Mio Dio, Presidente, com’è caduto in basso!

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“Da una parte c’è Putin. Dall’altra uno che per incontrare il Presidente della Russia, uno degli uomini piu’ potenti del mondo, ha pensato di andare sul sicuro con una giacchina chiara con le toppe!! Molto raffinato il primo bottone della giacca che sta praticamente su con lo sputo. Da rimarcare l’espressione vivace, simile a chi incontra per caso all’aeroporto un calciatore di cui è tifoso e si fa fare una foto dalla moglie per mostrarla agli amici. Putin ha l’aria di uno che è stato beccato sulla tazza del water durante un attacco di emorroidi.” Rubata nel web

Premesso che non sia un fotomontaggio, la stretta di mano tra il Salvini Matteo e il Presidente Vladimir Putin è la rappresentazione della declino di un leader e di un’epoca.

Il Presidente di Santa Madre Russia che si affida alla ignoranza e alla meschineria di un “lumbard” è oggi vittima della potenza divina capace di accecare un uomo e di condurlo alla rovina.

Il disvelamento dell’acquisto/finanziamento dei partiti xenofobi e razzisti e antisemiti europei da parte di banche e finanzieri russi, consigliati da un novello Rasputin (Aleksandr Gel’evič Dugin), ha ammutolito quanti, a sinistra, vedono Putin quale eroe dell’anti imperialismo americano; ha spiazzato chi, a destra, si proclama duro e puro e poi campa con i rubli sporchi del sangue di migliaia di “fratelli musulmani” ceceni. A Londra nel frattempo si sono investiti e si investono ben altri flussi di rubli…

La sensazione, più una certezza, è che all’ex agente del KGB siano state tolte le deleghe e il credito; perché? Che cosa non è più in grado di garantire ai suoi ex sostenitori?

La Russia attuale è un petrostato che ricava metà del suo PIL dall’esportazione di materie prime, il che, non avendo come contrappeso uno sviluppo industriale e tecnologico, alla lunga porterà il paese al disastro. Paradossalmente la Russia appare oggi più chiusa di ieri rispetto agli investimenti stranieri, se pensiamo che la FIAT ha costruito intere fabbriche durante la Guerra fredda. Le ragioni non si possono ovviamente restringere al problema della corruzione, quanto piuttosto a una scelta isolazionista, dettata forse dalla miopia politica di una classe dirigente formatasi per ben altri compiti.

Si rifletta sul fatto che gli attuali vertici del potere russo vengono dalle file dell’intelligence, il cui habitat naturale è il retro del palcoscenico, non il palcoscenico stesso, luogo per eccellenza del politico. Forse l’origine della fine di Putin risiede proprio nel suo essersi posto fuori ruolo e senza un partito alle spalle, precludendosi così ogni via di fuga o di pensionamento, giacché al politico è dato ritirarsi, all’agente no.

Se il mondo è cambiato per gli USA (“Presidente, non sarà mai più come prima”) a maggior ragione per un paese fossilizzato sull’estrazione di combustibili fossili. La ragione della fine di Putin è tutta qui, ovvero l’incapacità o l’impossibilità di un uomo che si è fatto Zar di cambiare volto al Paese, “sfruttando” le vere uniche energie superiori di cui è dotato: la cultura, la spiritualità e l’Anima del suo grande popolo.

Viene da chiedersi se chi lo sostenne nella ascesa e nel consolidamento del potere avesse puntato sulla debolezza culturale e politica dell’uomo per mantenere la Russia in uno stato di arretratezza economica, oppure se abbia fatto male i conti.

Nel frattempo, in una prigione della Francia, un uomo che Mosca conosce bene per esservisi laureato e per avere incontrato il suo grande amore, attende la decisione dell’avversario, a cui il tic toc del cronometro ricorda implacabile che il tempo sta scadendo; al Presidente Nursultan Nazarbayev, e a lui solo, decidere se continuare la partita, condannandosi allo scacco, o accettare la onorevole Pace che Mukhtar Ablyazov gli ha umilmente offerto inviandola in mani caritatevoli.

La redazione

P.S. Presidente Putin, Le sia di monito l’umiltà con cui Francesco si è rivolto al Patriarca Bartolomeo e si interroghi sul perché abbia interrotto il dialogo con lo smodato Patriarca Kiril. Le assicuro che presso il Santo Padre troverà più opportuni consigli rispetto a quelli che un ignorante lumbard potrebbe dispensarle e soprattutto avrà un ascolto e una accoglienza paterni qualora si presentasse con un ramoscello di ulivo.