Quando cadono gli dei parte terza – de Margerie, Sant’Egidio e Riccardi

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Ci appare doveroso ricordare, a pochi giorni dalla morte, il ruolo che Christophe de Margerie ha rivestito in seno alla Comunità di Sant’Egidio, lui uomo di energie non rinnovabili.

La comunità trasteverina, realtà complessa e articolata, vera e propria diplomazia parallela (esattamente di chi non sapremmo dire, di certo l’Italia ne ha beneficiato e continuerà a beneficirane) è riuscita perfino a esprimere nelle vesti del suo fondatore Andrea Riccardi un ministro della Repubblica durante il governo Monti (Ministero della cooperazione internazionale e dell’integrazione). Nobile tentativo di presentare un volto decente al mondo intero.

Com’è finita l’esperienza di governo non giova ricordarlo, certo è che il tessere dialoghi tra Sant’Egidio e le regioni più calde del globo non si è interrotto, o meglio, con la morte di de Margerie, subirà di sicuro un rallentamento, interrompendosi quantomeno un canale diretto con Vladimir Putin.

Ecco il punto. Se è vero, e non abbiamo motivo di credere il contrario, che de Margerie, Ceo di Total, fosse uomo vicinissimo e molto ascoltato dal boss del Cremlino, forse proprio per la spiritualità che ne ispirava l’operato, la sua caduta danneggerà Putin per primo; a prescindere che si tratti di morte accidentale o meno.

Certo le vie del Signore sono davvero imperscrutabili, tanto più quelle che passano per sacrestie, conventi, stanze vaticane, così, dichiariamo non tanto una sorpresa quanto una curiosità intorno al legame che l’italiana (?) Sant’Egidio intratteneva con il francese de Margerie (Total), a meno di voler considerare solo l’uomo e non la funzione. Nei brani degli interventi che ci siamo dati la pena di cercare e riportare di seguito, balzerà all’occhio che il defunto non prescindeva mai, nelle occasioni in cui appariva ai convegni della Comunità, di ricordare chi fosse, e non crediamo per vanagloria.

Insomma un “vuoto incolmabile” s’è aperto nella trama sant’egidiana e a noi no rimane che esprimere il nostro dispiacere, pieno di dubbi.

Dionisia

P.S L’esegesi delle parole che seguono la lasciamo ai volonterosi lettori. Amen

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Barcellona 2010 – Intervento di Christophe DE MARGERIE

L’impegno della Comunità di Sant’Egidio al servizio della giustizia e della pace ci riunisce oggi. Io ringrazio vivamente Andrea Riccardi d’avermi voluto associare alle vostre riflessioni. La preoccupazione del vivere insieme, che è al cuore dell’impegno di Sant’Egidio, non è estranea alla Total. In effetti la nostra missione consiste nel rispondere a un bisogno umano fondamentale, quello dell’energia,  vigilando nel frattempo per lasciare ai nostri figli un pianeta vivibile. Mi fa piacere poter condividere con voi alcuni dei problemi etici della Total. Evocherò prima la dimensione umana e poi la dimensione ambientale con le quali noi ci misuriamo.

1. Il gruppo Total come realtà umana

Total è un’impresa multinazionale presente il 130 paesi, che da lavoro a più di 100,000 persone di 130 nazionalità. La diversità è al centro della nostra identità. Aprirsi ad ogni cultura, incoraggiare la diversità all’interno della nostra organizzazione, dare delle opportunità ad ognuno quale che sia la sua origine, sono tutte esigenze che fan parte dei nostri principi di azione.

Essere una multinazionale è un’opportunità considerevole, grazie alla varietà di esperienze, di competenze, e di talenti che noi riuniamo.. Ma questa situazione ci crea anche un dovere di esemplarità, quello cioè di promuovere, nei paesi in cui operiamo, le migliori norme tecniche, sociali e ambientali e di trattare i nostri salariati e i nostri fornitori in maniera equa ovunque noi siamo presenti.

La nostra attività di produzione di petrolio e di gas genera grandi ricchezze, ma la loro ripartizione può essere fonte di ingiustizie e di tensioni. Per tentare di rimediarvi, l’azione di Total è orientata in due direzioni, la trasparenza finanziaria e i programmi di sviluppo socio-economici. Noi partecipiamo all’ Extractive Industries Transparency Initiavie, una iniziativa che ha come scopo quello di dare ai cittadini dei paesi produttori che accettano di condividere le regole del gioco, una buona visione delle rendite dei loro paesi legate alla produzione di idrocarburi. I nostri programmi socio-economici hanno come priorità l’educazione, la salute e lo sviluppo industriale e artigianale locale. Essi rispondono ai bisogni presentati dalle comunità vicine ai nostri siti, in modo che esse possano trarre vantaggi reali dalla nostra presenza, e che noi possiamo lavorare accanto a loro con una buona intesa, è ciò che viene chiamato accettabilità.

 La nostra attività si svolge talvolta in paesi difficili, che conoscono dei conflitti interni o nei quali i diritti umani sono poco rispettati. Noi vi lavoriamo fin quando possiamo applicarvi le regole della nostra carta etica e che non vi si oppongano le leggi internazionali. Io credo da parte mia, alla luce soprattutto della nostra esperienza in Birmania, che la presenza di Total vi è utile, che essa mantiene un’apertura di questi paesi verso l’esterno e che essa può proteggere i suoi abitanti. Lo scoraggiamento ci prende talvolta, vedendo la lentezza con la quale progredisce il rispetto dei diritti umani, ma andar via sarebbe rinunciare ad agire per migliorare la situazione.

