Il mascalzone Max “Micetti” Miletti continua imperterrito a spargere diserbanti. È ora che la signora Brambilla (SISDE? SISMI? o niente!) mi racconti come andò quella storia

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Il 4 febbraio 2015, il post dedicato il 29 agosto 2014 a Max Miletti e alle sue marachelle, ha avuto una prima impennata del 147% in più rispetto alla media (fino a quel momento poche decine di visitatori al giorno, nel vasto oceano del web, attratti dal nome del nostro eroe) e ieri è schizzato di un ulteriore 215% rispetto al giorno prima. Evidentemente, l’interesse per il giocatore di pallone, dal buon cuore o dal cuore buono che dir si voglia, Massimiliano Miletti, cresce,  per motivi apparentemente incomprensibili, di giorno in giorno. Deve essere la cattiva stampa (il Resto  del Carlino?) che lo rende così famoso. Stimolato da tanta frizzante attività dei media il sottoscritto, soggetto di razza sannita vindice, vi confermo, cari “quattro gatti non solo capaci di leggere ma anche dotati di parola”, che non ho assolutamente finito di dire la mia sul ragazzotto di Rimini, doppiogiochista e traditore dei benefattori. Anzi. Andiamo lenti, infatti, solo perché preferiamo goderci il “carciofo” con tecnica di “manducatione”, foglia a foglia. Carciofo alla “giudia” o “alla romana” che dir si voglia. O foglia? Comunque, voglia o foglia, per me pari sono e, ormai , il Miletti sempre un carciofo è.

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Mentre ci dedichiamo a questi pensieri culinari o a dubbi semantici, continuando ad elogiare la lentezza e i cerchi concentrici, ci chiediamo (quando abbiamo tempo e modo di pensarci), come sia stato possibile che una donna “in gamba”, “d’ambiente” (si direbbe), stimata da quel gran criminale di Giulio Andreotti, come ci risulta essere stata la signora Brambilla (lettori sappiate che non è uno pseudonimo ne un cognome di copertura), possa aver affidato delle “informazioni riservate” e, in quanto non vere,  anche calunniose, a danno del  sottoscritto, ad un soggetto quale il Miletti Massimiliano che, al massimo, da “persone avvedute e prudenti” poteva essere usato per dei lavori che, di routine, vengono definiti “sporchi”. Non “bagnati”, perché, quel pusillanime di Miletti, solo a vederlo il sangue, sarebbe potuto svenire; semplicemente, lavori “sporchi”, in quanto “infimi”. Io, ad esempio, lo feci ingaggiare per mandarlo dietro ad una “chimera” (ipotesi investigativa che veniva però segnalata – in modo trasversale – dai nostri “ambienti istituzionali”, mediante una persona che per estrazione, frequentazioni ed esperienze pregresse, mi risultava assolutamente affidabile) in Togo e in Ghana.

TogoClassicoFondente

Così come lo utilizzai per verificare l’ opportunità, a Praga, di avere accesso a degli archivi che a mio giudizio (e non solo mio) ci avrebbero consentito di “capire meglio” non pochi dei nostri guai con il mondo del terrorismo brigatista. Ho usato l’espressione “traditore dei benefattori” perché – ovviamente – facevo in modo di farlo retribuire in modo congruo per queste missioni. La natura doppiogiochista del nostro lo ha spinto – ogni volta – a fare la “cosa” per cui veniva incaricato e pagato, con l’animo del traditore, cercando sempre di essere lui – italianamente e provincialmente – il “furbo” della situazione, tradendo sempre tutti e, per primo, se stesso. uscendo sempre dalle “spedizioni” con un pugno di mosche e nuovi ex amici incazzati con lui.

