Quando cadono gli dei parte seconda – de Margerie e lo Shtokman project

tjtal3_21.06.2012

Notoriamente descritta da Churchill come «un indovinello avvolto nel mistero dentro un enigma», la Russia resta il più grande rebus del mondo… Il decennio della diplomazia “vodka e Jacuzzi” che ha seguito la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha reso i leader russi ciechi davanti alla loro situazione strategica – e cioè al fatto che, per Stati Uniti, Europa e Cina, una Russia così grande non deve tornare a essere una Russia forte. Al contrario, la cricca oggi al governo nelle stanze dorate del Cremlino avverte la persistenza di un’eredità imperiale e guarda con rabbia al perduto status di impero di prima grandezza. Come spiega uno specialista del paese residente a Berlino, «La Russia sta vivendo in questo inizio di XXI secolo una nuova versione del dibattito ottocentesco tra slavofili e  occidentalisti – questa volta tra eurasiatici e atlantisti –, con una analoga assenza di chiarezza se il paese sia una parte dell’Occidente o faccia invece parte a sé». Sotto l’inflessibile ex ufficiale del KGB Vladimir Putin gli eurasiaticisti – favorevoli alla restaurazione della gloria russa – sembrano essere riusciti nell’intento di risollevare la nazione dalla palude degli anni Novanta. E in effetti, grazie al controllo di una quantità di risorse naturali (petrolio, gas, carbone, legname) superiore a quella di Stati Uniti, UE e Cina messi assieme, il Cremlino può di nuovo permettersi di pensare e di agire con uno stile imperiale persino al Polo Nord [Shtokman project, vedi sotto] Esattamente come il disordinato arcipelago nucleare era la fonte della potenza sovietica, oggi sono i gasdotti i vasi in cui è pompata la linfa vitale della Russia. Con il valore del gigante dell’energia Gazprom lievitato dai 10 miliardi di dollari del 2000 ai quasi 300 del 2006 (un terzo dell’intera economia russa), la diplomazia moscovita è diventata in fretta un sinonimo della diplomazia Gazprom… Gazprom non si limita a disegnare la politica estera russa: è diventato lo Stato stesso. In un’economia cleptocratica nella quale pubblico e privato sono abbondantemente confusi, Gazprom a fatto proprie diverse funzioni che il Cremlino non aveva mai avuto: è più grande proprietario di beni immobili, in città e in campagna, costruisce strade e ospedali, sponsorizza centri sportivi. L’ultimo presidente della società, Dimitrij Medvedev, è ora il presidente della Repubblica. L’alleanza Gazprom-Cremlino ha realizzato misure populiste contro i cosiddetti oligarchi (il solo polo di potere alternativo in Russia), facendo incetta di patrimoni rinazionalizzati nel nome della restaurazione del potere centrale. Il governo ha chiuso tutti i casinò privati del paese e ne ha aperti di propri, ai margini delle grandi città. Non c’è da stupirsi, pertanto, se Putin ha ammesso che chi riesce ad aprire una nuova società merita una medaglia. Ogni inverno il governo si ritira per intere settimane in allegre bisbocce alcoliche, spingendo l’anziano parlamentare Ivan Grachev ad ammettere che «meno lavorano, meglio è per il paese»…

A un secolo di distanza Putin continua a governare l’apparato statale russo, ora decisamente assottigliato, più con l’istinto che con le regole. Andrei  Illariov è stato un fidato consigliere di Putin fino a quando, nel 2005, ha tradito la causa dichiarando che la Russia aveva «finito di essere una nazione politicamente libera» I media indipendenti, i gruppi di opposizione e l’apparato giudiziario sono stati tutti neutralizzati. Se un tempo i think tanks preparavano dossier politici per gli apparati del Cremlino, «al giorno d’oggi», come ha lamentato un analista politico nel suo malandato ufficio moscovita, «del nostro lavoro non importa più nulla a nessuno

