Non è certamente colpa dei lavoratori italiani lo stato di Cenerentola in cui è ridotta la nostra bella Italia

cover-1948

Quando morì Italo Viglianesi, Segretario generale della UIL, suo figlio Miro ereditò una fortuna. Con suo padre vivo, il solito Miro si sollazzava con automobili dal costo milionario mentre i poveri turlupinati operai iscritti al sindacato di papà, facevano la fame. Un po’ meno di oggi ma, comunque, i metalmeccanici dovevano tirare la cinghia. Matteo Colaninno, deputato nominato per meriti speciali nel PD, figlio del più noto industriale Roberto Colaninno, quando morirà suo padre, erediterà una vera fortuna. Nel frattempo che il padre tiri le cuoia, il deputato, spinto a forza nelle istituzioni repubblicane, si consola con le prebende di Stato che certo non lo fanno, ad oggi, vivere in ristrettezze. A tal proposito, sarebbe interessante sapere, ad esempio, il saldo dei C/C bancari – depositi di titoli compresi – del citato Matteo Colaninno, nello stesso momento in cui sproloquia, intervistato da giornalisti compiacenti, sullo stato dell’economia del Paese e su quei rompicoglioni dei lavoratori che cominciano ad incazzarsi e a distribuire mazzate nelle piazze d’Italia. Sarebbe altrettanto interessante avere il saldo, ad oggi, dell’ex sindacalista Renata Polverini. Che dire, infine, degli zeri che potremmo trovare (a seguire la cifra iniziale) se una fatina ci facesse vedere le sostanze e la liquidità del milionario Guglielmo Epifani.

Quando morì Bruno Storti (segretario generale della CISL) lasciò (c’era la lira) beni e “liquidi”, per miliardi. Che dire dei privilegi che si porteranno dietro (loro o i loro eredi) i troppi Bonanni, Angeletti, Ravenna, D’Antoni? Questo per dire che di sindacalisti “gargarozzoni” è stato ed è pieno il Paese; ma, questo problema, vecchio come il cucco, non ha niente a che vedere con i diritti degli uomini e la loro sacra volontà di non vivere come schiavi o di morire affamati, mal curati, mal difesi.

1848 revolutions

Da mesi, mi permetto di richiamare l’attenzione dei miei quattro e mezzo lettori, sull’ipotesi che scoppi, in Italia, un ’48 (1848!) e che, difficilmente, il paese più inguaiato d’Europa (escudendo Cipro!!!!!!), se  dovesse succedere, “possa tenere botta”. Ieri erano 25 le piazze che si agitavano. Non dimentichiamo che l’Italia ha centinaia di centri urbani e campanili. Ritengo di sapere che turni e dislocazione dei reparti potrebbero non consentire di affrontare situazioni di ordine pubblico che si diffondessero a macchia d’olio nei prossimi appuntamenti previsti per  avvicinamento allo sciopero generale ormai indetto. Lo Sciopero Generale, è opportuno ricordarlo, è sempre un atto politico di sfida al Governo in carica. Vediamo come va a finire questa ennesima prova di forza fra l’oligarchia partitocratica e il popolo italiano.

Continuare a ritenere da parte del PD di avere dietro il 40% degli elettori (quando invece erano solo, a quella data – maggio 2013 – il 20% degli aventi diritto al voto) potrebbe essere un errore di arroganza e di sottovalutazione imperdonabile per la conservazione di una parvenza di società civile. Presunzioni di fedeltà ed errori nel calcolo delle proprie truppe, hanno sempre portato, nella storia dei conflitti, a prendere un sacco di legnate. E l’aria che tira, mi sembra proprio questa.

Oreste Grani/Leo Rugens