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Torniamo alle erezioni dei grafici. Un lettore mi segnala che anche questa volta “mancano soldi” da dove è passato il nostro pseudo massone filantropo malatestiano. Cercatori di notizie sul suddetto Miletti sappiate che Max ha/é “Mala-testa” solo come uno che avendo preso “un po’ di randellate in testa” dalla moglie “Pedrita” (era la dolce sposa di un personaggio dei fumetti dei miei tempi, “Pedrito el Drito“) se la sente dolere. Niente a che vedere con le complessità e i valori architettonici latomistici con cui Miletti, neanche se si reincarnasse altre 12 volte, potrebbe avere a che fare. Oltre a tutto, mascalzone ingrato, è bene che capisca, pur avendomi procurato con l’ultimo dei suoi tradimenti (il “caso” M.Rossi e la società di contabilità amministrativa domiciliata nella Repubblica di S.Marino successivamente liquefattasi) un mare di guai (devastanti e ad effetto domino ancora in corso), l’Araba Fenice ha ri-trovato la strada per, coerentemente con la sua natura, non finire “definitivamente” combusta. Mi sono salvato solo grazie ad energie superiori che evidentemente, sia pure in modo residuale, possedevo.  Sono salvo, con le persone a me care, solo per un “miracolo” a cui ancora io stesso non credo. Comunque, per tornare al giocatore di calcio filantropo, evidentemente, è “difficile essere nemici di Ipazia alessandrina” e , la resa dei conti, per il Miletti che ha ritenuto di poterla violare impunemente, è arrivata. Game Over: la partita è finita e ora,  per le complessità che dovrai affrontare,  ti si potrebbe anche fermare il cuore. Comunque, questo anche se non è elegante, è quanto ti auguro.

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Passiamo alla signora Brambilla.

Gentile signora, per cercare di attribuirmi comportamenti legati ad un mio presunto “tradimento della Patria” (informazione datale – a detta del suddetto Max “Micetti” – dal criminale, colluso con la mafia, Andreotti Giulio) non poteva scegliere una testa di cazzo un po’ meno pasticciona e truffaldina?

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Come vede e come sa, dopo anni di ricerche, l’ho trovata. Non è stato facile, portando lei un cognome molto diffuso, soprattutto in Lombardia (dove lei mi risulta risiedere) e senza essere in possesso di un “nome proprio” da abbinare a “Brambilla”: è stato il vero ago nel pagliaio. Avendola trovata però, mi sembra doveroso dirle che, fattomi vecchio, non ho nessuna intenzione di non provare a ricostruire quella oscura vicenda (e, implicitamente, il ruolo da lei avuto, qualora ne abbia avuto uno) che tanto danno mi procurò, colpendo me e una decina di stretti collaboratori nel pieno di una attività (quella nostra sì ad alto tasso di rischio e non le millanterie del Miletti) che in quegli anni erano il “nostro pane quotidiano”. La squadra si interessava, ad esempio, di complessità quali la vicenda del braccialetto elettronico per i detenuti e delle commesse legate alle prestazioni obbligatorie per le intercettazioni telefoniche e ambientali. Quello che chiamo “oscuro episodio” e che Miletti le attribuì, ci colpì (guarda caso una prima volta) dopo poco essere riusciti, “come squadra intelligente e coraggiosa”, a mettere in fuga Alberto e Marcello Dell’Utri, Carmelo Sparacino detto Manuel, Antonelli Caruti Marcello ed altri di cui, in questo blog ( più volte e in modo incontrovertibile), ho argomentato, quali Traverso Mario, Edmondo Monda, Giovanni e Francesco Pirinoli, tutte parsone che volevano, paradossalmente, essendo alcuni di loro pregiudicati (i fratelli Dell’Utri, Carmelo Manuel Sparacino, Giovanni Pirinoli, sicuramente gli altri a quella data ritengo di no) “impadronirsi del mercato” delicatissimo delle tecnologie dedicate alla vigilanza elettronica dei detenuti e al “noleggio degli impianti” – presso le Procure della Repubblica – per le intercettazioni telefoniche. Questo avendo, l’associazione di galantuomini, scelto, come interlocutori in Marconi/Finmeccanica/Seicos,  personaggi quali i fratellini Stornelli o l’elicotterista Carlo Gualdaroni. Ovviamente all’epoca supervisionati da Guarguaglini e signora Grassi.  Questa era la mia attività di contrasto (documentabile e riscontrabile) al disegno criminale che non doveva, a mio insindacabile giudizio, perfezionarsi e che, me lo faccia dire con orgoglio, non si perfezionò, quando, a detta del Miletti, lei, gentile signora Brambilla, provò a discreditarmi presso gli imprenditori che utilizzavo, come copertura, di quanto era mio dovere fare e che, a costo di grandi rischi, stavo facendo. Certamente, più ci penso più ritengo che la mia attività poteva non essere gradita a chi era stato colluso con la Mafia ( come il “suo” referente romano Andreotti Giulio) come nel suo caso, o a chi ritenesse, il sodomizzatore di Arcore, persona a cui fare riferimento per la salute della Repubblica, (come nel caso del forza italiota, Traverso Mario). Che fine abbiano fatto i Dell’Utri, gli Stornelli, i Gualdaroni, i Guarguaglini, le Grasso e compagnia cantando, penso non debba dirlo io a lei che – sicuramente – si tiene informata, grazie alle fonti aperte. Il movente del suo agire, qualora lo avesse – a suo tempo – fatto di farmi calunniare, quindi, io lo avrei trovato, pur a caso ormai freddo. Freddo per altri ma non per me che, all’epoca, mi ci sono ustionato e che, anzi, da quel momento, per alcuni anni, sono stato travolto formalmente, con le persone a me care, sul piano economico e professionale.

