Beppe Grillo quella sera ritenne opportuno non arrivare a Roma: questo è il mantra di Leo Rugens

grillo a Roma

Ieri, il M5S, ha perso un altro mezzo punto in percentuale nei sondaggi dedicati alle intenzioni di voto. Continuo a ritenere che non arrivando quella sera a Roma, Grillo ha buttato alle ortiche l’attimo e la funzione. Oggi si ritrova, stanco e senza più emozioni, incapace di incidere su quel 40% che ancora non vuole andare a votare. Quella massa di milioni di cittadini potenziali elettori che ancora avrebbero diritto a scegliere, dopo quell’atto di “viltà politica“, potrebbero non votare mai più il M5S. Il quale, schiacciato tra complessità internazionali (su cui dopo l’ottimo esordio nel “Caso Shalabayeva” non ha più preso palla) e  Matteo Salvini, gonfio di soldi ottenuti tramite ambientacci suggeriti dalla Russia putiniana, scenderà lentamente ma scenderà inesorabilmente non solo nei sondaggi ma nel segreto dell’urna. Il tutto sta succedendo perché sembrò, a Casaleggio e Grillo, quella sera, inopportuno fare “un po’ di casino”.

IN TUTTE LE PIAZZE DEL MONDO, IN QUELLO STESSO PERIODO, I POPOLI SI SONO FATTI SENTIRE TRANNE CHE IN QUELLE ITALIANE.

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Sta per uscire di scena, per il nostro Paese, l’ipotesi (quella sera, viceversa, era a portata di mano dal momento che sarebbe bastato qualche sano e non violento “calcio in culo”) di una democrazia matura e partecipata. Matura e partecipata, anche grazie alla rete che tanto era stata amica del M5S e della convocazione dei cittadini in piazza in quella occasione. A questo punto della drammatica vicenda in corso (o non è più drammatica?), Beppe Grillo potrebbe cortesemente raccontare – dettagliatamente – quelle ore passate dentro al camper mentre un mare di italiani, onestamente incazzati, lo aspettavano a Roma per l’auspicabile, necessaria  e salutare “spallata” al regime partitocratico?

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Secondo voi, se questo marginale e ininfluente blog, continua a chiedere cosa sia successo nelle ore che andarono da quando i cittadini incazzati erano scesi in piazza fino al “non” arrivo di Beppe Grillo, ci sarà o no un motivo? Facciamo ad esempio il caso che, come è legittimo fare – con le autorizzazione dei titolari – si esaminino i tabulati (le prestazioni obbligatorie di cui spesso vi abbiamo parlato) relativi alle utenze telefoniche, che “gipiessate”, viaggiavano a bordo di quel camper e, per conoscere la verità di quegli avvenimenti convulsi, si rendesse noto con chi parlò (non cosa si dissero che sarebbe una gravissima violazione di legge) Beppe Grillo durante il percorso. Sarebbe interessante o no? Come insegna il maestro di questa materia, Gioacchino Genchi, i tabulati intelligenti parlerebbero da soli. Non solo conosceremmo la velocità, le soste, le deviazioni di percorso ma alla fine, capiremmo dopo quale telefonata la vettura ha cambiato strada e con essa la storia di questo troppo e da troppo tempo preso per il culo Paese. Intanto, cortesemente e semplicemente, appuriamo subito “chi telefonò e a chi”. Poi, sarà compito della rete e dei cittadini organizzati nel M5S di chiedere, legittimamente ma con fermezza, a Grillo di dire cosa si sia detto in quelle telefonate. Con chi, a quel punto, lo sapremo già, grazie alle oneste ed autoapprendenti macchine elettroniche. A questo, tra l’altro serve l’elettronica. Tutto quanto non è morbosa curiosità o volontà di mettere in difficoltà qualcuno ma ci sono mille modi per deviare il corso degli avvenimenti e, un genovese quale è Giuseppe Grillo dovrebbe – ad esempio – sapere che se le imbarcazioni su cui viaggiavano i Mille garibaldini, partiti da Quarto, non si fossero fermati a Talamone, lo sbarco in Sicilia non ci sarebbe mai stato. E questo – ancora affettuosamente – lo diciamo all’uomo che seppe coraggiosamente sbarcare in Sicilia… a nuoto. Le correnti dello Stretto dovevano essere ben più “spaventose” di una telefonata a bordo di un camper e, invece…evidentemente, non è stato così.

GrilloFool

Oreste Grani/Leo Rugens sempre più determinato a sapere come andò quella sera.