La Russia è diventata l’archetipo della “petrocrazia”, con una spesa senza regole, uno sviluppo diseguale e una continua lotta fra élite per il controllo di enormi risorse naturali, mentre le domande di una cittadinanza fatta di non contribuenti restano senza risposta… Le entrate petrolifere, tuttavia, non hanno spinto la Russia a concedersi né il lusso del burro né quello dei cannoni. Le forze armate hanno un arsenale obsoleto e un sistema disorganizzato di comando e controllo, mentre la forza lavoro disponibile resta un problema a causa del collasso della popolazione del paese, con uno sbalorditivo tasso di decrescita di mezzo milione di persone l’anno. Due terzi dei russi che popolano l’immenso territorio della Repubblica vivono ancora a ridosso della soglia di povertà, morendo a ondate a ogni nuovo inverno di freddo oltre la norma. Nei loro caseggiati fatiscenti e privi di riscaldamento si chiedono dove finisca tutto quel gas: ma se l’energia della Russia non serve atenere in vita i russi, allora primo poi la Russia sparirà.
Come durante la guerra fredda, America e Russia hanno ancora armi nucleari puntate l’una contro l’altra, pronte a scattare in qualsiasi momento. Se la Russia può bloccare l’espansione della Nato e ritardare lo scudo antimissile americano, non può tuttavia arrestare l’allargamento della UE. Per oltre un decennio in paesi europei hanno considerato la Russia “troppo vicina troppo grande” perché fosse il caso di irritarla; inoltre la cooperazione russa era indispensabile per porre termine alla guerra nei Balcani. Dall’Ucraina al Kosovo alla Cecenia, tututtavia, la Russia si è impegnata più a ostacolare che non ha contribuire a obiettivi europei quali la sicurezza energetica, la lotta al terrorismo o i diritti umani…
Anche la UE, comunque, ha i suoi eurasiaticisti, coloro che vogliono assorbire ed europeizzare la Russia. Spesso si dipinge un quadro in cui la Russia tiene l’Europa in pugno grazie alle proprie riserve di gas e di petrolio; ma ci sono anche limiti alle capacità della Russia di mordere la mano che la nutre. La maggior parte del commercio e dell’export energetico russo è diretto verso l’Europa, e mano a mano che quest’ultima diversifica le proprie fonti di energia (il crescente ricorso a fonti rinnovabili, il gas naturale della Africa settentrionale) cresce anche il suo potere di contrattazione con Mosca. Malgrado l’imponente patrimonio energetico la Russia continua ad avere bisogno degli investimenti europei per finanziare la propria crescita, e se qualcosa lì funziona, dalle automobili ai cantieri edili, è probabilmente europeo… Le sfuriate di Putin che rivendica rispetto per la «via russa» e la sua sponsorizzazione dei gruppi nazionalistici giovanili non sono riuscite a ridurre al silenzio tutti quei russi che non desiderano altro che una maggiore ingerenza europea nelle vicende del paese. La classe più abbiente preferisce rivolgersi ai circoli economici di Londongrad e di Berlino – dove il tycoon in esilio Boris Berezovskij [morto suicidato a Londra nel 2013] invoca apertamente un colpo di stato che deponga Putin –, privando la Russia di talenti e di risorse di prima grandezza, mentre la UE spinge per una maggiore partecipazione russa alla propria industria aerospaziale sotto la condizione di migliori regole di trasparenza…
I giorni della superpotenza russa sono alle spalle. È il più grande petrostato del mondo ma ha un’economia ancora inferiore a quella della Francia. E anche se, sulla carta, può diventare ricco, la sua politica non fa che confermare che una tale ricchezza non sarà prolungata. Oggi è la UE a impedire che la Russia possa porre un veto perpetuo nei confronti dell’Occidente, ed è sempre la UE che può far sì che la Russia si unisca all’Occidente, salvandola, in tal modo da se stessa.
Parag Khanna, I tre imperi, Fazi Editore, 2009
La fotografia è un po’ vecchiotta, tanto petrolio e sangue sono scorsi sulla faccia della Terra ma Gazprom e Putin son ancora lì.
Il giovane leader russo, il cui volto paralizzato da interventi chirurgici (lifting o altro) e illuminato dalla sacra luce delle sacre icone che Kirill gli porge da baciare, sa da tempo che, essendo il capo di una banda, come tutti i capi dei capi, è oggetto delle amorevoli attenzioni di molti suoi affiliati. È così dalla notte dei tempi e così sempre sarà.
Detto in altri termini, oltre alla chiara intenzione di farlo fuori del fronte occidentale, è sicuro che anche all’interno non pochi aspirino a prenderne il posto, altrimenti non si comprende cosa lo abbia obbligato a “sbagliare” nel liberare Khodorkovskij, una scelta compiuta dopo ben dieci anni, e obbligata da non si sa quali inconfessabili segreti e pressioni, esterne (Rotschild) e interne. Khodorkovskij, infatti, oltre a vedersi riconosciuto un risarcimento dalla Russia di 50 mld di dollari per la faccenda Yukos, dal suo esilio leninista in Svizzera – chissà quanto distante dalla casa della famiglia Ablyazov – ha dichiarato che il suo paese ce l’ha nel cuore e che non intende stare a guardare. Se ne deduce che l’ex prigioniero e nemico numero uno di Putin – chissà perché è ancora vivo – sa di avere sponde sufficienti di qua e di là degli Urali. Vedremo se le paure o le analisi di chi è vicino al cuore del problema si avvereranno o meno.
Le modalità con cui togliere di mezzo Putin non sono poi tante, posto che una guerra mondiale non si profili all’orizzonte: veleno, incidente o l’arresto per tutti i miliardi che ha nascosto da qualche parte. L’occasione, una crisi economica senza precedenti causata dal basso prezzo del petrolio, dall’embargo economico, dalla fame e dal freddo quindi dalle tensioni sociali che ne deriverebbero. Se rileggete L’alternativa del diavolo, dedicata appunto all’indipendentismo ucraino, troverete che l’unico vero nemico di chi vive al Cremlino è la fame del popolo.
Premesso ciò, veniamo alla morte “incidentale” di Christophe de Margerie e facciamolo con il comunicato che ne da Gazprom riportato da La voce della Russia:

