Cala Trinchetto! Si mette male per Matteo Renzi, capo indiscusso del Governo e, per legge, dell’AISI e dell’AISE

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Trinchetto era un personaggio del mitico “Carosello” dei miei tempi. Chissà perché, quando sento Matteo Renzi imbrodarsi attribuendosi oltre il 40% dei voti degli italiani, penso, da qualche giorno: “cala Trinchetto, cala.”

Matteo Renzi ha iniziato la curva discendente e, flettendosi anche i consensi al M5S (i grillini consapevoli e convinti del loro ruolo politico a difesa della democrazia del diritto dei cittadini a controllare l’operato della politica partitocratica, si attestano, ormai, su uno zoccolo duro del 15/18 %), nella confusione della fase convulsa (povertà che avanza dentro e fuori il Paese e guerre alle frontiere marittime), la destra xenofoba (in Italia ha la forma “leghista”), come in tutta Europa, vede crescere il suoi consensi. Berlusconi è la nostalgia di un tempo che non ritornerà mai più. Punto in più, punto in meno. Prevedo, quindi,  flessione per Renzi e il suo cumulo di baggianate. Si avvicinano cose difficili come “la guerra tra la gente” che i fanatici dell’ISIS potrebbero portarci in casa. E i cazzafrulloni alla Renzi non vanno bene quando il gioco si dovesse fare duro. Per quanto attiene la politica interna, il vero cambiamento della scena, potrebbe avvenire, nelle piazze e nelle urne, quando dovessero irrompere i reparti dei veterani che oggi sono defilati e mimetizzati tra gli astensionisti/agnostici silenti e quieti. La maggioranza silenziosa, sempre stata appannaggio della destra, oggi, quarant’anni dopo, potrebbe spuntare a sinistra con un’abile e rapida manovra di mezzi semoventi. E i nostri servizi ancora una volta potrebbero risultare impreparati. Come già accadde per Marco Biagi e Massimo D’Antona. Sempre di art. 18 si trattava.

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Per quanto riguarda il fronte estero, l’attacco dell’ISIS, minacciato in queste ore e indirizzato a colpire Roma e il Vaticano, potrebbe distrarre – non poco – i nostri operatori di intelligence ancora affannati per l’effetto traumatico delle non previste “primavere arabe”. Presi quindi tra due ipotesi e due minacce. Mi sono inventato questi eufemismi per non dire che i nostri, senza l’aiuto degli americani, degli israeliani, e dei gesuiti, non saprebbero riconoscere neanche il Califfo Abū Bakr al-Baghdādī se si presentasse, lui stesso al porto di Civitavecchia, provenendo dalla Sardegna e confuso in mezzo ai troppi passeggeri che sbarcano in un luogo vicino alla Capitale, senza che siano stati predisposti apparecchiature per i riconoscimenti facciali o altre misure elementari di sicurezza.

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La mia affermazione (iperbolica, paradossale e provocatoria) vuole solo denunciare che siamo in ritardo nei preparativi relativi alla “guerra tra la gente”; guerra che, tra poco, ci potrebbe vedere coinvolti direttamente e sul suolo italiano. Impreparati senza aver speso, sia pur oculatamente, soldi, a tempo debito. Soldi necessari per addestrarsi culturalmente alla complessità in arrivo. Soldi per tecnologie. Soldi per la rivoluzione culturale nelle Agenzie che, se mai un giorno dovesse essere avviata, potrebbe dare i suoi frutti, troppo tardi. Più che F35 (completamente inutili per il tipo di guerra che ci aspetta) avrei comprato macchine intelligenti per l’individuazione dei sospetti e avrei messo a studiare la meglio gioventù possibile. Reclutandola su principi valoriali e pagandole bene. Speriamo che le truppe, colte e intelligenti, dei gesuiti schierati a difesa di Papa Bergoglio, ci diano una mano. Il loro personale, compreso tutte le nunziature, sono l’ultima speranza per prevenire il possibile attacco alla cristianità identificata dai taglia gole dell’ISIS, con Roma e S.Pietro.

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Difficilmente Matteo Renzi ci saprà guidare se dovessimo cominciare a ballare su una nave che dovesse affrontare mare forza nove.

Oreste Grani/Leo Rugens