Se Dionisia avesse ragione sul “Caso Christophe De Margerie (TOTAL)”, la questione dovrebbe riguardare anche l’Italia e la sua intelligence

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Alla luce di quanto ho trovato scritto nel post “QUANDO CADONO GLI DEI – CHRISTOPHE DE MARGERIE MUORE A MOSCA, preso da sincera curiosità per la tesi prospettata, ho deciso di esaminare le decine di articoli che ormai Dionisia ha pubblicato da quando è ospitata in questo blog. Il dato statistico che emerge è che, quando il pezzo include ipotesi di trame geopolitiche complesse sotto intese all’argomento trattato, raramente (quasi mai), la tesi ventilata si è dimostrata errata. Questa peculiarità della produzione “letteraria” di Dionisia, devo confessarvelo, mi attira (oltre al fatto, di minor peso, che sia giovane e bella), in quanto, io stesso, non ne conosco la vera identità e non so bene ne dove, ne da chi attinga i suoi spunti investigativi. Come ho scritto altre volte, la ospito perché è intelligente e di gradevole aspetto. Veniamo al pezzo che, in queste ore, mi ha scosso per le implicazioni (qualora anche questa volta Dionisia avesse ragione) internazionali implicite negli avvenimenti presi in considerazione.

Capite di cosa si tratta? Fare spallucce o rimanere indifferenti a questo incidente (doloso o meno che sia), sarebbe come dire che la morte di Enrico Mattei  non ha cambiato la storia della Repubblica italiana e il destino economico/lavorativo di milioni di italiani e di nord africani.

Come sappiamo è proprio il contrario: chi uccise il Presidente dell’ENI volle farsi Dio e determinare, a proprio piacimento e interesse, il destino d’Italia e del Mediterraneo. Ora, come certamente sapete, questo blog considera i Governi francesi, da molti anni, responsabili di non poche cose che riguardano da vicino  questioni di politica interna ed estera dell’Italia: l’Istituto Hyperion a Parigi e tutta la politica di copertura che i francesi hanno attuato nei confronti dei nostri terroristi/brigatisti/mestatori vari; il caso Ustica con annesse morti inspiegate (soprattutto quella del Generale Licio Giorgieri fatto uccidere con la complicità di Claudia Gioia); l’azzeramento di Gheddafi (che andava fatto ma non con quelle modalità unilaterali messe in atto) e vai altri episodi solo apparentemente minori. Tutto questo non ci rende cechi o sordi rispetto al gravissimo episodio che riguarda la nazione europea che, con la Spagna, nella nostra visione semplicistica e sognatrice, dovrà essere il tutt’uno che prima o poi rifonderà l’Europa dei Popoli. Francia, Italia e Spagna quindi, devono mantenere, reciprocamente, una assoluta attenzione agli episodi che riguardano solo apparentemente le loro realtà politiche prese come monadi assestanti. La morte di Christophe de Margerie e l’eventuale messa in mora della TOTAL da parte di spietati avversari nel mondo degli affari, eliminazione eventualmente attuata con intendimenti punitivi per altri accadimenti, ci “ultra-riguarda”, come Italiani, non solo per ciò che (nel bene e nel male) già avviene (la presenza della Total) nei nostri territori ma, soprattutto, per ciò che dovrebbe cominciare ad avvenire. Chi ha (eventualmente) deciso la morte di Christophe de Margerie certamente aveva un movente complesso. La ricerca del movente, non deve riguardare solo i “fratelli” (basta, continuare a chiamarli “cugini”) francesi ma deve far scattare, da parte della nostra residua capacità di intelligence, una assoluta solidarietà investigativa che potrebbe essere la base di un necessario e auspicabile ritrovato futuro legame politico e culturale strategico tra Italia e Francia.

La tesi ventilata da Dionisia è audace ma, come si dice …”audace ci piace”. Certamente l’irrisolta – da mesi – questione del dissidente kazako Muxtar Äblyazov (vedi abbinamentoÄblyazov/Leo Rugens), detenuto in Francia e sotto la minaccia di un’estradizione in Russia, potrebbe (deve) essere un elemento da non sottovalutare. Altrettanto, in questo scenario legato all’energie, vanno sapute leggere le difficoltà che il mondo ENI sta vivendo e ancor più potrebbe, presto, dover affrontare, nonostante gli ipocriti giri di valzer ai vertici. Mi chiedo, ancora perplesso, cosa, ad esempio, di minacce e complessità di questa natura, possa capire la signora Emma Marcegaglia, persona che riteneva, quando era a capo della Confindustria, che la crisi internazionale fosse finita (nel 2009), crisi che, proprio in quei momenti, anzi, cominciava ad assumeva le forme (variegate) di guerra guerreggiata a cui stiamo assistendo.

