Ma esiste l’Arabia Saudita? Ma esiste una città chiamata Riyad? Ma esiste un re (morente) chiamato ABDALLAH BIN ABDELAZIZ

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10 agosto 2015.

Quando scrivevo i post che trovate ripubblicati di seguito mai potevo immaginare di fare riferimento “anche” ad una rottura di uova nel paniere (che si stava consumando in quei momenti!) per gli uomini d’affari italiani (Hacking Team ed altri) che si stavano organizzando trafficando con i riccastri sauditi al fine di mettersi “al sicuro” economicamente (34 milioni di euro era il prezzo del loro traffico di informazioni e tecnologie)  per gli anni futuri vendendo i loro (nostri) segreti a quei suini tagliagola.

Il “vecchio” saudita con cui pensavano di essere in buona per chiudere il loro mercato aveva solo 91 anni e questo si è rivelato il punto debole del piano di questi cazzoni nostrani. Gente che sapeva tutto di tutti grazie ai loro sofisticati algoritmi ma non che intorno ai 90 anni è più probabile che si tirino le cuoia che inizi una nuova giovinezza.

Adoro la Provvidenza e Il Grande Architetto per la loro capacità di scompigliare i disegnini degli scarafaggi umanoidi sempre attivi a rotolare il loro sterco affaristico.

A quel punto Il saudita muore e voi, furbacchioni spregiudicati, ve la prendete in culo!

Continuiamo a chiedere come possa essere possibile che la Regione Lombardia sia coinvolta istituzionalmente in questa vicenda e che tutti (tranne il Fatto Quotidiano) tacciano.

Oreste Grani/Leo Rugens che  è sicuro che a settembre/ottobre questa storia travolgerà chi di dovere.

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Scrivo, come solo consente di fare il web, cioè, non a loro, ma postando i miei pensieri indirizzandoli, solo pro forma, ai vari Enrico Mentana, Monica Maggioni, Bianca Berlinguer, Toni Capuozzo a proposito dell’ennesima occasione mancata che chiamerò: chi di voi sa dove si trova Riyad? Chi di voi sa se ancora esiste uno stato chiamato “Arabia Saudita”? Chi di voi vuole ricordare se quello stato è una repubblica o un regno?

Mi chiedo semplicemente: veramente non sapete quanto da giorni, prima per suggerimento intelligente dell’analista di cose complesse, Antonio de Martini (www.corrieredellacollera.com) e poi in modo banale, ripetuto e amplificato da noi, è scritto in rete sull’imminente morte del re dell’Arabia Saudita ABDALLAH BIN ABDELAZIZ? (Non tutte le morti pesano uguali e in particolare quella di ABDALLAH BIN ABDELAZIZ, re dell’Arabia Saudita potrebbe dimostrarsi un vero macigno).

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Perché in queste ore state perdendo l’ennesimo treno non ragionando, con più forza, incisività e trasparenza, sul ruolo del regno saudita e delle sue relazioni oscene con i nostri nemici e con massacratori delle persone a noi care che si chiamassero Wolinski  (di origini polacche/ebraiche) o frequentatori di venerdì di un negozio casher in un quartiere ebraico di Parigi? Il re dell’Arabia Saudita ABDALLAH BIN ABDELAZIZ sta per tirare le cuoia e questo avvenimento se ne porterà dietro ben altri. I Sauditi, da trent’anni, finanziano tutto quello che avviene intorno a quel fenomeno denominato “terrorismo mediorientale”. Oggi, i Sauditi ingrassano l’ISIS, come ieri ingrassavano Bin Laden. Sempre oggi (anche ieri) ingrassano un elenco sterminato di “Alberto Sordi” italianissimi che mantengono il loro stile di vita (puttane, belle case, ricchi conti in banca e cocaina) grazie alle mille attività (dalle armi, all’alluminio, passando per i marmi di Carrara) che svolgono al servizio di questi suini. I nostri connazionali trafficanti (di tutto) e i loro referenti politici dentro i palazzi della Repubblica, servono direttamente (quando gli va bene) i “suini” di cui sopra. Quando gli va male, devono trangugiare direttamente (per chiudere l’affare di turno) lo sterco del suino saudita. Ma, come si dice dalle parti dei membri della lista nera italica, pecunia non olet (il denaro non puzza) e quindi si può trangugiare lo sterco del suino saudita di turno.

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Possibile che questi taglia gole (atavica abitudine sviluppatasi tra un oasi ed un’altra) siano talmente intoccabili che si deve sentire, mille volte, da anni, annunciare la morte di Fidel Castro e mai quella del re finanziatore del califfo Abu Bakr al-Baghdadi, che altrettanto del cubano, si prepara a lasciarci? Capisco intoccabili, ma non pronunciarne i nomi quasi fossero divinità, mi sembra che stiate esagerando. Anche perché, se il capo dei suini, morisse, ora – ora, vit – vit, si aprirebbe, sentite a me, una stagione ancora più insanguinata di quella che siete già costretti a commentare.

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Io, se fossi in voi, mi documenterei in tempo sui nomi che vi stiamo suggerendo nel post che ripubblichiamo. Se così faceste potreste non apparire per la millesima volta, impreparati.

OresteGrani/Leo Rugens


NON TUTTE LE MORTI PESANO UGUALI E IN PARTICOLARE QUELLA DI ABDALLAH BIN ABDELAZIZ, RE DELL’ARABIA SAUDITA POTREBBE DIMOSTRARSI UN VERO MACIGNO

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Il 7 marzo 2013 ho immesso nella rete un ragionamento sul peso di alcune morti rispetto ad altre (“Tutti gli uomini muoiono, ma la morte di alcuni ha più peso del Monte Tai, e la morte di altri è più leggera di una piuma”). Mi volevo riferire a quanto  di bello, fraterno, equo (ovviamente a mio insindacabile giudizio) alcune persone aveva fatto rispetto ad altre, durante la loro permanenza sulla faccia della Terra. Conosco poco o nulla della vita privata di Abdallah Bin Abdelaziz, re dell’Arabia Saudita che si prepara a morire (a quanto ci informa Antonio de Martini, con ricchezza di particolari, dal post del suo blog Il corriere della Collera) per cui il peso di questa morte la devo considerare solo in rapporto alla geopolitica e agli effetti economici che, per il resto degli esseri umani potrà avere, il trapasso del vecchio monarca.

ABDALLAH BIN ABDELAZIZ

Con la solita capacità di sintesi, de Martini scrive che, da quelle parti, si preparano tempeste di sabbia, che potrebbero, per intensità, arrivare ad oscurare il sole d’Occidente.

Come al solito, alla latitudine e longitudine italiana, nessuno parla di una tale complessità imminente.

Oreste Grani/Leo Rugens


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