Si scatena l’inferno a Ferguson: Obama è in difficoltà perché, senza dubbio alcuno, non è assistito da un’Intelligence culturale adeguata

National Guard Called In As Unrest Continues In Ferguson

Da qualche ora si spara e si incendiano edifici a Ferguson (USA), dopo che il Gran Giurì ha ritenuto di non incriminare (neanche da quelle parti sanno usare la moviola e il buon senso) un poliziotto (bianco) per aver ucciso un ragazzo (nero) appena diciottenne. Il tutto (parlo dei disordini) accadere sotto il segno dell’altro grave episodio newyorkese di un dodicenne (anche lui scuro di pelle) ucciso da un poliziotto zelante mentre il ragazzino giocava con un’arma inerte in quanto non vera perché, semplicemente, era un giocattolo. In quella città  straordinaria è facile evidentemente prendere “fischi per fiaschi”.

Caro Obama, oltre ai guai con il (repubblicano) capo del Pentagono, Hagel (da ieri dimessosi) per la gravità (sottovalutata e da chi?) della guerra contro l’ISIS, ora dovrai affrontare la complessità di una società (quella statunitense) che solo formalmente sembra aver risolto il problema del razzismo proprio eleggendo te che, come diceva l’insuperabile Berlusconi, sei parecchio “abbronzato”. Temo che tu abbia molto da fare, nei residui due anni di potere che ti rimangono, alle prese con il problema delle “classi sociali”. Anzi, potresti dover affrontare, proprio nell’ultima fase del tuo secondo mandato, una vera è propria “guerra di classe” di “marxiana” memoria che potrebbe scoppiare, paradossalmente, proprio negli Stati Uniti d’America. Ricchi e poveri, bianchi e neri, colti e ignoranti, sani e malati, alcolisti ed astemi, religiosi ed atei, ambientalisti ed avidi speculatori, sessuofobici e “pronti a tutte le esperienze”, buddisti pacifisti e guerrafondai oltranzisti, cittadini assertori del diritto di tutti ad armarsi e cittadini che diventano bersagli delle “armi in mano a tutti”: questo, tra l’altro, sono gli statunitensi. Caro (a me) Presidente, per affrontare lo shangai di tali labirintiche complessità e di una società tanto frammentata e diversificata, ci voleva più intelligenza, più fantasia e più coraggio culturale. Anche dalle tue parti (come è successo anche qui nella piccola e vecchia Italia) è proprio il conforto di un’intelligence culturale che ti è mancato.

Schermata 2014-11-25 a 10.51.59

Come, da tempo non sospetto, sostiene il sito web(http://www.phibetaiota.net/) che non devi aver messo tra i tuoi “preferiti”. Sarà per un’altra volta (in un’altra vita se esiste la reincarnazione) perché, ormai, l’occasione di passare alla Storia (con mia grande delusione) l’hai persa. Il tutto per aver trascurato una parolina: “culturale”. Altro che conoscitore (come viceversa sosteneva che fossi, anni addietro, la studiosa italiana di cose complesse Emanuela Bambara) delle linee guida elaborate, mille anni addietro, da Gioacchino da Fiore. Anche tu, caro Obama, come la quasi totalità delle classi dirigenti mondiali contemporanee, ti sei dimostrato inadeguato sul piano culturale. È ormai evidente che ti è mancata l’assistenza e la protezione di un’Intelligence Culturale. Come, da tempo non sospetto, sostiene il blogger statunitense ROBERT DAVID STEELE VIVAS (http://www.phibetaiota.net/) che vi ho appena citato.

Oreste Grani/Leo Rugens