Gazprom ha espresso condoglianze per la morte del presidente di Total

I rappresentanti della società russa Gazprom hanno espresso le loro condoglianze per la morte del capo della compagnia francese Total, Christophe de Margerie.
“Gazprom esprime le sue profonde condoglianze per la tragica morte del direttore esecutivo del gruppo Total Christophe de Margerie”, ha riferito la società russa nel suo microblog su Twitter.

L’aereo leggero Falcon con il presidente della società petrolifera francese a bordo si è schiantato nella notte di martedì presso l’aeroporto della capitale “Vnukovo”. Sono morte quattro persone. La causa dell’incidente è stata una collisione sulla pista di decollo con la macchina sgombraneve (vedi originale).

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Un po’ pochino per ciò che rappresenta Total rispetto a Gazprom e per ciò che de Margerie aveva stipulato con “lo Stato stesso”. Leggiamo infatti sul sito di Gazprom:

Gazprom and Total discuss terms of new agreement on Shtokman project

A working meeting between Alexey Miller, Chairman of the Gazprom Management Committee and Christophe de Margerie, Chairman and CEO of Total took place today as part of St. Petersburg International Economic Forum 2012.

The meeting was particularly focused on cooperation in Shtokman Phase I development. The parties discussed the major terms of a new agreement on the project.

Background
Total is one of the world’s leading energy companies. It operates in more than 130 countries and deals with the whole range of operations in the oil and gas sector from upstream to downstream.

The Shtokman field is situated in the central part of the continental shelf within the Russian sector of the Barents Sea.

C1 reserves of the field make up 3.9 trillion cubic meters of gas and 56 million tons of gas condensate.

The Shtokman gas and condensate field development project is of strategic importance for Gazprom. The project implementation will give a start to a new gas production region on the Arctic shelf of Russia.

The Shtokman field will become a resource base for building up deliveries of Russian pipeline gas and LNG to domestic and foreign markets.

Gazprom Neft Shelf, a wholly-owned subsidiary of Gazprom, holds the gas and gas condensate exploration and production license for the Shtokman field.

On February 21, 2008 Gazprom, Total and StatoilHydro (present Statoil) signed the Shareholders Agreement on establishing Shtokman Development AG, a special purpose vehicle to implement Phase 1 of the project. Gazprom holds 51 per cent in the company, while Total and Statoil hold 25 and 24 per cent accordingly.

Senza la tecnologia e soprattutto i soldi dell’Occidente, la Russia non è in grado di estrarre le sue ricchezze dal sottosuolo né di trasferirle (vedi North Stream), sia detto per inciso.

Quindi, se non di incidente si tratta, e per ora nessuno fiata, o de Margerie era schierato – ammettiamo anche a sua insaputa – con la fazione che sogna di scalare il Cremlino o – altrettanto a sua insaputa – con la fazione che ne puntella il potere, e ciò si è rivelato fatale.

Dionisia

P.S. Sembra paradossale che la presa del potere in Russia da parte della sua intelligence, con la conseguente eliminazione o marginalizzazione della classe politica, abbia portato il paese sull’orlo del precipizio o perlomeno lì vi si trovi il suo capo Putin. È da riflettere anche il fatto che, per esempio, Nazarbayev provenga invece dal partito – fu a un passo da diventarne il numero due – quindi che abbia una formazione e una cultura molto lontana da quella del suo minacciosissimo alleato… oltretutto, ci insegna Le Carrè, il KGB era affare dei russi e non di “culi neri” o tartari assortiti.

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