Valentina Nappi: a proposito di belle donne, filosofi paraculi, disinformazione e l’elogio dell’apatia di W.H.Morris

valentina-nappi-14

Gentile signorina Nappi, abbiamo provveduto, come le sarà facile verificare, a chiarire nella rete, contestualmente scusandoci con i nostri 4 lettori, il gioco provocatorio che avevamo costruito facendo riferimento al suo nome e alla sua intellettualità. Gioco che, come lei perentoriamente ci ha richiesto, abbiamo fatto cessare immediatamente. Rimane la simpatia per lei e per la sua evidente vivacità intellettuale. A prescindere dalla permalosità che non volevamo urtare.

Buon lavoro e buon divertimento a lei che, giovane e bella, se lo può permettere.


Da qualche tempo, amici intellettuali (molto più giovani di me e in quanto tali, si presume, più attenti a questioni relative al “gentil sesso”) mi parlavano, con insistenza, delle fattezze della “pornostar ” Valentina Nappi. “La più abile b…a del mondo; il più latteo e  arrotondato (tutti i gusti sono gusti) c…o del mondo” e via così. Insomma, una bella bruna, sfrontata e spregiudicata come poche se ne erano viste ultimamente, ormai saldamente insediata nel cuore e nella mente degli appassionati del genere “sesso spinto”. A tante insistenze, ho ceduto (anche perché il nome e cognome della ragazza dicevano “qualcosa” alla mia elefantiaca memoria) e ho cominciato a cercare, prima una sua immagine (i gusti sono gusti), e poi, qualunque cosa la riguardasse. In quanto a bellezza (sia pure senza trovarci in presenza della più bella donna del mondo), la ragazza rispondeva alle aspettative.

valentina nappi

Ma la vera sorpresa è stata trovarla al centro di un dibattito intellettuale complesso, intervistata da nomi eccellenti e, infine, assunta agli onori di riviste specializzate, in pensiero politico e culturale strategico come, ad esempio, la ormai storica “MicroMega”. Rivista voluta e saggiamente diretta da Paolo Flores D’Archais, persona, non solo intelligente ma che, per le tante cose fatte nelle mie vite parallele, ho anche conosciuto. Così come avevo conosciuto un suo fratello (altrettanto intelligente) che, un giorno, decise di lasciare la vita, tragicamente. L’affare quindi si ingrossava e la Valentina Nappi cominciava a mostrare, non solo un piacevole lato B, una bocca pronta tutto e una lingua “intrigante” ma, prioritariamente, un cervello sapiente. Incuriosito, ho continuato a cercare, a modo mio, potendo usufruire degli algoritmi esclusivi di cui a volte vi ho fatto cenno.

valentina_nappi_ugl

Alla fine, trovo una tesi di laurea, in Scienze Politiche, a firma Valentina Nappi, dal titolo ancora più sorprendente delle espressioni esplicite a cui il volto della bella ragazza mi aveva abituato, nella prima parte della ricerca dedicata a lei e la sua sfrontatezza: “L’elogio dell’apatia in W.H. Morris. Ovvero come la non partecipazione sia l’ingrediente necessario della democrazia“. Se qualcuno mi manda un cenno di interesse (la telematica consente un relativo anonimato) io, nelle prossime ore, comincio a condividere, tramite l’amica rete, alcuni brani salienti della tesi firmata Valentina Nappi. Nella speranza di fare cosa gradita e di non aumentare la confusione sotto il sole. Che comunque, di ora in ora (crollo dell’economia russa e guerra diffusa tra la gente) assume sempre più aspetti parossistici. Con l’augurio che le considerazioni messe a punto dalla bella e “sapiente” ragazza – senza peli sulla lingua – siano illuminanti in ore tanto buie.

Oreste Grani/Leo Rugens, nella speranza recondita di non essere male inteso.