Beauty Point: le profumerie sono dei Teatri dei Sogni e dei palcoscenici dove si rappresenta la rivoluzione culturale in essere nella società contemporanea.

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Centinaia di accessi (ritengo soprattutto dovuti all’interesse suscitato tra il personale della catena di negozi Beauty Point) si sono verificati, in poche ore, finalizzati a leggere le riflessioni, “su chi merita e chi no”, contenute nel post “DA BEAUTY POINT A GARDENIA, LA STRADA IN SALITA DEI LAVORATORI”, TITOLA (FINALMENTE QUALCUNO SE NE È ACCORTO) L’AUTOREVOLE “CORRIERE DELLA SERA”. Come avete capito sono rimasto attratto, già mesi addietro, dalla vicenda umana, professionale, imprenditoriale, giudiziaria di queste donne e uomini e delle “loro” profumerie che dovrebbero chiudere. Profumerie e persone che sono oggetto di una trattativa complessa tra chi ha la responsabilità del non aver fatto quanto fosse necessario fare perché la storia non finisse come potrebbe finire e chi (gli eventuali rilevatori dei punti vendita) vuole, giustamente, “approfittare” dell’occasione propizia che il mercato gli offre.

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L’idea che mi sono fatto è che, al di là di quello che non può non essere un atteggiamento prudente e oculato da parte di chi rileva le attività in discussione (scelte negoziali che hanno parametri che ovviamente mi sfuggono), per quel poco che possa servire, mi andava di affidare, alla saggezza provvidenziale della rete, le considerazioni che solo in parte ieri ho cominciato a fare sulla ricchezza rappresentata da un personale già formato e, comunque, da donne e uomini che, facilmente, potrebbero assorbire la visione culturale del nuovo brand subentrante. In nessun campo commerciale, come in quello di cui parliamo, il risultato non lo fanno solo i prodotti (che comunque non sono acqua fresca ed hanno dietro tanta ricerca scientifica e milioni investiti in “comunicazione”)  ma anche e, soprattutto, la capacità relazionale e di abile (non intendo manipolatoria) “seduzione” che chi è in prima linea con il cliente deve saper attuare. Se fossi l’acquirente, è proprio questo ciò che comprerei e, a questo “meccanismo mentale” (previa attenta verifica nelle risorse umane in gioco in questa vicenda), affiderei le sorti della mia acquisizione. Anche in questo campo, come in altri settori del mondo del lavoro apparentemente distanti, è il “servizio” che prevale: per fare il risultato sono determinanti il know how e la motivazione della squadra. I Cerasoli devono aver rimosso questi fondamentali del business e devo aver ritenuto, per troppi anni,di essere impegnati a produrre e vendere scatolette di carne “Simmental”. E mi scuso con la Simmental.

Antichità

Viceversa, il risultato, per anni, consentendo loro l’accumulo, lo hanno fatto proprio (senza ombra di dubbio alcuno) le mille sfumature di natura psicologica messe in campo, al momento opportuno, con il cliente indeciso o, restio a spendere, uomo o donna che fosse, giovane o anziano,dal personale che oggi viene considerato un peso. Vincere nella rivoluzione dei consumi e in recessione non è da tutti e quindi è bene che gli inadeguati passino la mano. In questi anni difficili si stanno perfezionando idee di marketing tutte affidate alla fedeltà è all’innamoramento e all’idea che “le idee possono muovere montagne” soprattutto in recessione o turbamento dei mercati. Tutto questo senza una “santa alleanza con i collaboratori” è destinato al fallimento. Chi  pensa che fare l’imprenditore sia un mestiere per furbi si sbaglia di grosso. O, per lo meno non è più così. Torneranno di moda ma per ora nella attraction economy, senza abilità d’intrattenere, soddisfare e sorprendere i consumatori, in tutta la varietà dei loro gusti e passioni, l’impresa è destinata al fallimento. Per attrarre i consumatori e fidelizzarli presso quel negozio oltre che a quei prodotti c’è bisogno di nuovi modi di pensare ed agire. Non tutti sanno, nel punto vendita, conquistare il cuore dei clienti usando l’attrazione. I comportamenti commerciali, nel negozio, non sono solo dovuti ad addestramento in aula o a procedure standard ma ritengo che debbano scaturire dal “sentimento”. La forma è figlia del sentimento; è figlia di un amore per quello che si fa. Questo sentimento si prova solo in presenza di esempio virtuoso e di autorevolezza di chi chiede la prestazione. Chiunque sia, con fini onesti, nel mondo del business sa che (nonostante sia un dilettante della materia) sto dicendo il vero. E’ in corso un cambiamento radicale  in ciò che i consumatori richiedono e desiderano. Come tutti sanno, il nuovo consumatore non è più disposto ad accettare passivamente qualsiasi cosa i produttori gli mettano davanti. A sua volta gente che vuole fare business deve capire che se il mercato è ormai prevalentemente fatto di consumatori con alti tassi di sensibilità rispetto ai temi appena accennati (i clienti vogliono essere molto amati e molto rispettati) la prima cosa che devono imparare a fare è amare appassionatamente il propri collaboratori e, soprattutto, rispettarli. È come a letto!

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Mistero, sensualità e intimità stanno trasformando l’esperienza in negozio. I negozi sono dei Teatri dei Sogni, e saranno sempre di più (crisi o non crisi) il palcoscenico della rivoluzione culturale e valoriale in essere, in quel momento storico, nella società civile. Teatro e palcoscenico, non sono luoghi per avidi e furbi e ignoranti. Il Teatro antico è il luogo dove nasce la democrazia, il rispetto reciproco, la partecipazione, il diritto alla critica. L’80% delle decisioni di acquisto, nel vostro mondo (le profumerie), ancora viene preso in negozio e il 50% dei passaggi da un brand all’altro avviene proprio in negozio e grazie alla sapienza del personale. Anche un cretino capirebbe che il personale è tutto! Sulla ricchezza rappresentata dalla risorsa umana, se fossi stato il padrone, avrei impostato la trattativa per salvare l’azienda che non avevo saputo guidare.

Almeno non tradivo, umanamente, chi mi aveva fatto diventare ricco.

Oreste Grani/Leo Rugens

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