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2. Il Gruppo Total e la conciliazione tra energia e ambiente.

L’energia è un bisogno essenziale dell’uomo per nutrirsi, scaldarsi, spostarsi e per esercitare attività produttive. Pensiamo al fatto che oggi un essere umano su quattro non ha elettricità. Per rispondere alla domanda crescente di energia, cosa fa Total? Noi investiamo massicciamente per sviluppare nuove risorse di petrolio e di gas. Noi cerchiamo di accrescere l’efficacia energetica nelle nostre stesse installazioni e presso i nostri clienti, allo scopo di non sprecare energia. Infine partecipiamo allo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare nel campo dell’energia solare e in quello della biomassa, continuando ad interessarci del nucleare.

Una delle grandi sfide con la quale ci misuriamo è quella del cambiamento climatico. L’80% dell’energia mondiale è ancora fornita da energie fossili, che hanno molti vantaggi, ma due inconvenienti:  essere non rinnovabili ed emettere CO2. Una soluzione per limitare queste emissioni consiste nel recuperare il CO2 all’uscita delle unità, le centrali termiche o le raffinerie ad esempio, e iniettare il gas sottoterra, in alcune pieghe geologiche. E’ quel che Total fa, a titolo sperimentale, nella nostra fabbrica di Lacq.

Il nostro mestiere è complesso e non è senza pericolo per gli uomini e per l’ambiente. La recente esplosione della piattaforma petrolifera gestita dalla BP nel Golfo del Messico, che ha fatto 11 morti e provocato un inquinamento grave, è là per ricordarcelo. La storia di Total non è al sicuro da simili avvenimenti dolorosi. Il nostro primo dovere è quello di assicurare la sicurezza dei nostri impianti per i nostri salariati, i lavoratori in appalto, per le comunità umane che vivono in vicinanza ai nostri siti e per l’ambiente.

Per concludere io vorrei sottolineare l’importanza che io attribuisco al dialogo con i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose. La dimensione religiosa è costitutiva dell’uomo, essa da risposte alla sua ricerca di senso, essa è fonte di iniziative molto feconde in campo sociale e politico. Le comunità credenti sono protagonisti importanti della società civile, che ci interpellano talvolta sulla nostra azione in alcuni paesi, e possono essere delle interfaccia efficaci per mettere in opera programmi di sviluppo locale. Noi siamo felici di dialogare e talvolta di collaborare al servizio dell’uomo con delle associazioni di origine confessionale. Vedi originale

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Sachs: «Su ambiente e sviluppo la politica ha fallito: ora tocca alle religioni»

«Oggi siamo di fronte a sfide epocali, a fenomeni su cui la politica ha perso il controllo: è arrivato il momento in cui le religioni abbiano il coraggio di spingere le scelte pubbliche verso direzioni nuove». Jeffrey Sachs, l’economista statunitense tra i massimi esperti mondiali in sviluppo economico e lotta alla povertà, ha partecipato ad una tavola rotonda su “Sviluppo sostenibile e lotta alla povertà nel XXI secolo” all’interno dell`incontro interreligioso “La pace è il futuro”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio ad Anversa ed ha messo a confronto le sue teorie con i punti di vista di imprenditori, filosofi, scienziati e uomini di religione. Sachs ha parlato di una situazione ambientale e sociale «catastrofica» delle cui proporzioni pochi sembrano rendersi conto: «non la politica – ha spiegato – che ha contribuito a creare il problema con scelte sbagliate e ne ha perso il controllo, ma nemmeno chi opera nel mondo dell’industria e dell’economia, perché il mercato è nato per risolvere i problemi di chi ha i soldi e, se non viene guidato, non potrà mai produrre una tendenza verso l’uguaglianza». Con Sachs si è confrontato anche Christophe De Margerie, presidente e direttore generale di Total, che ha rivendicato per la compagnia petrolifera francese un ruolo importante per sostenere concretamente un cambiamento di mentalità. «È vero che esistono esempi positivi – ha continuato l’economista – ma è innegabile che spesso mi sono dovuto scontrare con posizioni dure, di compagnie che hanno negato il problema del riscaldamento globale e hanno rifiutato ogni impegno per lo sviluppo sostenibile. Resta il fatto che, mentre la popolazione mondiale cresce, noi stiamo perdendo tempo: oggi la nostra capacità tecnologica è tale che i maggiori problemi dell’umanità potrebbero essere risolti facilmente, ma nessuno si prende la responsabilità di invertire il processo. Questo non avverrà grazie all’economia o alla geopolitica, ma solo un nuovo sistema di valori ci può aiutare: per le religioni e per gli uomini di cultura questa è la chiamata più vitale che si sia mai sentita».

Economista americano, professore ed editorialista, Jeffrey Sachs ha collaborato per oltre vent’anni con l’Università di Harvard ed è ora direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University. È stato consulente per la strategia economica di 125 paesi; ha ricevuto più di venti lauree honoris causa e numerosi premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Tra i suoi numerosi incarichi a livello internazionale è stato Consigliere speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Anversa 8 settembre 2014. Vedi originale

 

 

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