La condanna di de Magistris tendeva a colpire soprattutto Gioacchino Genchi.

Mi sembra che l’offensiva contro De Magistris (implicitamente contro Gioacchino Genchi) sia durata il tempo di un onesto e ben argomentato ricorso al TAR. Tiriamo avanti. Se a qualcuno è rimasto il dubbio io sono la persona che si intravede fotografato in Sinagoga, a Napoli, alle spalle del Sindaco. Oreste Grani/Leo Rugens

Leo Rugens

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Nel colpire il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris non solo si colpisce lui e quanto ha saputo, voluto, potuto fare in questi anni per rendere edotti gli italiani su “Why not” e inchieste similari ma, accomunandolo nella sentenza, si cerca, ancora una volta, di far fuori il vero avversario strategico dell’intreccio tra criminalità politica e malavita organizzata: Gioacchino Genchi. Nessuno, come Genchi, sa “far parlare” i tabulati (le così dette “prestazioni obbligatorie”), dovuti, per impegno contrattuale, alla magistratura, dai “gestori” (Telecom, Wind, Tim, Vodafone) e utilizzarli, a fini investigativi, per far emergere, dalla realtà, ciò che c’è ma non si vede.

Colpendo de Magistris si è voluto, nella confusione informativa in cui viviamo permanentemente, delegittimare, al tempo stesso, tutta l’attività professionale di Gioacchino Genchi e, così facendo, tentare di “aggiustare” le posizioni giudiziarie di molti politici collusi con la la grande criminalità. Centinaia di traditori del giuramento alla bandiera…

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