internazionali, pubbliche e private, laiche e religiose, con l’utilizzazione di esteso range mediatico che spazia dalle pubblicazioni, anche di natura semiclandestina, alle trasmissioni radiotelevisive, ai siti Internet.

L’agitazione sovversiva è necessariamente propedeutica al terrorismo, sia quando si manifesta come stadio più avanzato rispetto all’agitazione sovversiva e sia quando s’inserisce nell’agitazione sovversiva quale strumento occasionale.

L’insorgenza è associata al controllo parziale e temporale del territorio nazionale e della popolazione.

Si manifesta tipicamente nelle aree rurali del Terzo Mondo. La sua azione, nel tempo, mira al controllo parziale o totale del territorio e delle risorse di un Paese, avvalendosi di organizzazioni politiche illegali e di forze militari irregolari impiegate contro le autorità che detengono il potere.

Rientrano nei fini dell’insorgenza l’indebolimento del controllo e della legittimità delle autorità governative e l’incremento del controllo sul Paese e della legittimità. L’insorgenza prevede scontri a fuoco con le forze armate governative, ancorché a livelli non elevati, di breve durata e, comunque, improntati sull’elemento sorpresa. Viene, spesso, classificata secondo la categoria dell’istituzione presa di mira, dello Stato o comunità politica, del sistema politico o forma di governo, delle personalità in carica ritenute illegittime e degli indirizzi politici.

Rispetto all’agitazione sovversiva e al terrorismo, l’insorgenza richiede maggiore impegno o disponibilità in termini di capacità organizzativa, articolazione di comandi, pianificazione, addestramento e risorse umane e materiali.

Da sottolineare che, contrariamente allo stadio dell’insorgenza, quello del terrorismo non comporta controllo del territorio da parte terroristica. Va parimenti evidenziato che il terrorismo quale strumento può inserirsi nello stadio dell’insorgenza.

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Nell’analisi dell’ insorgenza diversi studiosi tendono a considerare tre fasi:

  • la fase organizzativa, una sorta di pre-insorgenza, in parte assimilabile all’agitazione sovversiva e al terrorismo;
  • la fase guerriglia, che fondamentalmente coincide con un’insorgenza in corso;
  • la fase guerra di movimento, assimilabile alla guerra civile nel cui ambito avvengono frequenti scontri a fuoco tra ribelli e forze regolari governative.

La guerra civile si concretizza:

  • in conflitto combattuto all’interno di uno Stato la cui popolazione si scinde in due o più fazioni contrapposte che si contendono con le armi il potere governativo o il controllo di una determinata area territoriale;
  • in lotta armata, contro l’autorità costituita, da parte di ragguardevole parte della popolazione nella prospettiva di significativa ristrutturazione della società.

Si tratta, quindi, di una netta contrapposizione tra componenti della popolazione nazionale o di parte di essa contro lo Stato e si distingue, per intensità numerica e operativa, da tutte le manifestazioni o stadi precedenti della conflittualità non convenzionale: agitazione sovversiva, terrorismo e insorgenza. Qualestrumento, il terrorismo può manifestarsi anche nella guerra civile.

In situazioni presenti in Afghanistan, Iraq, Libano, Siria, Libia e Ucraina, nonché in Paesi dell’Asia Meridionale lo stadio del terrorismo è sicuramente stato superato almeno dall’insorgenza. Secondo alcuni osservatori, la conflittualità non convenzionale avrebbe raggiunto in alcuni di quei Paesi anche lo stadio della guerra civile. È comunque chiaro che il terrorismo continua ad essere presente in quegli stadi a livello di strumento.

È altresì palese che un’aggregazione eversiva, capace di transitare con successo per i vari stadi considerati, riesce a raggiungere la fruizione del fine radical-rivoluzionario prepostosi fin dall’origine. La rivoluzione, (dal tardo latino revolutio, rivolgimento), è un mutamento violento e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di uno nuovo. A volte può anche limitarsi a mero mutamento delle leve del potere.

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Conclusione

Il terrorismo contemporaneo non può essere adeguatamente analizzato limitando l’analisi al semplice approfondimento degli aspetti fondamentali quali le matrici, i fini, le strutture, le dinamiche e le fonti di appoggio delle aggregazioni che lo praticano.

Per valutare l’impiego di mezzi idonei ed adeguati all’attività di contrasto, è indispensabile inquadrare il fenomeno terroristico nello specifico contesto di conflittualità non convenzionale, nel quale s’inserisce e manifesta, in alternativa, come terrorismo-stadio o come terrorismo-strumento.

Analizzare la “dualità” è, quindi, essenziale per determinare ed affrontare situazioni diverse tra loro, ma il cui comune denominatore permane il terrorismo. Con oggi ci fermiamo qui.

In molti (migliaia) chiedete alla rete “Quanto si guadagna nei servizi segreti? Come si entra nei servizi segreti?” e, come vi abbiamo documentato, come risposte a queste legittime curiosità, per prime in Google e altri primari motori di ricerca, trovate le nostre opinioni in materia.

Forti di tale primato, sentiamo il dovere di cominciare a fornire, all’oceano della conoscenza senza limiti, alcuni spunti di riflessione che sempre di più vi introducano al mondo complesso dell’Intelligence Culturale. Quello di oggi è un primo passo verso tale complessità e mette le basi di comprensione di quello che si intende per “terrorismo”.

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Oreste Grani/Leo Rugens