Più circolano nomi di candidati al Quirinale (vedi l’articolo del “Il fatto Quotidiano”) più, auspicando la rimozione del limite d’età, proponiamo Valentina Nappi

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Gentile signorina Nappi, abbiamo provveduto, come le sarà facile verificare, a chiarire nella rete, contestualmente scusandoci con i nostri 4 lettori, il gioco provocatorio che avevamo costruito facendo riferimento al suo nome e alla sua intellettualità. Gioco che, come lei perentoriamente ci ha richiesto, abbiamo fatto cessare immediatamente. Rimane la simpatia per lei e per la sua evidente vivacità intellettuale. A prescindere dalla permalosità che non volevamo urtare.

Buon lavoro e buon divertimento a lei che, giovane e bella, se lo può permettere.


Peschiamo ancora, come promesso, nella tesi di laurea della donna (Valentina Nappi) il cui nome, richiesto (provocatoriamente) “alla rete”, in abbinamento con il termine che va in queste ore più di moda (Quirinale) in Italia, fornisce (27/12/2014) ben 2.630.000 risultati in 0.44 secondi (che è un bel fornire!). La pagina, inoltre, miracolosamente e inaspettatamente, vede, al primo posto, il pezzo immesso nello spazio telematico, proprio da Leo Rugens (solo 6 giorni addietro) ed intitolato (sempre provocatoriamente), “La nostra candidata al Quirinale: Valentina Nappi, intelligente e navigata Q.B. per non farsi prendere per il culo dalla diplomazia internazionale”. Che, visti i risultati di 30 mesi di trattative vane con l’India per la soluzione del “Caso Marò”, è già una buona credenziale di serietà, per insediarsi al Quirinale, giurando,all’atto dell’insediamento, di non farsi prendere per il culo.

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Torniamo a parlare di cose serie!

Dunque, nella tesi di laurea della nostra intellettuale preferita, si arriva ad affermare che, secondo il politologo Samuel Huntington, non è la partecipazione bensì, addirittura, l’apatia l’ingrediente necessario della democrazia. Apatia, per non confondersi, viene dal greco e vuol dire: “mancanza di sentimento, d’attività mentale e morale”. Il cittadino apatico è perciò un indolente e un indifferente.

Audace ma non nuova la tesi della bella corvina (i capelli della signora, sotto la luce opportuna, hanno una sfumatura di colore che li assimila al nero/blu dell’ala del corvo, riflesso di “luce” o evento cromatico che dovrebbe apparire, per un istante, in superficie nel crogiolo alchemico quando si prova a …mutare il vile metallo in oro, e che dovrebbe dire di più, a chi non è profano, sulla vera natura sapienziale della bella studentessa “campana”), visto che nel 1954 il politologo W.H.Morris aveva già scritto un articolo intitolato proprio “Elogio dell’apatia”, il cui proposito era “dimostrare che molte delle idee sul dovere di voto appartengono al campo del totalitarismo e sono fuori posto nel dizionario della democrazia liberale.” Ragionamenti che sentite – velatamente – fare dal servo/politologo/opinionista di turno quando la gente disgustata non va a votare.

Cose che ogni tanto sentite dire (o non dire) quando si scopre che solo il 37% degli aventi diritto al voto vanno a votare in Emilia Romagna. Non sentite però mai dire che, se uno prende il famoso 40% dei voti espressi, in realtà, rappresenta solo il 14,8% dei cittadini. Un po’ poco per non chiamare questa “cosa”, dittatura della minoranza, furba e organizzata. Dicevamo che nei luoghi opportuni si ritiene che sia meglio se la gente si disaffeziona e non va a votare. Meno siamo, meglio è, pensano gli oligarchi. Questo (ritengo per denunciarlo) da donna di liberi pensieri e comportamenti quale è certamente, scrive bene e in modo inequivocabile, la nostra sensibile e preveggente Valentina Nappi.

La Giovanna d’Arco (forse adesso stiamo esagerando) di Scafati, nata il 6 novembre 1990, nella tesi universitaria, si sofferma, più volte, sul concetto di disimpegno evidenziando che ovviamente quello di cui si parla non è quello delle élite, che dimostrano di essere tutt’altro che apatiche e di rivolgere, viceversa, molta attenzione ai problemi generali e a fare (come dico spesso con gli amici più cari) full time il “male” mentre i promotori del “bene” possono dedicarsi, quando possono,”part time” alle attività positive e utili all’Umanità, nella sua interezza, nessuno escluso e  perché nessuno sia “lasciato indietro”.

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L’apatia che viene auspicata quindi dalle élite, è quella dei gruppi sociali marginali, ovvero (nota la corvina e lattea Valentina, sintesi simbolica lei stessa – grazie ai colori che Madre Natura le ha donato – di un alternanza di bianco e di nero!) dei settori più poveri e dei salariati in genere che, se entrassero pienamente nel sistema politico, lo sovraccaricherebbero di legittime e oneste richieste di uguaglianza, di giustizia, di libertà e, in sostanza, della insopportabile (per i neo aristocratici) “libertà”.     

Torniamo nel vivo del lavoro di ricerca della “Valentina nazionale” dove si vede che la Nappi, una volta arpionato il teorema di Huntington e con esso le posizioni di tutto quel mondo che per semplicità la laureanda chiama conservatore, neo aristocratico e certamente antidemocratico, si lascia andare (che è ciò che tutti quelli che la incontrano dal vero, si augurano faccia) nel riportare brani scelti perché chiariscano di quale “pasta” siano quegli ambienti politici e culturali oligarchici se non assolutistici/tirannici alla sua vera natura di donna libera (sia pur di non buoni costumi). Come si usava dire un tempo, la Nappi non gode “di buona reputazione” ma è “terribilmente” intelligente e “libera” nei suoi pensieri. A prescindere dai “facili costumi” (è indifendibile su questo terreno), la Nappi la vediamo straordinariamente preparata nelle scienze politiche e filosofiche tanto che se non fosse per il limite d’età, saremmo pronti a candidarla, come abbiamo scritto il 20/12/2014, al Quirinale. Ripeto, tra un Romano Prodi, un Giuliano Amato o un Vittorio Feltri e la nostra eroina, non ci sarebbe lotta, per manifesta inferiorità degli avversari, se ci trovassimo di fronte all’opportunità di una elezione diretta del Capo dello Stato. Consentiamo alla Nappi di candidarsi e poi ve lo facciamo vedere noi l’astensionismo: 98% alle urne perché il 2% risulterà non vedente o ammalato non trasportabile. Ma le regole sono regole e la Nappi è troppo giovane. Solo quello però le mancherebbe perché, viceversa, per quanto riguarda la “buona reputazione” riteniamo che non ci siano troppe differenze con i nomi che circolano e che si ritiene di poter candidare.

Per ora, non crediamo di aver commesso,”vilipendio”. Vediamo chi scelgono le Camere riunite, quale Presidente della Repubblica Italiana ci vogliono rifilare, per decidere se è ora di passare a dichiarazioni più offensive.

Oreste Grani/Leo Rugens


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