“Vivere sicuri non è solo un desiderio: è un diritto”. Firmato: Finmeccanica.

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“Vivere sicuri non è solo un desiderio: è un diritto”. Firmato: Finmeccanica. Qual’è il rapporto tra quanto veniva perentoriamente affermato, solo qualche anno fa, da una delle tante campagne pubblicitarie “istituzionali” varate da Finmeccanica e quanto apprendiamo, per la centesima volta, si ritiene sia accaduto, intorno alle casse del Gruppo, proprio in quegli stessi anni? Soldi spesi male (si fa per dire e, a seconda dei punti di vista!), in entrambi i casi: pubblicità inutile ed ingannevole e denaro distratto dai soliti approfittatori/taglieggiatori della cosa pubblica.

Infatti, la cronaca giudiziaria (calunniatrice/diffamatrice?) racconta,anche ieri, che la banda (dei veri onnivori mutanti questi dipendenti di Finmeccanica!) dei manager, non cessava mai, in accordo con il politico di turno (questa volta è GiulioTremonti), di vedere come lucrare nelle pieghe delle complessità aziendali.

Come accaduto con l’innocente Orsi, vedremo come andrà a finire. Noi, in termini di sicurezza e diritto da parte dei cittadini ad averla, ci limitiamo, oggi, a voler richiamare alla mente dei nostri pochi ma attenti lettori, un articolo uscito il 30 marzo 2014 su  “il Fatto Quotidiano”, a firma del raramente smentito Marco Lillo:

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L’attenzione su Ignazio Moncada (che non è torinese, come Vito Gamberale dichiara nell’articolo citato, ma siciliano), va posta in relazione a quanto Ettore Gotti Tedeschi diceva di lui in una delle tante intercettazioni “irrilevanti” di cui l’opinione pubblica dispone, rivolgendosi a Giuseppe Orsi: “Non semplificarlo come agente segreto della CIA (questa gente che guida l’Italia ritiene che “un italiano che sia un agente, in organico alla CIA”, non sia nessuno? Deve essere questo il motivo per cui Matteo Renzi si tiene, vicino – vicino,  senza nessun pudore, Michael Ledeen! ndr). Moncada non è un massoncello qualsiasi (a Torino dovrebbero saper cosa sia la Massoneria che conta, non fosse altro per la vicinanza con la Francia. ndr). È veramente un grandissimo burattinaio…Certo fa i suoi giochi grossi (si chiama così,da quelle parti, il Grande Gioco? ndr). E’ una persona di una capacità unica di informarsi, unica! Lui è tutto! (detto da un credente cattolico apostolico romano, quale risultava essere il Gotti Tedeschi, fa una certa impressione. Sembra, infatti, che parli del Padre Eterno che sa tutto, per definizione consolidata. ndr). “Tutto” – continua Gotti Tedeschi. “Il suo riferimento direi che è Giuliano Amato (guarda chi si ri-vede! ndr). Ha una capacità di influenzare (cosa? chi? ndr) le decisioni (quali? ndr) che è straordinaria”. Ma di chi sta parlando questo Gotti Tedeschi se non di un puparo? O, invece ritiene Moncada semplicemente un suggestionatore/veggente alla Gustavo Roll, per rimanere in ambiente torinese? Quell’intercettazione che non ha nulla di rilevante penalmente mi ha obbligato a guardare più da vicino il tiratore di fili e, mettendolo a fuoco, non solo ho trovato analogie con il periodo piduista (via Veneto, Hotel Excelsior – via Veneto, Hotel Saint Regis) ma, in queste ore in cui l’ISIS va di moda, mi sono posto il problema “di chi è alleato e con chi”. I maggiorenti del Qatar, che alimentano da sempre i tagliatori di gole del “neo califfato”, possono essere anche amici e sodali (in affari) di quegli stessi paesi che vedono minacciati i propri cittadini e i propri valori di riferimento dalle azioni di guerra messe in atto dai tagliatori di teste? Sono mesi (il post è stato pubblicato il 22 agosto 2014) che chiedo: È ora di sapere i nomi degli italiani che se la fanno con gli stati “canaglia” (per primo il Qatar) che finanziano i tagliatori di teste dell’ISIS.

Speriamo che anche dalle parti del “il Fatto Quotidiano” siano preoccupati, come lo siamo noi, nel nostro piccolo, che non si tratti, nel caso di Ignazio Moncada, di un Licio Gelli, all’ennesima potenza. Mi dicono che, Moncada, ad onor del vero, ha tutt’altra levatura intellettuale del materassaio di Arezzo ma, questo aumenta le complessità su cui richiamiamo l’attenzione dei nostri 4 (e mezzo) lettori.

In ultimo, ma non ultimo, riproduciamo un articolo, delle fotografie e un rendering che ci inquietano ulteriormente anche se riguardano una presenza di FATA Spa. in Oman e non nel solito Qatar. In particolare modo vi preghiamo di notare gli sguardi di chi, da dietro, assiste alla firma del contratto. Forse la vecchia scuola mi condiziona troppo e in realtà non ci troviamo davanti a nulla di anomalo o di particolarmente “interessato”. Sono solo degli sguardi di circostanza. Oppure, no!

Oman

Leo Rugens/Oreste Grani che quando scrive di queste cose ci mette non solo la faccia ma anche “qualcosa” d’altro