Lettera audace al Ministro della Difesa Pinotti che, in queste circostanze, auspichiamo ricordi il nome di Ipazia e il suo valore simbolico

Festival eccellenza al femminile

Ognuno ha le preoccupazioni che si merita. L’Italia, mentre i suoi ministri “sbandano” (è umano che avvenga!) sotto i colpi della “complessità mediterranea”, è intrattenuta/fuorviata dal Ruby Ter (chi aveva relazioni con Berlusconi? per quanti soldi? dove? per quanto tempo?), dalle intercettazioni che rivelano che Claudio Lotito è un prepotente (sai la novità!) e che Enrico Sacchi dice delle cose, sul calcio, da Bar dello Sport.

Capperi!!!

Nel frattempo, in tre balzi, qualcuno è arrivato in Tunisia (da sud, Boko Haram? da est, altri aggressori provenienti dalla Libia?) è ha già ucciso quattro guardie di frontiera. Dall’Egitto, dopo gli attacchi aerei su Tobruk, truppe speciali del super democratico generale Abd al-Fattah al-Sisi, entrano nell’ex Libia e catturano 55 affiliati all’ISIS.

In una situazione internazionale segnata da un continuo aggravamento, ci rivolgiamo a Lei, gentile ministra Pinotti, sperando che tra le mille cose che ha dovuto/voluto/saputo fare negli ultimi anni, possa ricordare che qualcuno (in questo caso si trattava della giornalista E. Bambara altre volte citata in questo blog), a Genova, nell’ambito di una manifestazione denominata “Festival dell’Eccellenza al Femminile. Ipazia Il Mediterraneo delle Donne”, tenutasi dal 9 al 17 novembre 2010, La coinvolse facendole rilasciare una lunga intervista (oggi nella mia disponibilità ), in un ragionamento sulla figura emblematica di Ipazia (la scienziata filosofa scarnificata viva, nel 415 d.C. proprio ad Alessandria d’Egitto) e di come l’indifferenza verso il mondo della donna in generale e verso il fattori di crisi che si delineavano nel Mediterraneo, avrebbe potuto determinare una vera tragedia. Capisco che Lei, in queste ore drammatiche, ha ben altre preoccupazioni che Le affollano la testa ma sarebbe importante, anche per un solo momento, che riuscisse a riportare alla mente quanto, in quella occasione, apprese della figura della filosofa/scienziata a cui i monaci feroci (tipacci violenti almeno come gli attuali tagliatori di teste dell’ISIS), seguaci del vescovo cristiano Cirillo, strapparono gli occhi da viva solo perché, la Custode della Biblioteca, voleva dialogo e pace tra gli ebrei, i pagani, i cristiani stessi. Questo avveniva duecento anni prima della nascita di Maometto.

Gentile Pinotti, Le scrivo augurandomi che di tale figura, amata da molte scienziate e donne di cultura (prime fra tutte Rita Levi Montalcini e Margherita Hack), Lei ricordi le riflessioni fatte, da tante donne, in quelle ore a Genova. Se così fosse, ne vedrebbe subito il valore simbolico e, mi passi il termine, taumaturgico, in una situazione tanto grave come è quella odierna. Da questo stesso blog, con una presunzione senza limiti (quasi farneticando) mi sono permesso di suggerire a Papa Francesco di indirizzare la mente, anche per un solo momento, a quanto avvenne ad Alessandria in quel drammatico marzo del 415. Marzo è alle porte e non vorrei che questo del 2015, fosse ricordato solo come il mese della fine della “prigionia” del martire Silvio Berlusconi o dell’aggravamento tragico della convivenza tra i popoli rivieraschi del Grande Lago mediterraneo. Non pensi che quello che mi sto permettendo di suggerirLe (indire immediatamente un forum) sia un fatto irrealizzabile (Lei potrebbe certamente farcela per l’importante ruolo che oggi ricopre). E’ vero l’opposto e, sono certo, tale  avvenimento straordinario sarebbe in grado di richiamare l’attenzione “delle altre donne che contano” nei Paesi che si affacciano sul nostro mare.

