È ora di scoprire il coraggio. Prima che il Tempo, come sa fare, divori i suoi figli

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Il 27 settembre 2012 così postavo e per quasi tutti gli eventuali casuali lettori (anzi, senza il quasi) il testo, anche se letto (comunque lo hanno fatto in pochissimi – 80 – in Italia e nel Mondo) non poteva assumere alcun significato. Come a volte accade, parlavo e scrivevo solo per me. Oggi ribloggo quelle immagini e quelle considerazioni criptiche. Lo faccio oggi che siete formalmente molti, molti di più ma ancora, in fin dei conti, quelle parole e quelle immagini sono solo e unicamente funzione di una spinta ad agire che mi dedico e che, qualora mi mancasse, mi consegnerebbe al “Granchio d’Acciaio“.

Dopo troppi post di frizzi e lazzi, sentivo il bisogno di una assoluta catartica sincerità.

Amen.

Oreste Grani


NESSUNA PIETÀ PER GLI IMPOMATATI DI ARCORE E I LORO REGGI PALLE

Sì, uno va avanti. E il tempo pure va avanti, finché si scorge di fronte una linea d’ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù”.

Questo pensiero di Joseph Conrad (che avrà voluto dire per milioni di lettori altro) lo uso a mio comodo.

È ora di varcare la linea d’ombra.

Dall’esperienza del passato, il presente deve agire per non guastare l’azione futura.

Giovani, liberi e forti fermate i Senex politici prima che siano Decrepitus, Imbecillis, Infirms, Morens, Mortus.

All’assalto Vir, Juvenis, Adolescens in difesa dei Puer, Infans, Nascens!

Senza paura.

È ora di scoprire il coraggio. Prima che il Tempo, come sa fare, divori i suoi figli.

Miei giovani compatrioti, non date più tregua a questi cannibali della vostra speranza.

La perversione di questi mostri famelici sta per ordinare alla vecchiaia la distruzione della vostra gioventù e della vostra bellezza.

La loro dozzinale invidia, il loro non aver saputo amare la loro stessa vecchiaia, il loro non aver saputo farne buon uso, vi autorizza a rimuoverli forzatamente.

Nessuna pietà per le mummie impomatate di Arcore e i loro reggi palle.

Ma, la Gioventù e la Bellezza vinceranno il Tempo e la perversione dei Vecchi.

Qui Radio Londra: comunicato urgente per il putrescente Amalek e per i suoi complici utili idioti, trio lescano compreso.

Sembrava un’aquila ma i suoi occhi erano dolci e teneri quanto quelli dell’aquila sono fieri e minacciosi.

Il becco era rosa, il collo adunava tutti i colori dell’iride, ma più vivi e splendenti.

L’oro sfolgorava nelle penne con mille sfumature.

I suoi piedi erano un miscuglio di argento e di porpora; la coda dei begli uccelli che furono poi attaccati al carro di Giunone non aveva nulla a che fare con la sua.

La resurrezione è la cosa più semplice del mondo.

Non è affatto sorprendente nascere due volte piuttosto che una.

Tutto è resurrezione nel mondo; i bruchi resuscitano in farfalle, un nocciolo sepolto nella terra risuscita in albero; tutti gli animali sotterrati risuscitano in erbe, in piante, e nutrono altri animali divenendo presto parte della loro sostanza: tutte le particelle che compongono i corpi si tramutano in altri esseri.

È anche vero che io sono il solo a cui il potente Ormuzd ha concesso la grazia di resuscitare nella propria natura”.

Voltaire

Simbolo di immortalità, la Fenice non muore mai perché è capace di resuscitare ogni volta dalle sue stesse ceneri. “L’Uccello di fuoco”, associato al sole, può risorgere dopo tre giorni e tre notti di novilunio, in un ciclo senza fine.

Nulla la corrompe ed essa stessa non corrompe nulla.

Può posarsi su qualsiasi cosa senza infrangerla e non si nutre di nessuna sostanza vivente ma solo di rugiada.

Londra 2012, capitale della rigenerazione umana.

Oreste Grani