Il caso “Shalabayeva/Ablyazov” non è chiuso! Anzi, è opportuno non distrarsi ora che l’Enrico Mattei di Francia (De Margerie) è deceduto.

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Giustamente, gli scampoli della libera informazione cartacea, non mollano “il Caso Shalabayeva”. Anzi, richiamano la giusta attenzione della distratta opinione pubblica, sulla vicenda dell’espulsione coatta della signora e della figlioletta seienne, se non altro perché l’Eurasia è sempre più al centro dello scontro geo politico, come tutti, finalmente, riconoscono. Non è stato il Pacifico (come, viceversa, sosteneva lei dott. Larry Sabato) ma il Mediterraneo e l’Eurasia a catturare l’attenzione della scena geopolitica mondiale. Noi di Ipazia, a suo tempo, ritenevamo che i popoli del Mediterraneo erano destinati ad esplodere con tutte le loro contraddizioni e lo sostenemmo durante l’incontro che avemmo (opportunità di confronto favorita dall’intelligente Paolo Messa e dalla redazione del mensile Formiche da lui diretto) alcuni anni addietro, dopo la prima elezione del Presidente Barak Obama, figura politica di cui lei era attento studioso. Se ricordo bene, lei ci venne presentato anche come collaboratore della Segreteria di Stato-USA, dell’epoca. Lo dico non in spirito polemico ma perché, nonostante la simpatia che ho sempre avuto per la Storia dell’Indipendenza americana e per l’influenza che quegli avvenimenti ebbero sull’Umanità intera, devo onestamente dire che di politica estera non avete mai capito un’H e continuate, drammaticamente, a capirne ancor meno. Sembrate capaci di fare tutto in  giro per il Mondo perché disponete di mezzi illimitati ma alla fine siete degli adorabili pasticcioni.

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E i vostri emuli, da queste parti (parlo dell’Intelligence nostrana), non sono da meno. Il “Caso Shalabayeva”, ad esempio, ancora sarebbe foriero di scelte, opportunità, strategie se solo qualcuno ci mettesse la testa e sapesse vedere oltre l’orizzonte costituito dal naso di Paolo Scaroni prima, e di Descalzi ora. Oltretutto parliamo di gente ormai bruciata, e considerata, nel giro che conta, a fine corsa. Il Kazakhstan è il centro del mondo e se ne sono giustamente accorti, sia Al Bano (imminente console onorario di quel Paese) che la rock star italiana, il giovane e simpatico Pasquale Caprino, in arte Son Pascal. Un po’ poco per pensare il nuovo Ministro degli Esteri (il signorile Paolo Gentiloni), sostenuto da degli specialisti che lo confortino e lo consiglino nel capire cosa si “cela” ad Astana, Capitale del Kazakhstan. Rischiamo che alla fine, gli italiani, di quello stupendo e ricchissimo paese sappiano solo far  riferimento alla squadra di ciclismo che, meritatamente, ha portato alla vittoria al Tour de France il nostro bravo Vincenzo Nibali. La squadra per chi non lo sapesse è sponsorizzata dalla città di Astana.

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Il resto dell’Italia politica non sembra aver  chiaro cosa si debba fare di quella vicenda e cosa, viceversa, stiano facendo, da mesi, i fratelli/cugini  francesi che continuano a detenere/proteggere l’esule Muktar Ablyazov. Come si evince dall’articolo riprodotto (tenete conto che è volutamente di qualche tempo addietro) la magistratura italiana (fino a esponenti di grande rilievo e professionalità) rischiano, se si distraggono (o se sbagliano i tavoli con cui ragionano di tali complessità), di non fare una bella figura.

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Al Bano futuro Console onorario del Kazakstan

Dopo la Polizia di Stato, il Ministro dell’Interno di turno, la Ministra degli Esteri, Emma Bonino e il silenzio assenso di troppi che avrebbero dovuto (ben pagati) sapere chi fosse Ablyazov e quanto fosse “tosto” provare, da dilettanti, a catturarlo, attivandosi  quindi per avvertire chi di dovere che non fosse opportuno irrompere, senza certezze, nella Villa di Via Casal Palocco 3, Roma, ci manca solo, su questa faccenda spinosa, un infortunio della magistratura. Tenete conto che la cosa che ci pesa di più, quando pensiamo a quanto accaduto quella sera, è la figura da venditori di cioccolate che si evince dalle carte che costituiscono i verbali  e con cui, successivamente, è stato rendicontato al Capo della Polizia Bella accoglienza, dal momento che Alessandro Pansa si insediava, al vertice della Polizia, ignaro di tutto quel casino, proprio in quelle ore. Recitano le carte imbarazzanti: nel corso della perquisizione, Ayan Alma (sarebbe la Shalabayeva ndr) esibisce un passaporto diplomatico della Repubblica Centroafricana che vien sequestrato perché palesemente contraffatto. La donna viene denunciata (che tempestività e solerzia! ndr) per possesso e fabbricazione (sic!) di documenti di identificazione falsi e accompagnata presso il CIE di ponte Galeria.

Il prezzo pagato dalla comunità italiana (che fino a prova contraria è il datore di lavoro dei signori citati), per i magheggi maleodoranti (il petrolio ha un forte odore), messi in atto da quella che alcuni amano chiamare diplomazia parallela (ENI), sono ormai insopportabili. Intanto Leo Rugens richiama l’attenzione e, se gli sarà data la possibilità, proverà a suggerire come uscire dalla situazione kazaka. Come abbiamo già fatto (e continueremo a fare), in spirito di servizio, nell’interesse esclusivo del Paese,  facendoci “Stato”. Come è nostro costume fare, secondo il dettame costituzionale. Al tempo stesso temiamo che in troppi, sia  pur profumatamente pagati, non stiano facendo il proprio dovere.

Shalabayeva e 5stelle

Oreste Grani/Leo Rugens e la Redazione tutta.


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