L’episodio della morte di Christophe de Margerie, quindi deve, a nostro rispettoso e sommesso avviso, allertare le agenzie di intelligence, AISE/AISI, non dimenticando che se ci fosse pure un infinitesimale percentuale di probabilità che Dionisia veda giusto, la questione TOTAL non dovremmo considerarla solo di competenza francese. Se possiamo dare, in assoluto spirito di servizio, un’indicazione operativa, chi di dovere deve non solo, giustamente, comandare la massima allerta su qualunque attività che possa essere riconducibile alla questione ISIS, ma, se fosse nostra competenza, ci attiveremmo anche per dare un significativo contributo (di analisi e, se fosse possibile, anche investigativo/operativo) ai colleghi francesi. Sarebbe un gesto intelligente e di ri-tessitura di rapporti fiduciari e di stima che, negli ultimi quarant’anni, sono mancati. Da Hyperion in poi, per intendersi.

Oreste Grani/Leo Rugens


CHE ARIA TIRA ALL’ENTE NAZIONALE IDROCARBURI (ENI)? SECONDO LEO RUGENS, PESSIMA. IN MOLTI RISCHIANO CHE NON GLI SIA CONSENTITA NEANCHE “UN’ORA D’ARIA AL GIORNO”

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La storia comincia con la morte di Enrico Mattei, passando per nomi quali Graziano Verzotto, Berardino Andreola, Eugenio Cefis e tutti quelli che, nei decenni, hanno ritenuto che l’ENI e la ricchezza implicita nel metano/petrolio fosse cosa loro e non del Popolo Italiano. Similmente, più recentemente, devono averla pensata (in questa chiave privatistica) i vari Scaroni Paolo, Descalzi Claudio, Bisignani Luigi, Valentini Valentino e i politici che li hanno scelti e piazzati in quelle posizioni di comando. La proverbiale preveggenza di Leo Rugens suggerisce di godersi gli avvenimenti (in tema ENI e responsabilità penali annesse), senza perdere una battuta di quanto, a giorni, potrebbe accadere. Birra, patatine fritte e canottiera d’ordinanza. A Milano, il 16/17 ottobre p.v., è convocato un summit geopolitico euroasiatico (presenti, tra gli altri, Putin e Nazarbayev) che ci sembra essere una cornice sufficiente per fare la solita bella figura di merda! Pronti?

Chissà se Matteo Renzi si ricorderà che è stato lui a nominare Descalzi Claudio e la signora Emma Marcegaglia ai vertici dell’ENI?

Quando sarà passata la buriana, torneremo su Graziano Verzotto e Berardino Andreola. Senza dimenticare Mauro De Mauro, passando per Vincenzo Cazzaniga, Cagliari e cento altri. A proposito: Cagliari, a cui ci riferiamo, non è il capoluogo di regione, ma il Presidente dell’Ente che si è, a suo tempo e con dignità, suicidato. Prima della prematura scomparsa di Cagliari (1992), c’è chi come “Goldrake” (pseudonimo del giornalista Fulvio Belllini), in Candido, del 28 febbraio 1980, all’interno dell’articolo intitolato “E adesso a chi tocca?”, elencava ben 15 morti nella vicenda del “petrolio italiano”, dal 27 ottobre 1962: “Dal 1962 ad oggi sono quindici le vittime della allucinante catena di omicidi di Stato iniziata con l’assassinio del presidente dell’ENI: con Mattei infatti, quella sera vennero eliminati anche il giornalista americano William McHale e il pilota Irnerio Bertuzzi. Poi toccò al colonnello Rocca, della REI (1968), al giornalista De Mauro (1970), al procuratore Scaglione e al suo autista Lo Russo (1971), al colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e al professor Filippo Costa (1977), al boss mafioso Giuseppe Di Cristina e ai suoi guardaspalle Napolitano e Di Fede (1978), al vicequestore Boris Giuliano (1979), al Giudice Terranova e al brigadiere Mancuso.”

 “Chi sarà il prossimo?”, recitava il titolo scelto da Goldrake in quel lontano  28 febbraio 1980.

Che aria tira nel Palazzo prospiciente il Laghetto dell’Eur?, si domanda oggi il blogger che odia “gli uomini con i piedi per terra”.

Oreste Grani/Leo Rugens