Adesso è il Governo indiano che si deve sbrigare?

Dea Kali

Forse, se invece di far decidere a Ignazio La Russa e al foulardato Staffan de Mistura, cose di Stato, qualcuno avesse (come c’eravamo permessi di consigliare dal primo giorno) consultato il CESMEO di Torino, avremmo risparmiato una montagna di soldi (certamente!) e, forse, avremmo risolto il problema.

Quindi, ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, la donna che, se Marco Pannella non avesse (involontariamente) bruciato con la campagna (in eccessivo anticipo) di Emma for President, oggi sarebbe la naturale candidata al Quirinale, dice che i responsabili di tutto il disastro dei Marò sono quel vigliacco (questo lo diciamo noi) di Ignazio La Russa e i suoi “accordi” con la Federazione degli Armatori. Queste circostanze noi le affermiamo (inutilmente) dal primo giorno della vicenda internazionale, suggerendo essere opportuno costringere l’eroe in tuta mimetica (il fascistissimo La Russa, lo stesso che si sarebbe voluto fare un servizio segreto “tutto suo”) a offrirsi in cambio dei due fucilieri. Ripetiamo, fino allo sfinimento: quando è successo il guaio, Finmeccanica, da tempo, produceva tecnologia (gli inibitori di cui vi abbiamo ampiamente parlato nel post del 14 febbraio 2014) capace di fare ciò che i fucilieri del Battaglione S. Marco, non hanno saputo fare. Anzi, lo hanno fatto male e a discapito  (i pescatori indiani) di innocenti.

TUTTA QUESTA STORIA SENZA FINE DEI MARÒ, SI POTEVA EVITARE. LO SI EVINCE DA FONTI FINMECCANICA

Martinsyde-G102-Elephant-A3941Oggi è il 12 luglio 2013 e sarebbe opportuno chiedere a chi di dovere che fine abbiano fatto i “Marò” detenuti in India. Anche perché si avvicina l’udienza (drammatica?) del 31 luglio p.v. Leo Rugens non ha altro modo che ribloggare uno dei tanti articoli che ha dedicato alla vicenda. Sceglie questo  perché contiene le notizie certe di come tutto quanto è  accaduto poteva non accadere. Quello che segue è il testo di quel giorno. Abbiate l’onestà di scrivermi è dirmi che mi sbaglio e che l’unica soluzione era imbarcare i Marò e sparare ai due innocenti pescatori.

Oreste Grani o Leo Rugens che dir si voglia.


Come è ovvio, il mondo ha dimenticato, facilmente e subito, che il piemontese, grande grosso e ciula, Guido Crosetto, è stato Sottosegretario alla Difesa. Il sottosegretario alla Difesa, in un paese normale, dovrebbe, in quella posizione politica delicata,  essere una persona che capisce di cose militari. Crosetto è sicuramente una brava persona ma sarebbe stato opportuno, durante tutta questa contorta e, in alcuni passaggi, incomprensibile  vicenda dei “marò” che, autorevoli giornalisti della grande stampa d’opinione italiana, gli ricordassero che proprio lui è depositario di non poche “complessità implicite nelle relazioni Italia-India, intorno al tema “armi e affari”. Di cosa parlava, infatti, il gigante, se non di armi (e che armi trattandosi dell’aereo da combattimento Eurofighter Typhoon) quando dichiarava alla rivista specializzata “EF World” nel luglio 2011: “L’interesse che circonda il Typhoon è notevole e non conosce confini geografici. Alcune campagne sono indubbiamente infuocate (!?) e vengono monitorate molto da vicino dai responsabili dell’esportazioni, come avviene per tutte le altre. In termini di numeri e importanza strategica, l’India rientra senz’altro in questa categoria, come dimostra la mia presenza e quella dei miei colleghi provenienti dagli altri Paesi partner del programma, al Bangalore Air Show dello scorso febbraio (2011 ndr) Le richieste di informazioni e di offerta sono in aumento, a dimostrazione dell’assoluta qualità del veicolo“. Vediamo meglio di cosa stiamo parlando.RAF-RE8RAF-RE8-IIRAF-BE2e-6295-II

