C’è “gaglioffo” e “gaglioffo” ovvero come il termine sia passato dall’essere usato da Scipione (per Nevio) a Leo Rugens (per Briatore)

Scipione-Africano-busto

Dalle “Notti attiche” di Aulo Gellio, a modo mio (ma nulla falsando), racconto di quando, per la prima volta nella Storia e nella letteratura (così a mio insindacabile giudizio sostengo) sia stato usato l’epiteto “gaglioffo” che tanto mi piace e che spesso uso in questo blog.

Aulo Gellio racconta i moralismi isterici di un tale tribuno Nevio, che nel 185 a.C. accusò Scipione l’Africano d’essersi fatto corrompere dall’oro di Antioco, re di Siria. Proprio quella Siria ancora sulla scena e strattonata da tutte le parti. Scipione, dinanzi a quella gracchiante e vanitosa nullità, non accennò neppure a difendersi, limitandosi a marchiare – in eterno – il livido Nevio con l’epiteto, appunto, di “gaglioffo”. Dopo ventidue secoli, Scipione vive finanche nell’inno nazionale (Fratelli d’Italia), mentre del tribuno Nevio non si rammenta neppure la sua qualità di gaglioffo.

In molti vorrebbero, quando vengono accusati di aver preso oro, o di aver sodomizzato minorenni, o di aver pagato testimoni perché tacessero, o per aver brigato perché senatori e deputati non facessero onestamente la loro parte nella difesa della collettività, o di tenere nascosti immensi capitali in Svizzera, o di aver accumulare ricchezze con la prostituzione e lo spaccio della droga o facendosi pagare, estero su estero, le tangenti per l’acquisto/vendita di armi o di petrolio, riuscire a comportarsi come Scipione l’Africano. Il problema è che, per potersi comportare come l’Africano, non è sufficiente abbronzarsi al sole di Sardegna o tingersi la faccia con il lucido da scarpe o portare le scarpe con i tacchi.

oro

Oggi, a distanza di tanti anni, cambiato il significato per cui era stato coniato, il termine si adatta perfettamente a Fabio Briatore, il recidivo mestatore, beccato, ancora una volta, con le mani nel sacco. Gaglioffo quindi lui ed altri 7.499 italiani, moltissimissimo “gaglioffi”. Quella lista, nota da anni, è un vero groviglio putrescente di gaglioffi e puttane di ogni tipo. Tutti insieme appassionatamente uniti esclusivamente dal dio denaro. Materia per Papa Francesco per i prossimi mille anni. Comunque, non vi illudete: non succederà nulla di eclatante. Tra condoni e accordi già conclusi, ormai, rimane solo Crozza per fare giustizia di tanta protervia e accumulo ingiusto.

La lista e la sua divulgazione alla fine servirà solo a far capire a quanti più cittadini possibile che c’è gente che ha decine/centinaia di milioni giacenti nei forzieri telematici svizzeri, mentre altri sono senza casa e deve elemosinare un piatto caldo. Junker l’alcolista e servo dei banchieri è lì perché nulla cambi nel campo del “giusto e del non giusto”. Mario Draghi è lì perché nulla sia tolto ai ricchissimi come lui e i suoi sodali nelle Ur-Lodges che lo/li sostengono.

Scrigno pieno d'oro

Renzi è lì perché non succeda nulla di diverso da quello che è sempre successo e, per fare in modo che, alleatosi di fatto con i tanti “Junker”, questa sperequazione perduri. A lui il compito che l’Ingiustizia sia sovrana in Italia. Ingiustizia e sperequazione che sono alla base di tutto quello che di orribile continua a succedere sulla faccia della Terra. Il resto sono chiacchiere e disinformazioni che vengono banalmente costruite e messe in giro da quelli, che straricchi, non hanno nessuna intenzione di cambiare il loro stile di vita e di cedere il loro potere assolutistico.

Oreste Grani/Leo Rugens – stanco di sentire dire cheavere miliardi di dollari nascosti in Svizzera è frutto di attività perfettamente legali“. Anche Maria Antonietta e Luigi XVI ritenevano di agire secondo la legge. Rimuovevano il particolare che la legge a cui facevano riferimento era la loro assolutistica volontà e basta. E “basta” è ora di dirlo con la stessa determinazione opportunamente usata, il 14 luglio del 1789. Senza dimenticare, a nostra consolazione e speranza, che il re Luigi XVI, sul suo diario, tornando da una caccia scrisse: “14 luglio: nulla“.

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