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Come vede, signora Brambilla, (in altro post implicitamente da tempo e, da questo momento in poi, esplicitamente), non temendo la Verità di cui sono orgogliosamente servo, parimenti alla sorte del mio amato e sempre servito Paese, le chiedo, via telematica, (avendole fatto pervenire, da alcuni mesi, come lei certamente avrà notato, ogni post pubblicato – nel rispetto delle leggi vigenti – da questo blog) di chiarire l’oscuro episodio che il sottoscritto attribuisce al Miletti  ma che il Miletti, viceversa, in presenza di testimoni, attribuì a lei. Le chiedo cortesemente, proponendo di  utilizzare questa sede “sicura” e letta solo da quattro onesti cittadini  (a volte anche e-lettori!)  di riferirmi cosa le disse di me “il suo referente romano, Giulio Andreotti,”a quella data ancora mio cortese vicino d’ufficio, a piazza S.Lorenzo in Lucina 26. Per oltre 10 anni ho avuto modo di incrociare il mattutino Presidente. Qualora, il divino Giulio le avesse realmente parlato di me e non viceversa ci trovassimo di fronte ai danni di un “marchingegno”  inventato dal “furbo” Massimiliano Miletti è necessario e doveroso che lei me lo dica. Gentile signora Brambilla, lei c’è o ci fa? E questo è “il dilemma delle 100 pistole“, direbbe (come era solito fare quando provava ad assumere un atteggiamento pensante), quell’uomo da niente di Max Miletti.

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C’è un tempo per ogni cosa ed ora è tempo che lei, cortesemente, mi dica che non ha mai sentito neanche nominare questo Massimiliano Miletti (qualora così fosse mi scuso in anticipo e mi impegno a rimuovere ogni traccia elettronica che possa recarle danno) o che viceversa lei è pronta a raccontarmi (senza nessuna conseguenza per nessuno se non il mio piacere di sapere come andò) la ratio di quella “misura attiva” che lei, o Andreotti Giulio (scrivo il cognome prima del nome come si fa con i criminali) avete fabbricato a mio danno. Ripeto, sul mio onore, che le chiedo questo pubblicamente solo per amore di Verità e perché non voglio portarmi nella tomba questa vicenda (che tanto mi ha danneggiato e amareggiato) senza chiarirla nelle sue dinamiche recondite.

Se non lo avesse mai saputo o se non lo ricordasse, “la misura attiva” (è un informazione, lo dico per i miei quattro gatti di lettori, che si “costruisce ad arte” per fare contrasto agli intendimenti di qualcuno che si ritieni pericoloso per le proprie azioni, spesso illecite)  di cui parlo, riguardava una mia presunta attività di trasferimento di tecnologie informatiche a vantaggio di stati canaglia (terroristi) “medio orientali”. Uno scherzo di gravità assoluta sempre ma, in quel momento geopolitico particolare, tale per cui, qualcuno, sentendosi tradito, mi avrebbe potuto, usando un eufemismo, “far passare un brutto quarto d’ora”. Forse ho diritto – ancora dopo tanti anni – ad essere incazzato e lei, viceversa, qualora sapesse la verità, ha il dovere di raccontarmela.

Cara Brambilla, se lei è la donna che dicono che sia e che io penso alla fine di aver trovato, dovrebbe sapere che la vita è più complessa di come appare, soprattutto se una/o incappa in un signore grigio e fragile (quale certamente ormai sono) ma che è avvezzo, da sempre, ad estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede. Soprattutto se la ricerca della verità questo signore, stanco e vecchio, la fa per dovere ma anche per il suo piacere.

Rimango in fiduciosa attesa.

Oreste Grani/Leo Rugens

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PS: Max Miletti poteva diventare un Max Fridman perché ne aveva le potenzialità e per questo avevo provato ad instradarlo su percorsi seri. Ha scelto, viceversa, la carriera del galletto (in particolare con le donne), ormai spennato e, in ultimo, ladro di galline.

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