Ricordi il senso dell’incontro che ebbe con Bambara e provi a promuovere questa convocazione straordinaria (potrebbe essere ancora Genova la sede opportuna) in nome di Ipazia d’Alessandria. Tenga conto che non c’è rabbino che non sappia chi sia Ipazia. Sia certa che, parimenti, non c’è personalità della cultura islamica che non sappia come sia andata quel giorno ad Alessandria d’Egitto. Tutti i cristiani intellettualmente onesti ricordano la responsabilità di Cirillo in quella vicenda. I laici e i residuali “pagani”, considerano – addirittura – Ipazia, una loro martire. La Pace può essere cercata e trovata nel nome di quella donna straordinaria. Gentile Ministro Pinotti, grazie alla sua eventuale iniziativa (che ovviamente va sviluppata parallelamente a quanto il resto della nostra diplomazia continuerà a fare), le donne possono irrompere in questa vicenda che sembra avviarsi verso l’inevitabile e prolungato bagno di sangue e, così, “fare la differenza”.

La Pace non si costruisce solo confermando che i 90 F35 saranno comprati, a qualunque costo. Lei, mi permetto di ricordarle rispettosamente, è ministro della Difesa e non della Guerra. Provi ad andare con la mente al senso di quelle giornate di studio a Genova e, forte di quei ricordi, provi ad agire. Se lo ritiene opportuno faccia cercare Lei stessa (non le mancano i mezzi per farlo!) Bambara, che non sa di questa mia sollecitazione (ritengo che mi stia leggendo nel web come a volte mi risulta faccia) e provi a ragionare con lei di questa strada possibile (il Forum straordinario da convocare a Genova o in altra sede che si ritenesse più idonea) che, nella mia marginalità, mi sono permesso di suggerirLe. La semplice convocazione di un tale Forum, provocherebbe l’attenzione del mondo in pericolo e, comunque, la gratitudine ragionata di tutte le donne del Mediterraneo che si preparano, viceversa, a portare il lutto. Mi scusi l’intrusione telematica. Con stima e in assoluto ed esclusivo spirito di servizio.

Oreste Grani


PAPA FRANCESCO, PROVI, NEL NOME DI IPAZIA, MARTIRE ALESSANDRINA, A LANCIARE UN GIORNATA MONDIALE DI DIGIUNO PER LA PACE NEL MEDITERRANEO E IN EGITTO IN PARTICOLARE

Sono le 15:30 del 13 febbraio e arriva l’ordine dalla Farnesina: via a gambe levate dalla Libia!

Non me la sento di richiamare tutte le volte che abbiamo detto come sarebbe andata a finire.

Il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi è arrivato di già a Sirte, nel senso che i suoi fedeli hanno occupato la televisione e le radio locali e stanno trasmettendo un suo  discorso trionfalistico. Ora dovremo ascoltare quel ducetto di Renzi che  pretende di tenerrci lezioni di geopolitica.Tra il Capo dell’ISIS e il “bullo” (come lo ha chiamato oggi Renato Brunetta ) rischiamo di uscire di senno. Ma Dio, se esisti, vuoi farti avanti e  come prova della Tua esistenza  rendi muto, cieco e sordo (sia pur a tempo determinato) questo squinternato arrogante. Non si rende conto che storpia la frase fascista, “noi tireremo dritto” senza essere Benito Mussolini. E soprattutto rimuovendo  il ricordo che quelle frasi portano male e dritto sì, ma a Piazzale Loreto.

La situazione è gravissima e ci siamo arrivati con un ragazzetto filodiretto da un guerrafondaio esperto quale è Michael Ledeen.

Che Iddio (che in un frangente come questo mi auguro che esista) ci soccorra. E se non basta Lui, chiedesse aiuto alla Madonna di Loreto che è la protettrice dell’Aviazione Militare.

