Il numero di accessi ai post dedicati alla vicenda Beauty Point/Cerasoli/Gardenia mi obbliga ad un ulteriore passo concettuale.

teatro2

Per scrivere della vertenza “Beauty Point” e dei suoi “drammatici avvenimenti” (confermo centinaia di accessi al post, anche ieri, cosa di cui vi ringrazio, tutte e tutti), ho usato la metafora dei negozi di “cosmesi” e di “profumi” come luoghi teatrali. Ho sentito il bisogno di raccontare delle vostre difficoltà utilizzando, in mio soccorso, una riflessione sul mondo della scena, quale metafora del reale, che avevo letto, a firma di Giorgio Strehler (uno che di teatro e di scena se ne intendeva mille volte più di me), nel lontano giugno del 1989, qualche mese prima della caduta del Muro di Berlino. Un’era fa, tanto che alcune/i di voi, ritengo, beate/i voi, non eravate ancora nati/e.

Giorgio Strehler

Veniamo a Giorgio Strehler e al suo pensiero che mi è stato di ispirazione. “La metafora della vita nel teatro presuppone una rappresentazione simbolica della realtà – dice Strehler – e richiede una certa dose di illusione”.

I fatti raccontati sulla scena, pur essendo strettamente legati al mondo come metafora, sono illusori: si dà l’illusione della morte, dell’amore e dell’odio, ma in realtà non si muore, non si odia, né si ama mai. Il teatro di per se è già una metafora della vita e della morte, semplicemente perché comincia e finisce ogni sera a una certa ora, ha un inizio e una fine.

Inoltre, l’illusione del reale nel teatro è già insita nel fatto che cento, duecento o quattrocento persone si mettano assieme davanti a un sipario per vedere e per aspettare la nascita di un evento straordinario: una sorte di essere, un bambino che ad un certo punto, da una vagina ideale che si apre – il sipario in genere è rosso – nasce, esce fuori. Ed è l’essere bellissimo, piccolo, giovane, brutto, grande…che comincia a crescere, a prendere forma, a fare delle cose e va avanti per un po’ di ore. A un certo punto il sipario si chiude e la storia di questo essere finisce. Il richiudersi del sipario è sempre una metafora ed è un distacco, sia per lo spettatore che per l’attore.

Ogni sera si deve ricostruire un castello di carte o una cattedrale.

Ogni sera la commedia finisce e lo spettatore, cessati gli applausi, finito l’incanto della finzione, spente le luci, esce nella strada e ritrova la realtà.

Forse, durante la rappresentazione, ha portato con sé nel cuore qualche emozione, dimenticando se stesso eppure partecipe, trascinato nella finzione più vera del vero. Comunque, prende la macchina o la metropolitana o si incammina verso casa, ritorna alla sua vita reale. Nello spettacolo ha vissuto una vita fittizia che gli è stata presentata sulla scena nell’illusione della realtà, o di una astrazione metafisica“.

Fin qui Giorgio Strehler, con cui mi scuso, nell’oltretomba, per l’uso che farò del suo pensiero.

teatro

Ciò che ha scritto e voluto rappresentare in questo brano, l’ho vissuto come un possibile suggerimento ad assimilare il teatro, ai vostri negozi di profumi e trucchi. Ogni giorno aprivate il sipario (la saracinesca) e, aspettando gli spettatori (i clienti paganti) vi predisponevate a recitare la commedia (per il vostro pubblico), del bello o, più spesso, del sogno di essere belli e attraenti. Mettevate, ogni giorno, in scena, la possibile sconfitta del tempo facendo dimenticare ai vostri clienti che l’azione del dio Crono rende fragili e infelici se non si è preparati alla trasformazione, certa, delle proprie fattezze. Quanta gente avete reso meno infelice! Quanti baci, carezze, disponibilità agli abbracci, avete favorito! Ogni inizio turno vi organizzavate mentalmente a vendere il trucco e l’illusione come solo gli attori di qualità sanno fare.

teatro-carmen21

Gli applausi sono stati, nei vostri teatri/profumerie, metafora degli incassi: da bravi attori professionisti della recita, avete ottenuto milioni di applausi/incassi. Mille e mille repliche per “servire”, ogni volta, con passione e mestiere, lo spettatore/cliente in cerca di illusioni. E, dopo aver dispensato, replica dopo replica, giornata lavorativa dopo giornata lavorativa, sogni, brividi, certezze e qualche dubbio, abbassavate la saracinesca, e onestamente, contato l’incasso, lo consegnavate all’impresario. Comunque, prendevate la macchina, la metropolitana, o vi incamminavate a piedi verso casa ritornando alla vostra vita reale che, quasi sempre, era lontana dalla recita effettuata poche ore prima. Questo saper entrare nella parte, questo conoscere il copione a memoria, questo mettere passione nella recita/vendita è il vostro maggior merito e, come vedremo, il vostro patrimonio inalienabile.

Patrimonio di attrici/attori bravi e amati dal loro pubblico che, se fossi in voi, non consentirei a nessun “impresario avido e incolto” di disperdere, sciogliendo la compagnia.

teatro_HANSEL1

Proprio nel Teatro, ci sono esempi di capacità di auto promozione ed organizzazione professionale che, in questo gioco metaforico che continuo a citare tra teatro e profumeria, non sottovaluterei.  Se siete voi il patrimonio del teatro/profumeria, cioè le belle e brave attrici e i bravi e belli attori “commesse/i”, io non mollerei e studierei, dopo esservi unite, intelligentemente, con lungimiranza e con stima (fra colleghi) reciproca, in una sola grande e fantasiosa “compagnia teatrale”, come “rilanciare”. E come  entità professionale unita, per la prima volta sul mercato di riferimento, tratterei l’ingaggio e il “cartellone” con il nuovo impresario. Se avete piacere, potrete leggere il come può avvenire tutto questo, continuando a seguire, nei prossimi giorni, queste mie “affettuose” ma, vi garantisco, “rispettose interferenze”.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Continua.

Oreste Grani/Leo Rugens