Nelle stesse giornate, il personale della Comunicazione e dei Rapporti istituzionali di Finmeccanica, redigeva questo testo: “Risultati di primo piano in India, dove l’Eurofighter Typhoon è stato di recente giudicato superiore a numerosi concorrenti di livello durante il processo di selezione del nuovo caccia in servizio nel subcontinente asiatico nell’ambito del Programma MMRCA (Maedium Multi Role Combat Aircraft), attualmente ritenuto il più importante nel mercato internazionale dell’aerospazio“. Puntualizzavano gli specialisti redattori del “FINMECCANICA magazine”: “La notizia è filtrata sulla stampa indiana a partire dal 28 aprile (2011 ndr): il Typhoon figura nella rosa dei candidati per la gara d’appalto relativa alla fornitura di 126 (centoventisei!) nuovi caccia al Ministero della Difesa indiano. Il programma dal valore potenziale di 10-11 miliardi di euro, viene ritenuto il più importante nel mercato internazionale: per il vincitore, infatti, la produzione proseguirà per oltre un decennio. In india solo l’Eurofighter Typhoon e il Rafale della Dassault hanno ricevuto l’invito per la fase finale della gara“. E via così. Avete letto cifre e riferimenti macroscopici che un giorno mettiamo in mano ai Crosetto, ai La Russa (suo ministro di riferimento in quegli tessi periodi), ai Guarguaglini o a sua moglie Grassi; un giorno ai Carlo Gualdaroni, un giorno ai Sabatino Stornelli, un giorno ai Walter Lavitola, un giorno al nazista Mokbel. Senza dimenticare gli Orsi, amico caro di Bobo Maroni. Sarebbe tutto di per sé già gravissimo, vista la pochezza e la fine dei personaggi se, nella stesse ore, sempre sull’autorevole testata di Finmeccanica, “dotata” di un temutissimo direttore editoriale (si sussurrava che fosse protetto dagli USA) tal Lorenzo Borgogni, non fosse stato pubblicato un articolo dedicato al tema/business della (udite, udite!) pirateria del mare. Da una attenta (si fa per dire) lettura dell’articolo si apprende che, in questo campo, SELEX Sistemi Integrati può giocare un ruolo chiave progettando e realizzando innovativi sistemi per azioni di antipirateria. La Società, infatti, ha ideato Pompeius e DESTO: il primo già sperimentato con successo nel Golfo di Aden e precisamente a bordo di una nave dell’armatore D’Amico (ma senti, senti!); “il secondo, DESTO-Directed Electromagnetic STOpper, è un sistema frutto di recentissimi piani di ricerca e sviluppo che permette di SPEGNERE A DISTANZA I MOTORI DEI VEICOLI, IN PARTICOLARE DI PICCOLE IMBARCAZIONI (non posso crederci!), con un impulso elettromagnetico direzionale“.RAF-BE2cRAF-BE2c-4478RAF-BE2c-4478-II

Guido Crosetto ci può dire di cosa si tratta? Ci può dire perché a bordo delle navi mercantili italiane non c’erano a bordo queste “diavolerie” invece dei due “fucilieri”? Ci può dire lei che ci appare più trasparente del fosco Ignazio La Russa, chi è stato “tirchio”, chi furbo, chi criminale in questa vicenda che sta costando milioni di euro e figuracce senza limiti? In più, cortesemente, ci dice come e perché l’India ha rinunciato ai 112 caccia TYPHOON a favore dei Dessault francesi? Oreste Grani PS Si legga Finmeccanica rinnova il modo di vendere l’Eurofighter Typhoon per conoscere la storia PPS Sogno o son Desto?

Finmeccanica: Presenta ‘Desto’ Un Dispositivo Anti Kamikaze

(ASCA) – Parigi, 20 giu – Un sistema capace di bloccare anche i kamikaze o velivoli sospetti attraverso impulsi elettromagnetici di brevissima durata e con potenze di picco molto elevate, che agiscono sui meccanismi elettronici di bersagli mobili. Questo e’ il Desto (Direct electromagnetic stopper) sviluppato da Selex sistemi integrati, del gruppo Finmeccanica (EUREX: FMNG.EX – notizie) e presentato al salone dell’aerospazio di le Bourget. In particolare, agendo sulle connessioni elettriche ed elettromagnetiche dei motori di bordo, sia di automobili, sia di piccole imbarcazioni, il dispositivo e’ in grado di impedire che veicoli non autorizzati si possano avvicinare ad aree sensibili, quali infrastrutture critiche, varchi in zone militari o piattaforme petrolifere. Il sistema Desto, che ha una portata di 60 metri, potrebbe essere inoltre impiegato per bloccare gli Uav (unmanned aerial vehicles) e missili, inibire le comunicazioni e l’esplosione di Ied (improvised explosive devices), riuscendo cosi’ a garantire un elevato livello di sicurezza nelle aree immediatamente vicine ad aree sensibili.

Potremmo sapere dall’ufficio stampa del Gruppo Finmeccanica se questa nostra affermazione relativa tecnologie messe a punto proprio per la “lotta alla pirateria marittima”, è una delle tante nostre farneticazioni o viceversa se risponda al vero?

Potremmo sapere se qualcuno, dalle parti della Farnesina, conosce il CESMEO?

La Redazione