Oreste Grani/Leo Rugens

Papa conferma cardinale Vallini suo vicario a Roma

138 condanne a morte richieste, ieri, da un tribunale al Cairo. Nella terra di Ipazia, 1.600 anni dopo la sua scarnificazione da viva (marzo del 415 d.c.), scorre ancora sangue per motivi religiosi, etnici, culturali. Non è un caso che proprio ad Alessandria, dove alla pacifica filosofa Ipazia, per ordine del vescovo cristiano Cirillo, 1600 anni fa, furono cavati, ancora viva, gli occhi, si siano innescate, negli anni, violenze di natura tanto feroce e attuate con modalità tanto dissacranti da non consentire nessuna forma di perdono o un qualche dialogo capace di mettere pace tra le fazioni in lotta. Ipazia va ricordato fu vittima del fondamentalismo religioso che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, forse anche per la sua amicizia, con il prefetto romano Oreste che era a sua volta nemico politico di Cirillo, vescovo di Alessandria. Questioni da sempre irrisolte fra Stato e Chiesa. Malgrado si sapesse – nel mondo colto dell’epoca – che Ipazia era amica anche con Sinesio, vescovo cristiano di Tolemaide, che stimandola e rispettandola seguiva le sue lezioni, i “fondamentalisti cristiani” temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero avessero un’influenza negativa sulla comunità cristiana di Alessandria.

Modelli di potere già visti ed ancora in uso. La terra egizia, bagnata e maledetta dal sangue di Ipazia, trucidata innocente per volontà di Cirillo, da quella stagione di violenze contro i pagani e gli ebrei, non si è più ripresa.

donna uccisa al cairo

I cristiani vollero lo strazio della vergine scienziata, appellata filosofa con il significato che ai quei tempi si dava alla parola e, da quel momento in poi è stato solo un susseguirsi di sopraffazioni di uomini su uomini, aggravatesi con l’irrompere, duecento anni dopo la morte di Ipazia, della figura di Maometto e della aggressiva religione islamica. Dalla morte ottenuta con strazio delle carni della custode della Biblioteca alessandrina, quella terra non ha avuto più pace. Forse, è arrivato il tempo per la Chiesa cristiana di Roma e per Papa Francesco, a suo nome, di chiedere perdono di un tale drammatico e inutile atto.  Come da anni suggeriamo.

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Chiedere perdono per l’assassinio di quella vergine innocente di tutto, oggi non rivendicata come “santa” da nessuna chiesa, donna colpevole solo di amare e volere la Pace e la convivenza tra gli uomini, liberi e rispettati nella loro diversità, potrebbe essere un rito propiziatorio e taumaturgico per lo “scoppio” della pacificazione inutilmente per secoli invocata. A chiacchiere! Cominciamo, viceversa, da qualche parte: Santo Padre, Ipazia non è di nessuno e non è ricordata se non da alcuni (pochi milioni nel bacino mediterraneo) cultori del valore della libertà e del primato della cultura come elemento di pacificazione tra popoli da troppi anni costretti – da sfruttatori spietati – a guerre senza quartiere.

Ipazia

Ipazia è stata – oggettivamente e ingiustamente – soppressa perché non continuasse la sua opera di dialogo tra ebrei, cristiani e pagani.

Papa Francesco, parta, sorprendendo il mondo, per invocare la Pace, dal nome di Ipazia alessandrina. Lei che può farlo, lo faccia. Tenga conto che tutti i rabbini delle comunità ebraiche mediterranee sanno chi sia Ipazia. Tenga conto che non credo ci possa essere un mussulmano colto che non sappia chi sia Ipazia. Per miracolo, come ha saputo scuotere i potenti della terra, fermandoli alla vigilia dell’allargamento della guerra siriana, potremmo assistere ad una inversione di tendenza del bagno di sangue mediterraneo. Quel giorno, io laico, custode della memoria di Ipazia alessandrina, digiunai con Lei. E con noi milioni di persone. E il miracolo avvenne. Oggi stiamo tutti male ma se Lei non fermava quell’ennesima aggressione, staremmo ancora peggio. Ci provi, o sarà troppo tardi.

PAOLO CAPRIOLI TOIATI San Pietro veglia per la pace in Siria.

Lei che è così onesto intellettualmente, eventualmente le fosse sconosciuto quel lontano episodio, si informi sulla figura di Ipazia e sull’operato riprovevole di Cirillo. Poi, provi ad agire. Milioni di donne e di uomini la seguiranno, aspettando, con fiducia, il miracolo. Tentare comunque, non può essere disdicevole. Ne per lei ne per noi che ci ispiriamo, pochi e malconci, dopo 1.600 anni, all’insegnamento di Ipazia martire. Amica inerme del ragionamento e della cultura come alimento dell’anima. Anima che esiste anche per i pagani che non sono certamente materialisti o atei.

Oreste Grani, amico e custode di Ipazia alessandrina.