Valentina Nappi donna de lo schermo e dello scherno

valentina nappi

 

Gentile signorina Nappi, abbiamo provveduto, come le sarà facile verificare, a chiarire nella rete, contestualmente scusandoci con i nostri 4 lettori, il gioco provocatorio che avevamo costruito facendo riferimento al suo nome e alla sua intellettualità. Gioco che, come lei perentoriamente ci ha richiesto, abbiamo fatto cessare immediatamente. Rimane la simpatia per lei e per la sua evidente vivacità intellettuale. A prescindere dalla permalosità che non volevamo urtare.

Buon lavoro e buon divertimento a lei che, giovane e bella, se lo può permettere.


Honi soit qui mal y pense

Che Diego Fusaro sia un cretino ormai che abbiamo la certezza assoluta, che anche Dagospia abbia abboccato lo supponiamo.

Solo un cretino, lasciatemelo ribadire, oltretutto cafone, non poteva non accorgersi che la Nappi Valentina è una “donna de lo schermo”, l’alias o l’avatar di Paolo Flores D’Arcais.

Prima vittima della legittimazione quindi della costruzione dell’alter ego del direttore o di chi per esso fu Maria Latella, definita obliquamente: “persona pseudo-autorevole che – con l’aria di chi, illuminato/a, mostra agli altri il vero bandolo della matassa di tutti i problemi della società – si… esibisce in esortazioni come «dobbiamo dialogare con i giovani», «facciamoli parlare», «sentiamo cosa hanno da dire»: tutte espressioni che evocano l’immagine di una cattedra sopraelevata i cui occupanti – quando lo decidono loro, of course – ti concedono, bontà loro, la parola“. Non ci vuole molto a capirlo, o no?

Dionisia

P.S. Vedere donne che sul corpo delle donne ci hanno marciato e guadagnato come tenutarie di bordello fa davvero specie.

 

valentina-nappi-video

 

Dagospia
23 lug 2014 18:111. DA MICRO-MEGA A MAXI SEGA! STAVOLTA FLORES D’ARCAIS CHIAMA MARIA LATELLA E VALENTINA NAPPI, LA PORNOSTAR PENSANTE, A PARLARE DI SESSO, CULTURA E CORPO FEMMINILE – 2. PER LA NAPPI, IL SESSO DEVE ESSERE “FACILE COME BERE UN BICCHIERE D’ACQUA”. “LE VITTIME DELLA PROSTITUZIONE SONO GLI UOMINI. LE PROSTITUTE SONO USURAIE, SFRUTTANO IL BISOGNO DEGLI UOMINI E USANO IL LORO POTERE PER SPENNARE IL POLLO” – 3. PER LATELLA INVECE È IL “MISTERO” DEL SESSO CHE SI È PERSO: A FORZA DI SBATTERLO OVUNQUE, È STATO DEPOTENZIATO, E ORA C’È UNA GRAVE CRISI DEL DESIDERIO – 4. MA IL DIBATTITO SI TRASFORMA IN DUELLO QUANDO LATELLA COMINCIA A PARLARE DI “TRADIZIONE”, DI “COSE COME ERANO UNA VOLTA”. NAPPI: “È UNA LOGICA MEDIEVALE, SI INVOCA LA TRADIZIONE INVECE DELLA RAGIONE PER SPIEGARE COSA È GIUSTO E COSA NO”

Estratti dal dialogo tra Valentina Nappi e Maria Latella pubblicato sul numero in edicola di “Micromega” – http://temi.repubblica.it/micromega-online/

Il tema generale di questo dialogo è «il corpo delle donne fra libertà e sfruttamento». Affronteremo quindi sia la questione dell’uso del corpo femminile nei media, sia fenomeni spesso direttamente associati – a torto o a ragione, a seconda delle opinioni – all’idea di mercificazione del corpo, cioè la prostituzione e la pornografia, fenomeni che, al di là di come la si pensi, hanno una notevole importanza e pervasività nella nostra società. Valentina Nappi sul suo sito ha pubblicato un testo, in cui sosteneva che il problema della mercificazione del corpo della donna si risolverebbe ponendo fine alla disparità di accesso al sesso occasionale, accesso che sarebbe penalizzante per gli uomini.

Una disparità in cui le donne, infatti, sarebbero in una posizione di forza, grazie al «potere sessuale» femminile, potere che «sfrutta» il desiderio maschile e contro cui lei come pornostar intende combattere, proponendo un’accessibilità universale al sesso occasionale pari per uomini e donne. In quello stesso testo, come primo passo per mettere in pratica questa idea, Valentina Nappi offriva una masturbazione gratis a qualunque uomo gliela chiedesse. Una disponibilità – precisava – non per carità, ma per giustizia. Valentina Nappi, ci vuole spiegare meglio questo punto di vista?

[Per leggere le profondissime riflessioni delle due signore, la Nappi almeno è sincera, rimandiamo a Dagospia ndr.]

I «POST SCRIPTUM» CHE SEGUONO SONO STATI SCRITTI AUTONOMAMENTE DALLE DUE AUTRICI DOPO IL DIALOGO.

Post scriptum di Maria Latella

Un confronto con una pornostar? Quando MicroMega mi ha proposto di dialogare con Valentina Nappi su un ampio ventaglio di temi, dall’immagine della donna in Italia all’uso e abuso del corpo femminile nei media e in pubblicità dalla pornografia alla prostituzione, ho reagito con curiosità.

Alcuni degli argomenti sono oggetto del mio interesse da anni: lo svilimento dell’immagine femminile, per esempio, il velinismo che per trent’anni è stato il modello imposto se non quasi il modello unico. Di altri temi, invece, (la pornografia, per esempio) so veramente poco e non amando l’opinionismo pret-à-porter avevo qualche perplessità a ingaggiare anche su questo un confronto. Poi, la curiosità ha avuto la meglio. Se un giornalista non è curioso, non è un giornalista.

Lo scambio con Valentina Nappi partiva, oltre che dalle nostre storie diverse, anche dall’appartenere a diverse generazioni e dal coltivare opinioni che, come avete letto, si dichiarano distanti sin dalle prime righe. D’altra parte, non credo che lo scopo del dialogo proposto da MicroMega fosse portare me sulle posizioni di Valentina Nappi o Valentina Nappi sulle mie. È il confronto tra una giornalista e una pornostar, ma non solo. È il confronto tra due donne che guardano con occhi diversi all’Italia sotto i nostri occhi. E forse la più disincantata è proprio la giornalista.

Post scriptum di Valentina Nappi

Nel dialogo con la dottoressa Latella sono emerse alcune costanti della dialettica intergenerazionale, costanti che si riscontrano nella totalità, o quasi, delle situazioni analoghe. Si tratta generalmente di occasioni in cui è netta la sensazione che il confronto – la mera possibilità del confronto – sia una sorta di concessione delle vecchie generazioni alle nuove.

È divenuta quasi una figura stereotipata quella della persona pseudo-autorevole che – con l’aria di chi, illuminato/a, mostra agli altri il vero bandolo della matassa di tutti i problemi della società – si… esibisce in esortazioni come «dobbiamo dialogare con i giovani», «facciamoli parlare», «sentiamo cosa hanno da dire»: tutte espressioni che evocano l’immagine di una cattedra sopraelevata i cui occupanti – quando lo decidono loro, of course – ti concedono, bontà loro, la parola.

Naturalmente, sono le vecchie generazioni a stabilire i modi e i tempi del confronto. Ad esempio, la «premessa» della dottoressa Latella aveva decisamente il sapore di una stipulazione paradigmatica unilaterale, un voler definire unilateralmente il campo di gioco dialettico e, soprattutto, il mood della discussione; inoltre, il fatto che a un certo punto abbia voluto troncare la discussione sembra corroborare l’idea che – al di là dell’arbitrio nel dettare i tempi, e quindi giocoforza anche il grado di approfondimento del discorso – il dialogo sia concesso – da parte di chi può concederlo ma anche non concederlo – a patto che non si travalichino certi limiti lessicali, argomentativi, «morali», logici e psicologici, che sono quelli delle vecchie – e non quelli delle nuove – generazioni: un po’ come se Pascoli si fosse confrontato con Tzara imponendo l’estetica, le tematiche, il linguaggio e i tabù «morali» della sua – di Pascoli – generazione.

Sembra – ed è un fatto di una gravità estrema – che addirittura sulla violenza fisica dei genitori sui figli sia in qualche modo avallato il paradigma «della tradizione»: è molto eloquente quel «mi avrebbe preso a schiaffi per strada» detto come se si stesse parlando di una buona abitudine da recuperarsi! Ma allora, a quel punto, se vogliamo recuperare la normatività della tradizione, perché non utilizzarla come argomentazione a favore della violenza degli uomini sulle donne?

Mi ha molto colpito, poi, l’idea del «tu questo non lo fai perché non l’ha fatto tuo nonno, non l’ha fatto tuo padre eccetera»: si tratta di una logica medievale, un invocare l’autorità della tradizione anziché quella della ragione per spiegare cosa è giusto fare e cosa no. E mi chiedo: se le persone di cultura ragionano così, cosa ci possiamo aspettare dal genitore e dall’educatore medio?

Ci sarebbe dell’altro, ma, visto che i termini della questione, il linguaggio eccetera devono essere quelli stabiliti dalla controparte generazionale, allora se permettete giro il culo e me ne vado!… ed è quello che fa la maggior parte degli adolescenti e dei giovani con genitori ed educatori «aperti (a loro modo, s’intende) al dialogo», specie quegli adolescenti che vorrebbero dire ciò che dico io ma non sono in grado di esplicitarlo, o che hanno a che fare con genitori ed educatori incapaci di recepirlo o comunque di considerarlo con serietà.    

      

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